Una volta fece causa pure a Dio

42 anni contro la pena di morte Alla fine Ernie Chambers ha vinto

42 anni contro la pena di morte Alla fine Ernie Chambers ha vinto
Personaggi 16 Giugno 2015 ore 11:30

Lo chiamano “Difensore degli Oppressi” (Defender of the Downtrodden), quasi un supereroe dei fumetti Marvel. Ernie Chambers è invece un uomo di 77 anni, sempre vestito in jeans e maglietta, nonostante sia uno dei senatori del Nebraska, l’unico di colore. Ernie Chambers è un anticonformista nel senso più nobile del termine. Non è uno di quelli che si mettono “contro” a prescindere, ma è un uomo che è “contro” quello che viene accettato anche quando non è eticamente e umanamente giusto.

Gli studi e gli scontri con la polizia. Figlio di un pastore protestante, studia alla Facoltà di Legge, ma non vuole esercitare l’avvocatura, per disprezzo nei confronti dell’Ordine. Nel 1963 comincia a guadagnarsi da vivere come impiegato delle Poste, ma viene ben presto licenziato per insubordinazione. In seguito, lavora come barbiere. Sono tuttavia i drammatici eventi del 1966 che rivelano la vera vocazione di Chambers. Durante i durissimi scontri tra la polizia e la comunità nera di Omaha, la città più popolosa del Nebraska, Chambers è infatti scelto come portavoce della sua comunità, quella afroamericana. Qualche anno più tardi, nel 1970, è eletto nel Parlamento dello Stato, in qualità di rappresentante dell’undicesimo Distretto, dalla zona che comprende la parte settentrionale di Omaha. L’organo legislativo dello Stato ha la particolarità di essere composto da una sola camera, costituita interamente da senatori formalmente indipendenti, ma in realtà fortemente orientati verso posizioni conservatrici. La carriera politica di Chambers riflette il suo carattere tenace e indipendente. Riscuote molto successo tra gli elettori, tanto che il suo mandato è ripetutamente rinnovato.

 

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Le proposte contro la pena di morte. La sua attività politica è dominata da una nota costante. Ogni anno, dal 1973 fino al 2009, Ernie Chambers avanza una proposta di legge per abolire la pena di morte, ancora in vigore in Nebraska. Per motivi procedurali, la proposta è messa ai voti ogni due anni e nel 1979 sembra essere sul punto di venire approvata, ma l’allora governatore, Charles Thone, impone il suo veto. Per lunghi decenni, la proposta non sortisce più alcun risultato positivo. Nel 2009 Chambers non può ricandidarsi per la carica di Senatore, perché una modifica alla Costituzione dello Stato, introdotta proprio in quell’anno, sancisce l’impossibilità di ricoprire due mandati consecutivi. Ma nel 2012 il determinato Ernie Chambers si ripresenta alle elezioni, viene votato da moltissime persone e la sua proposta contro la pena di morte riporta, finalmente, una grande vittoria. La Commissione di Giustizia del Nebraska, infatti, la approva a maggioranza assoluta (7-0). Proprio mentre la battaglia di Chambers sembra essersi messa sulla giusta strada, un’azione di ostruzionismo blocca tutti i lavori. Il Senatore è di nuovo al punto di partenza, ma con la consapevolezza che, finalmente, la sua voce non solo è stata ascoltata, ma ha anche destato l’interesse di molti.

 

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Le parole incaute sulla polizia. Nel 2014, il testardo Senatore in jeans e t-shirt presenta, per l’ennesima volta, quello che da noi si chiamerebbe un Ddl. Nel marzo 2015, poco prima che venga messa ai voti, un’imprudente uscita dello stesso Senatore potrebbe rovinare tutto. Durante una seduta parlamentare, infatti, un deputato conservatore chiede una più libera circolazione delle armi nello Stato e, a un’obiezione di Chambers, che fa notare che in Nebraska ce ne sono già troppe, il deputato afferma che potrebbero essere usate come mezzo di difesa contro i terroristi dell’Isis. Chambers, ricordando i cittadini afroamericani uccisi dalle forze dell’ordine, risponde allora che i cittadini del Nebraska, soprattutto quelli di colore, conoscono qualcosa che assomiglia molto, per mentalità, ai terroristi dell’Isis, e sono i poliziotti che sparano a persone disarmate, senza pagare le conseguenze. Fortunatamente l’incauta affermazione di Chambers, ben poco politically correct, non lede la riconosciuta necessità della sua proposta abolizionista. Quando passa ai voti viene così approvata con una maggioranza schiacciante. Approvata dalla Commissione di Giustizia, è accettata per tre volte anche dall’aula parlamentare.

