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Cinque canzoni per fare gli auguri al Liga, che compie 55 anni

Cinque canzoni per fare gli auguri al Liga, che compie 55 anni
14 Marzo 2015 ore 09:00

Dopotutto è lui stesso che lo canta che «il meglio deve ancora venire» ed infatti ad inizio aprile è prevista l’uscita di Giro del Mondo, con quattro brani inediti. Sono 55 anni per Luciano Ligabue, ma il rocker di Correggio non ha intenzione di smettere perché in fin dei conti «ci han concesso solo una vita, soddisfatti o no. Qua non rimborsano mai». 55 anni di vita, 29 di carriera musicale per un cantautore, nato metalmeccanico nella pianura reggiana, attratto dall’America e da quei «sogni di rock’n roll» tra Elvis e Marlon Brando (ai quali dedicherà alcune sue canzoni), ma innamorato lo stesso di un’Italia patria del calcio (la sua Inter celebrata più volte con Oriali e Riccardo Ferri) e del Lambrusco. Ma forse per raccontare Luciano Ligabue nulla è più efficace della sua voce e delle sue canzoni perché, per dirla con un collage di due suoi capolavori, «quando tutte le parole sai che non ti servon più» il palco ti viene incontro e «ti mette davanti ad un altro microfono che qualche cosa succederà».

 

1) Sogni di rock’n roll

«Sogni di rock’n roll e guai a chi ci sveglia» dice la canzone del 1988, e il 28enne reggiano non viene svegliato ma proiettato in un sogno. È questa la canzone con cui Luciano Ligabue si fa conoscere all’Italia, scoperto da Pierangelo Bertoli, anch’egli emiliano, che decide di inserire la canzone del Liga nel suo album Tra me e me. Il testo è la semplice descrizione di una band – ci sono proprio tutti i componenti – che dopo il sabato sera si trova in auto verso destinazioni ignote, accompagnata da una radio che manda musica rock’n roll e fa fare all’immaginazione voli pindarici perché si sta «sognando il meglio».

 

2) Certe notti

Nel 1995 la rivista musicale Tutto musica e spettacolo, giornale del Gruppo Mondadori, indice un sondaggio per votare la miglior canzone italiana degli anni ’90 e a trionfare è Certe Notti, primo brano dell’album Buon Compleanno Elvis. La canzone, scritta da Ligabue totalmente in tonalità MI, è l’ideale continuazione di Sogni di rock’n roll e racconta le notti passate con gli amici («non si può restare soli, certe notti qui») con una meta ben chiara per tutti: il Bar Mario, dove ci si vede «prima o poi».

 

3) Ho perso le parole

Nel 1997, Ligabue intraprende la carriera letteraria e pubblica Fuori e dentro il borgo, raccolta di racconti che riprendono la vita delle cittadelle emiliane dove è cresciuto e grazie al quale ottiene il premio Elsa Morante. Non contento, Luciano recupera alcuni di quei racconti e li porta sul grande schermo: nel 1998 è il regista di Radiofreccia, film con Stefano Accorsi che riceve ben tre David di Donatello. Non smette di stupire l’artista di Correggio e il consiglio migliore lo offre con una delle tre canzoni della colonna sonora del film (Ho perso le parole), basta solo «crederci un po’ di più, davvero».

 

4) Una vita da mediano

Le tanto celebrate lacrime d’amore non le versiamo per la Miss Mondo ‘99, ma bensì per l’altro pezzo forte dell’album del 1999: Una vita da mediano. Dice lo stesso Ligabue: «C’è una metafora calcistica, ma si parla della fatica di vivere, nel senso che la vita è un piacere ma anche qualcosa che un po’ ci si deve guadagnare con il sudore e con la volontà. Io credo che la gente consapevole difficilmente pensa di essere benedetta da genio o talento e che, se vuole produrre qualcosa, deve farlo faticando. Io sono così. Non sono nato con il numero 10 sulle spalle, non sono nato Platini: e anche in musica, i 9 sono ben altri, sono i Bob Dylan, i Kerouac. Questo non vuol dire che il ruolo di mediano non abbia un suo valore; è un ruolo di qualità, di responsabilità, anche se un po’ nell’ombra».

 

5) Happy hour

Il 28 maggio 2004 l’Università di Teramo consegna a Ligabue la laurea honoris causa in Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo, nella motivazione viene detto: «In ragione di questa attenzione alla realtà, Luciano Ligabue ha saputo intercettare e reinterpretare i bisogni, i linguaggi, i sogni delle generazioni più giovani. Che hanno trovato nel suo discorso artistico non una facile ricetta adesiva alle istanze più diverse e discutibili del grande circo mediatico ma una chiave critica attraverso cui leggere un oggi spesso opaco e sfuggente». Ligabue ringrazia e scrive Happy hour, un brano che diventa il tormentone dell’estate 2005, vincendo Festivalbar e diventando la canzone promo della pubblicità Vodafone di quell’anno, e che nel testo mette in guardia proprio i giovani  perché «si può morire per la fame che non hai».

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