La riscossa rossa

Gli spaghetti di traverso a Lauda e il GP d’Ungheria entra nella storia

Gli spaghetti di traverso a Lauda e il GP d’Ungheria entra nella storia
27 Luglio 2015 ore 11:22

Le corse sono come i giorni. Tante scorrono via monotone, senza lasciar traccia nel tempo. Poi all’improvviso, quando nemmeno te l’aspetti più, ne arriva una che ti si conficca nel cuore. Capita quando la F1 cessa di essere un gioco per ingegneri e diventa un formidabile specchio di vita in cui si riflettono emozioni, errori, coraggio, ricordi. Persino lacrime. Il gp d’Ungheria è stato tutto questo, e anche di più. Ecco i cinque motivi che lo faranno entrare nella storia.

 

Hungary F1 Auto Racing

 

Spaghetti western – Niki Lauda, abituato a sputare nel piatto dove ha mangiato per anni, aveva sentenziato: «La Ferrari è più brava a fare spaghetti che macchine da corsa, ecco perché non vince». Non contento, l’austriaco aveva profetizzato: «A Budapest la Ferrari arriverà dietro non solo alle Mercedes, ma anche a Red Bull e Williams». Come no. Mai pronostico portò tanto male. Vettel ha vinto, la Ferrari ha rialzato la testa. E le Frecce d’argento sono andate fuori bersaglio. Spaghetti, sì, però western. Specialità italiana, caro Niki. A restare secchi sono stati infatti Hamilton e Rosberg, fatti fuori nei duelli in pista. Il capo tribù Ferrari, il bresciano Maurizio Arrivabene, ha chiuso il gp con una battuta che sarebbe piaciuta a Sergio Leone. «Non mi piacciono gli spaghetti, preferisco la pizza. All’arrabbiata». Titoli di coda con Lauda inquadrato in lontananza mentre si divora dalla rabbia un piatto di würstel e crauti.

 

Hungary F1 GP Auto Racing

 

Riscossa rossa – Al via le due Ferrari sono schizzate come palle di cannone, bevendosi le due Mercedes partite con lo sprint di un tir in tangenziale. Prima e seconda dopo tre curve, come non capitava da una vita. Vettel e Raikkonen hanno scavato un distacco abissale, poi il povero Kimi è stato tradito da un guasto. Niente doppietta rossa, ma la vittoria di Sebastian è di quelle pesanti, perché adesso i punti di distacco da Hamilton sono 42. Non un’enormità, con metà stagione ancora da disputare. Dopo la pausa estiva arriverà il Gp del Belgio. Sotto lo scorbutico cielo delle Ardenne, si sa, tutto può succedere. Poi ci sarà Monza, il 6 settembre. Per la Ferrari, che ha già vinto 2 gare su 10, condite da 8 podi, sembra che il bello debba ancora venire.

 

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“Per Jules” – «Jules, cette victoire est pour toi». Jules, questa vittoria è per te. Tagliato il traguardo, Vettel dedica il successo a Bianchi, il giovane pilota scomparso alcuni giorni fa dopo lunga agonia causata dall’assurdo incidente di Suzuka. Aveva un futuro in Ferrari, se ne è andato a 24 anni. I piloti lo hanno ricordato prima del via sulla linea di partenza deponendo i caschi a terra e riunendosi in cerchio. Pochi istanti dopo, proprio in quel punto le Ferrari hanno superato le Mercedes. Ci piace pensare che lo spirito di Jules fosse lì a dar la spinta giusta a quelle due macchinine rosse. Accanto a lui avrà magari sorriso anche un certo Ayrton, raggiunto da Vettel a quota 41 vittorie.

 

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Che spettacolo – Il gp d’Ungheria ha sfatato il luogo comune della F1 noiosa. Sorpassi, incidenti, ruotate e colpi di scena continui: uno show che ha fatto saltare sul divano milioni di spettatori. I giri finali, con Vettel braccato da Rosberg e Ricciardo, sono stati elettrizzanti. Fino al gran finale con il botto: Mercedes e Red Bull si urtano, la Ferrari saluta e fila via. Hamilton arriva staccatissimo, frenato da errori in serie. Come spesso gli accade quando deve risalire la corrente, ne combina una più di Bertoldo e chiude sesto, dietro il caro nemico Alonso. Quando il gioco si fa duro, Fernando rispunta. Sabato aveva dovuto spingere a mano la sua McLaren, in gara i suoi sforzi sono stati finalmente premiati.

 

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Ferrari oscurata – La galoppata del Cavallino è stata maldestramente oscurata dalla regia internazionale, che per larghi tratti ha preferito concentrarsi sulle sfide dal decimo posto in giù. Il telecronista Rai si è indignato in diretta e ha scatenato la polemica, sussurrando che ci fosse lo zampino di Ecclestone, da decenni padre padrino della F1. Il vecchio Bernie avrebbe voluto mandare un segnale (o un avvertimento, fate voi) alla Ferrari, rea di aver contestato alcune sue decisioni. Un complotto, dunque. La Ferrari però a fine gara ha smentito seccamente. Di sicuro il cronista ha portato rogna visto che, non inquadrate, le Rosse volavano. Invece dopo le sue parole gli inseguitori – causa safety car – si sono rifatti sotto e il regista ha dovuto immortalare anche le Rosse. A quel punto, la macchina di Raikkonen s’è pure rotta. Guai toccare Ecclestone.

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