La storia

Vivere da quasi ciechi, oltre i limiti «Non bisogna temere il diverso»

Vivere da quasi ciechi, oltre i limiti «Non bisogna temere il diverso»
11 Gennaio 2018 ore 10:15

Trovare la forza di andare avanti e la voglia di impegnarsi ogni giorno. Questo è il grande insegnamento di Antonio Cattaneo, referente della sezione caluschese dell’Unione italiana ciechi  e Giulio Gusmeroli, consigliere dell’associazione Omero che si propone di avvicinare allo sport tutti i ragazzi non vedenti. I due, amici e collaboratori, sono ipovedenti gravi. Cattaneo lo è a causa di una malattia genetica degenerativa. Da alcuni anni la sua condizione è peggiorata ed ora ha un residuo visivo dell’1%, eppure continua la sua vita tra amici, lavoro e risate. «Da alcuni anni la mia vista si è ridotta drasticamente. Questo non mi impedisce di proseguire con la mia vita, lavoro in un supermercato e sia io che Giulio siamo sposati e continuiamo a litigare con le mogli. A volte lui litiga anche con la mia… – scherza con grande senso dell’ironia –  Quando ho notato il repentino peggioramento delle mie capacità visive ho capito che dovevo fare qualcosa. È stato questo che mi ha spinto ad iscrivermi all’Uici. Qui ho incontrato Claudio Mapelli, presidente provinciale dell’associazione, che, insieme agli altri iscritti, mi ha aiutato in tutto e per tutto anche a sbrigare le pratiche per l’invalidità».

 

 

Oggi Cattaneo e Gusmeroli sono la dimostrazione di come si possa affrontare una disabilità con grande dignità. «Se dovessi parlare ai genitori di ipovedenti e non vedenti o ai ragazzi stessi direi di non avere paura della disabilità. La famiglia è il primo sostegno in assoluto e, anche se inizialmente sarà dura, ciò che dico sempre è che questa condizione complica la vita ma non la compromette. È vero, c’è ancora chi ci vede come dei diversi. A volte ci immaginano come apatici… Ma dobbiamo essere i primi a metterci in gioco» interviene l’amico Gusmeroli.

Le attività proposte. È proprio grazie alle diverse attività proposte, come la cena al buio, che Omero e Uici si aprono alla cittadinanza. E in questo modo si sostengono economicamente. «Sono un volontario e consigliere di Omero, un’associazione che attraverso lo sport sostiene i non vedenti e non solo – sostiene Gusmeroli –  Sono nato con una cataratta congenita e sono considerato ipovedente grave. La mia disabilità mi ha comunque permesso di trascorrere una vita serena perché ho imparato a lottare e a non arrendermi. Quando ero più giovane, non che ora sia vecchio, ho partecipato a quattro paraolimpiadi in qualità di maratoneta. Lo sport mi ha aperto un mondo dandomi la possibilità di conoscere tante persone con problematiche simili o completamente diverse dalla mia».

Incontri nelle scuole. Grazie alla sua esperienza Gusmeroli e gli altri volontari organizzano anche incontri nelle scuole. «I bambini sono il nostro futuro ed è per me essenziale che imparino a non temere il diverso. Quando ero piccolo io non c’era tutta questa apprensione, avevamo meno strumenti ma eravamo liberi di fare. Giravo per le strade e vivevo la quotidianità come un qualsiasi bambino. Ora ci sono molti aiuti, biblioteche braille, attività specifiche, terapie, che sicuramente aiutano ma a volte tengono i ragazzi sotto campane di vetro. Noi nello specifico ci occupiamo di sport perché per chi non vede, la mobilità è fondamentale» continua Gusmeroli. «Un grande aiuto per gli spostamenti è dato dal bastone – gli fa eco invece Cattaneo – che  ci permette di calcolare meglio distanze e profondità».

Non è così difficile. Si fatica a credere che sia tutto così semplice. Eppure, così difficile, non lo è. Basta crederci. «Noi la facciamo facile ma abbiamo lavorato anni e anni sulla nostra capacità di riderci sopra. La nostra vita non è triste o brutta è solamente più impegnativa. Ci siamo integrati e abbiamo faticato per farci riconoscere un posto nel mondo. Se dovessi dare un consiglio a chi è nato o si ritrova in questa condizione gli direi: “Non restare fermo, tanto le cose non cambieranno se ti isolerai”. Bisogna vincere la paura ed aprirsi. In questo modo si può scoprire un mondo di persone pronte a volere bene e disposte ad aiutare come lo è stato per noi».

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