Il riconoscimento

A Damiano Previtali, ex preside del Liceo Sarpi, il prestigioso Premio dei Premi

Oggi è dirigente del Ministero dell’Istruzione. Il suo è uno dei progetti più innovativi a livello nazionale e per questo Governo e presidente della Repubblica gli hanno assegnato questo "titolo": per il lavoro sul miglioramento delle scuole

A Damiano Previtali, ex preside del Liceo Sarpi, il prestigioso Premio dei Premi
Personaggi 19 Dicembre 2020 ore 14:17

di Ettore Ongis

Al professor Damiano Previtali, già preside del Sarpi e oggi dirigente del Ministero dell’Istruzione, nei giorni scorsi è stato assegnato il “Premio dei premi 2020”, un riconoscimento prestigioso conferito dal Governo e dal Presidente della Repubblica dopo aver preso in considerazione tutti i premi assegnati sia nel settore pubblico che in quello privato. Il premio “Agenda digitale”, che avevo vinto lo scorso anno, è stato giudicato fra i progetti più innovativi a livello nazionale.

Professore, di che cosa si tratta?

«Quello che abbiamo cercato di fare in questi anni è stato creare una infrastruttura che permettesse alle scuole del nostro Paese di migliorare. Un sistema di valutazione in quattro tappe o sequenze logiche: l’auto-valutazione, la valutazione esterna, le azioni di miglioramento e la rendicontazione sociale. Il premio ha riguardato in particolare quest’ultima».

La prima tappa è l’auto-valutazione, cioè ogni scuola valuta se stessa…

«Esatto, è così dal 2015».

Ogni scuola dirà di sé tutto il bene possibile, immagino.

«Non è così semplice. E in questo sta uno degli aspetti innovativi: l’autovalutazione viene fatta su alcuni indicatori ineludibili, a partire dai risultati scolastici degli studenti».

Quali risultati, i voti in pagella? Le promozioni?

«Non solo. Ci sono quattro parametri che riguardano sia l’ambito formativo che quello educativo. Il primo sono gli esiti scolastici (promozioni o bocciature, dispersione scolastica, abbandoni); il secondo le prove Invalsi, ormai riconosciute a livello internazionale, che riguardano le competenze in italiano, matematica e inglese…».

I sindacati e molte scuole si erano rifiutati di sottoporre le prove Invalsi agli studenti…

«All’inizio, ma ormai il 97 per cento delle scuole aderisce, perché non sono più su base volontaria, ma sono parte organica dell’ordinamento scolastico».

Il terzo parametro?

«Appartiene di più alla sfera educativa e riguarda quelle che in Europa vengono definite “competenze chiave per l’apprendimento permanente”, come la capacità di non fermarsi ad alcune conoscenze scolastiche, ma la capacita di imparare ad imparare, competenze in materia di cittadinanza, espressione culturale e così via».

Il quarto?

«È quello relativo ai “risultati a distanza”. In sostanza, questo parametro analizza i dati degli studenti andando a vedere i risultati universitari e di inserimento nel mondo del lavoro. Questo è il dato principale preso in considerazione dalla Fondazione Agnelli in Eduscopio. In più la Fondazione Agnelli fa un passaggio che noi non vogliamo fare: mette in graduatoria le scuole. Ma le scuole che appartengono a contesti diversi necessariamente sono condizionate dall’ambiente in cui operano. Noi invece vogliamo che le scuole non si mettano in competizione ma migliorino se stesse, partendo dal loro contesto».

Sta dicendo che il criterio utilizzato da Eduscopio è parziale, basato solo sui risultati universitari, e che non è affatto detto che il valore di una scuola dipenda da quello?

«È così, ogni confronto è parziale ma meno indicatori utilizzi più sei parziale».

Ma seguendo i vostri criteri, come facciamo a sapere quali sono le migliori scuole?

«Migliori rispetto a che cosa? Se a me genitore interessa solo che mio figlio vada all’università, è chiaro che contano i risultati a distanza e dunque va bene anche Eduscopio. Ma se la mia priorità è anzitutto educativa conta anche come una scuola educa, orienta, valorizza le competenze chiave prima indicate. Noi non mettiamo le scuole in graduatoria: sono le stesse scuole che si confrontano con i dati delle altre a livello provinciale, regionale e nazionale e cercano di migliorare».

Qui è la pubblica amministrazione che cerca di migliorare se stessa, ma a me genitore che cosa dice questo confronto?

«Da lunedì 14 dicembre tutte le scuole hanno a disposizione un nuovo strumento, una app “per la scuola in chiaro” alla quale i genitori possono accedere. Sono indicate tutte le scuole dell’area che si vuol considerare, ad esempio in un raggio di trenta chilometri da casa, con i corsi che interessano, quadri orario e tutta una serie di indicatori (se ci sono le strutture come laboratori e palestre, se ci sono barriere architettoniche). Inoltre, i genitori possono vedere anche alcuni dati sui docenti e ovviamente ci sono anche gli esiti universitari. La sostanza è che non è lo Stato a decidere qual è l’ideal-tipo. Nella libertà vera è il genitore che decide dove mettere il valore».

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