Tra freddo e bufere di neve

Il Gigante Oliviero, un uomo che vince… senza dormire!

Il Gigante Oliviero, un uomo che vince… senza dormire!
24 Settembre 2019 ore 04:00

Un bis da leggenda, un trionfo incredibile. Quella di mercoledì 11 settembre 2019 è una data destinata a restare nella storia dello sport, non solo bergamasco: Oliviero Bosatelli, cinquantenne vigile del fuoco di Gandino, ha vinto per la seconda volta il massacrante Tor des Geants, l’ultra trail «più duro al mondo» secondo una definizione ampiamente condivisa dai runners di ogni parte del globo. Un’impresa incredibile, che va senza dubbio al di là dell’immaginario che noi comuni “tapascioni” possiamo pur minimamente ipotizzare. Bosatelli ha sbaragliato il campo e gli avversari con la regolarità di un treno. E i treni non dormono. Eh sì, perché per completare il Tor in poco più di settantadue ore (un tempo pazzesco) il vigile del fuoco dalla resistenza infinita non ha fatto pause prolungate, limitandosi a massaggi e ricariche di cibo nelle basi vita (un nome, un programma) predisposte dall’organizzazione. Per Bosatelli il Tor des Geants (“Giro dei Giganti” in lingua valdostana) è un poco il primo amore, la competizione che l’ha portato sulla ribalta internazionale nel 2016, quando vinse da esordiente assoluto. Fu quello un vero e proprio anno di grazia per Oliviero: nel 2016 infatti aveva vinto anche l’Orobie Ultra Trail e il Tor des Chateaux, ancora in Val d’Aosta, mentre nel 2017 erano arrivate le vittorie nella Grande Corsa Bianca attorno all’Adamello e nella Brunello Crossing a Montalcino. Sempre nel 2017 un’altra prova maiuscola al Tor, con un secondo posto in 69h16’19” alle spalle dello spagnolo Javier Dominguenz, primo a tempo di record in 67h52’15”. Quest’anno Oliviero ha chiuso in 72h37’13”: la sfida al record sarà forse il traguardo per l’anno prossimo. Lo abbiamo incontrato a Gandino, domenica 15 settembre, al rientro da Courmayeur dove si sono svolte le premiazioni dopo l’arrivo dell’ultimo concorrente (565esimo), il francese Pierre Hugues Faivres, che ci ha impiegato più del doppio di Bosatelli (presente al traguardo per salutarlo), chiudendo in 6 giorni, 6h,13’ e 56’’.

 

 

A Courmayeur, ma anche a Gandino, Bosatelli è stato salutato da tantissimi fans, che a migliaia ne seguono le imprese grazie al tracking in tempo reale predisposto dall’organizzazione, e moltiplicato dai social. Per Oliviero in questo senso c’è anche il prezioso aiuto di Pamela Carrara, che lo segue passo passo su e giù per le vallate, con trasferimenti da una base all’altra che fanno percorrere in auto a lei e alla moglie di Bosatelli, Nadia, centinaia di chilometri. «Non mi aspettavo – spiega Oliviero – questa seconda vittoria al Tor. Ero consapevole di poter lottare per i primi cinque posti, ma è stata dura, una bella battaglia. Fin dalle prime ore di gara ci sono state temperature gelide e bufere di neve. È diventata da subito una gara ad eliminazione e credo di poter dire che ho avuto anche un pizzico di fortuna».

Percorrere più di 300 chilometri su e giù per le montagne e parlare di fortuna, non è un po’ azzardato?

«Sicuramente nulla si può improvvisare. L’ultra trial propone anche gare da 180 chilometri (è il caso delle Orobie), ma in questi casi si tratta di prove brevi, da completare in 24-28 ore. Quando invece si affronta un Tor lo scenario è diverso. Si cammina per tre giorni e, soprattutto, tre notti. Cambiano totalmente approccio e tipologia di resistenza, bisogna calibrare l’aspetto energetico, il riposo, l’idratazione e l’alimentazione. Bisogna considerare che sono rari i tratti di asfalto e quindi anche i sentieri sono da valutare bene, così come l’apporto non solo delle gambe, ma anche delle braccia, con l’uso dei bastoncini».

 

 

È probabilmente anche una questione di testa. Cosa pensa Bosatelli mentre cammina per tre giorni?

«La testa influisce nei momenti più duri, quando magari ipotizzi anche il ritiro per una difficoltà, un dolore (e sono parecchi). La testa ti aiuta a tener duro, a stringere i denti. E bisogna stringerli tanto e spesso. Se arrivi nelle basi vita c’è gente e mentalmente ti senti protetto, ma per il resto sei solo con te stesso. La concentrazione va sul sentiero, sulla prossima bandierina, soprattutto di notte quando c’è…

 

Articolo completo a pagina 4 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 26 settembre. In versione digitale, qui.

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