Il voto in Parlamento. La proposta di Chambers sta per diventare una legge a tutti gli effetti, ma si profila un nuovo ostacolo. Il Governatore repubblicano del Nebraska, Pete Ricketts, pone il veto alla proposta di Chambers il 26 maggio, esattamente il giorno dei funerali di una poliziotta uccisa in servizio. Ricketts vuole sicuramente fare leva sull’emotività della cittadinanza; inoltre, sostiene che «lo Stato ha solo dieci persone nel braccio della morte, e questo dimostra che da noi la pena di morte è usata in modo prudente e giudizioso». L’ultima esecuzione in Nebraska è avvenuta infatti nel 1997. A questo punto resta un’ultima possibilità, prima che le speranze di Chambers e di tutti coloro che chiedono l’annullamento della pena di morte naufraghino completamente: il Parlamento. Negli Stati Uniti, infatti, il veto di un governatore è nullo, qualora il Parlamento approvi una proposta di legge con almeno i due terzi dei voti. Nel caso del Parlamento del Nebraska, composto da quaranta membri, sono richiesti almeno trenta voti a favore. E così è stato: il 27 maggio 2015 trenta deputati, di cui sedici conservatori, hanno votato per l’abolizione della pena di morte. I senatori repubblicani che hanno votato a favore hanno spiegato di averlo fatto per motivi religiosi, perché il sistema nel complesso è molto costoso e perché le condanne a morte hanno colpito anche degli innocenti.

 

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Convergenza di posizioni. Chambers non si è preso i meriti della vittoria, nonostante sia stato lui l’uomo che per trentasette volte, nel corso di più di cinquant’anni, ha persistito nel proporre l’abolizione della pena di morte. Con molta lucidità, ha riconosciuto che i suoi sforzi non sarebbero valsi a nulla, se non ci fosse stata una convergenza di posizioni particolarmente favorevole: «Mi piacerebbe si potesse dire che è stato merito mio raggiungere questo risultato, ma questo non sarebbe vero, e lo sappiamo tutti. Se un gruppo di conservatori non avesse deciso che era ora di cambiare impostazione, quello che sta per avvenire oggi non avrebbe mai potuto avvenire. Si è verificata una confluenza di individui, gruppi e circostanze che hanno messo il Nebraska sulla soglia dell’entrare nella storia, dalla parte giusta della storia».

I 10 condannati non saranno giustiziati. La parte giusta della storia: ma come farci entrare anche quei dieci detenuti in attesa della sentenza capitale? Per la legislazione americana sono ancora condannati a morte, poiché la sentenza è stata emessa prima dell’introduzione della legge Chambers. Tuttavia, mancando i mezzi materiali per l’esecuzione, non saranno giustiziati. L’unica via d’uscita possibile, per loro, è quella di attendere che qualcun altro sia condannato per i loro stessi delitti e che sia conformemente giudicato. A quel punto, gli avvocati difensori potranno chiedere che anche loro vengano giudicati nello stesso modo, poiché non può coesistere un delitto punito in due modi diversi all’interno di uno stesso Stato.

 

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L’Onnipotente citato in giudizio. Oltre ad essere diventato noto per la profonda tenacia con cui ha continuato a sostenere l’abolizione della pena di morte, nel 2007 Chambers ha anche sostenuto un’azione legale “contro Dio”, come provocatoria risposta ad un’altra causa che Chambers giudicava «frivola e inappropriata». Nel caso in questione, una donna aveva citato in giudizio il giudice Jeffre Cheuvront presso la corte federale, perché le aveva imposto di non usare le parole “stupro”, “kit di violenza sessuale”, “vittima” e “assalitore” nella sua testimonianza. Chambers affermò che il caso era inappropriato, perché la Corte Suprema del Nebraska «aveva già considerato la causa e la Corte Federale segue le decisione della Corte Suprema sulle questioni di Stato». Dal momento che era stata fatta causa contro il giudice Cheuvront, su basi tecniche così deboli, Chambers decise allora di citare in giudizio Dio, su basi che invece definiva molto più consistenti. Nella sua azione legale il Senatore chiedeva che l’Onnipontente imputato desistesse da certe dannose attività contro l’uomo e cessasse di arrecare sofferenza a innumerevoli persone. Quando altri senatori dello Stato cercarono di fermare la sua causa, per impedire che fosse registrata presso la Corte, Chambers replicò: «La Costituzione richiede che le porte della Corte siano aperte, quindi voi non potete proibire la registrazione delle cause. Tutti possono citare in giudizio tutti, persino Dio». Questo è l’uomo che ha fatto abolire la pena di morte nel suo Stato. Un ateo che ha chiesto a Dio di rendere ragione agli uomini.