«Compito di un presidente è distribuire felicità»

20 anni fa Moratti comprava l’Inter Uomo di classe fra i fuoriclasse

20 anni fa Moratti comprava l’Inter Uomo di classe fra i fuoriclasse
26 Febbraio 2015 ore 13:15

Vent’anni anni fa un imprenditore 50enne realizzava il suo sogno e – 27 anni dopo la fine del mandato del padre Angelo – poteva fregiarsi di essere riuscito a riconquistare il gioiello di famiglia: l’Internazionale F.C. Una vita in nerazzurro quella di Massimo Moratti, fatta di gioie, dolori, sacrifici e parecchi soldi spesi, investiti in qualcosa che si concretizzò una sera a Madrid il 22 maggio 2010. Troppo innamorato della “sua” creatura, al punto da definire il suo legame con il club di Milano un’esperienza fantastica, un vero «viaggio d’avventura». «Legarsi all’Inter vuol dire essere pronti a vivere una vita emozionante, costantemente emozionante. È come uno che fa un viaggio d’avventura, non è un viaggio comodo, è un viaggio che può essere scomodo ma che ti dà tante di quelle emozioni che ti rimane in mente. Questa è l’Inter. Il viaggio con l’Inter è di questo tipo».

 

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Le partite e gli uomini. La storia del binomio Inter-Moratti è fatta di imprese, sconfitte, citazioni e volti. Il 1998 è l’anno di maggiori gioie e polemiche. Se da una parte la vittoria della Coppa UEFA, ottenuta nella finale parigina con un secco 3-0 sulla Lazio di Eriksson, regala il primo trofeo a Massimo, in campionato l’Inter, trascinata da un Ronaldo stellare e guidata in panchina da Gigi Simoni, si vede soffiare lo scudetto dalla Juventus, a causa di un rigore netto non dato dall’arbitro Ceccarini nel decisivo big match dello Stadio Delle Alpi.

Juve che purtroppo è destinata a tornare negli incubi di Moratti quando nel maggio 2002 a Roma sottrae il primo scudetto ai nerazzurri, che nell’ultimo match con la Lazio perdono 4-2 e sono beffati dagli uomini di Lippi. Vieri e compagni sono impotenti in campo, mentre Ronaldo in panchina affoga il suo dolore in un pianto infinito («Non c’è niente da fare. La bellezza di questa squadra è quella di avere sempre avuto nella sua storia un senso artistico da abbinare a una forza da esprimere in campo»).

Ed è proprio Ronaldo il primo vero grande giocatore “di Moratti” per l’Inter, acquistato nell’estate del 1997 dagli spagnoli del Barcellona per 48 miliardi di vecchie lire. Lampi di classe pura per una stagione intera, la prima, nella quale realizzò 34 reti, prima che i guai muscolari lo stoppassero definitivamente. Poco campo, pochi sorrisi e tanti letti di ospedale per “Il Fenomeno” che fu sempre accudito e coccolato dal suo primo tifoso, che sperava nella guarigione di quel ragazzo perché in primis voleva bene a lui oltre che all’Inter (stessa cosa che accade con il problema al cuore di Kanu nel 1997-98).

Eppure la classe di Moratti si vide quando Ronaldo, una volta tornato a giocare con continuità, chiese di essere ceduto al Real Madrid (dopo aver vinto il Mondiale del 2002), ed il presidente, seppur con grande rammarico, accettò perché: «Non esistono tradimenti in questo ambiente: nel calcio i giocatori hanno occasioni per andare avanti nella loro carriera». Poi però scoppia Calciopoli e la storia dell’Inter e di Moratti cambia completamente («La responsabilità di vincere ce la siamo sempre sentita, ma stavolta siamo in una situazione difficilissima»).

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Moratti riesce a Siena il 22 aprile 2007 a conquistare il suo primo trofeo sul campo (saranno 16 in 18 anni alla fine), e può sfogare tutta la sua gioia per le ingiustizie e le fatiche degli anni passati: «È una gioia indescrivibile. Questo scudetto è arrivato al culmine di una grande cavalcata. È il secondo scudetto senza rubare e spero che le nostre vittorie non finiscano qui». Scudetto impreziosito la giornata successiva dalla festa con cui San Siro accoglie i suoi campioni, e tra questi uno su tutti ci tiene a nobilitare la vittoria con un gol direttamente da calcio d’angolo: è Alvaro Recoba, uruguayano. Il giocatore più amato da Moratti, che in un Inter-Shakhtar Donetsk giocata a porte chiuse al Meazza si presentò con la maglia del “Chino”, di cui adorava la tecnica e l’imprevedibilità: «Recoba poteva essere un fenomeno, il più forte del mondo. Era pigro, ma per me era più forte di Ronaldo».

La notte del Bernabeu. La gestione morattiana dell’Inter è culminata nella notte del Bernabeu quando, a 45 anni di distanza dal padre Angelo, i nerazzurri di Josè Mourinho conquistano la Champions League contro il Bayern Monaco, portando a compimento il Triplete (con l’aggiunta di Campionato e Coppa Italia). Più che il passaggio di consegne al magnate indonesiano Thohir («Ci sono tutti i sentimenti che ci sono in momenti del genere. Ma c’è soprattutto attenzione per il bene della società, cioè che tutto venga fatto in termini tali che la società ne tragga benefici»), e più che il suo affetto grande per campioni mai maturati come Adriano e Balotelli («Lo riprenderei domani mattina. È tra i giocatori bravissimi, perché dire no? Ho sempre molta stima per lui»), il modo migliore per ricordare il binomio Moratti-Inter è tornare con la memoria a quella notte di fine maggio nella capitale spagnola, perché come disse ricordando il padre: «Il compito di un presidente di una squadra di calcio è distribuire la felicità fra la gente. Con una vittoria, con un grande acquisto, con le emozioni».

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