Il libro di Ines Soncini

Dal Ghana a Bergamo e ritorno Da voi sono diventato un uomo

Dal Ghana a Bergamo e ritorno Da voi sono diventato un uomo
08 Agosto 2015 ore 05:00

«Abrokyire nella mia lingua significa altrove. E l’altrove è l’estero, sono l’Europa e l’America». Inizia così la storia di Kofi Billa Appiah, meglio conosciuto a Bergamo come Evans, uno dei tanti migranti ghanesi che raggiungono l’Italia in cerca di una nuova vita. Ma l’esperienza di Evans, egregiamente raccontata dalla scrittrice Ines Soncini nel libro Abrokyire – Il sogno di Kofi, non ricalca le storie tragiche e disperate di viaggi impossibili ma ci propone l’esempio di una persona che “ce l’ha fatta”. Esempio, tra l’altro, è una parola che piace poco al protagonista, che preferisce definirsi uno stimolo sia per i nuovi giovani migranti che raggiungono le nostre coste negli ultimi tempi, sia per tutti i cittadini italiani, che si trovano nella posizione scomoda e difficile dell’accoglienza.

Ma partiamo dal principio: Kofi è un bambino ghanese dell’etnia Ashati (una delle tante presenti nel Paese) che aiuta la mamma e la nonna con piccoli lavoretti, come la vendita dell’acqua fresca, resa possibile dall’insolito e prezioso possesso di uno dei pochi congelatori del villaggio. Un bimbo che cresce sognando un “altrove”, quello che fa da sfondo ai film di James Bond visti a casa del fortunato vicino dotato di televisione o ascoltando le parole del rapper 50cent. Quello stesso “altrove” che aveva portato il padre a emigrare in Israele e la madre a risposarsi dopo il fallimento del viaggio del primo marito.

 

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Le cose iniziano a cambiare quando il padre decide di portare lui e il fratello Maxwell in Italia con un sudatissimo biglietto aereo. Dopo un primo ticket andato perduto, riesce finalmente ad approdare nel Belpaese, in quella che per lui era ed è ancora una tappa intermedia prima di arrivare alla tanto sognata America; anche se, negli ultimi tempi, i piani sono cambiati verso una meta più vicina come l’Inghilterra.

Evans arriva in Italia in piena adolescenza e all’inizio si trova molto spaesato dalla differenza di disciplina imposta nelle scuole ghanesi da lui frequentate rispetto a quelle italiane. È in questo contesto che avviene l’incontro con La Fabbrica dei Sogni, Onlus che si occupa dell’accoglienza di ragazzi stranieri, dove incontra la professoressa di lettere Ines Soncini. Ines, dopo un primo approccio formale e un inizio di conoscenza difficile, stringe con Evans un legame sempre più profondo, fino a quando lui le chiede di correggere la sua tesi per la laurea in Scienze dell’Educazione, riguardante proprio i migranti di seconda generazione e la sua storia.

Da qui nasce l’idea di scrivere un libro che, con stupore della stessa Ines, viene subito accolto con grande entusiasmo da Evans. Il protagonista, nonostante quest’enfasi iniziale, ci racconta le difficoltà di raccontare la propria storia particolare dopo particolare, svelandoci addirittura la fatica nel rileggere alcuni passaggi dopo la pubblicazione. Sicuramente mettere a nudo la propria storia è difficoltoso per chiunque, ma Evans ci svela che «mi ha fatto maturare molto e mi ha dato la possibilità di rincontrare amici che non vedevo più da alcuni anni».

 

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Evans in Italia si è costruito una nuova vita e allo stesso tempo, soprattutto dopo il suo ritorno in Ghana nel 2012, continua ad aiutare i propri familiari ponendosi così come un “ponte” fra due mondi. Un ponte che non rimane solo di tipo economico ma anche culturale; infatti, attraverso la sua storia, Evans ci racconta usanze e stili di vita completamente differenti dai nostri: l’affetto di una mamma che non viene espresso tramite mille regali o abbracci ma tramite uno sguardo talmente intenso da non avere bisogno di altro. Le stesse differenze che spesso fanno paura e creano rivalità.

Il protagonista vuole consigliare questo libro soprattutto ai suoi compagni italiani, per far capire non solo le difficoltà che incontrano nei lunghi viaggi nel deserto senza acqua e viveri, ma anche che «esiste un’altra storia, una storia di speranza» di una persona che vive tra due mondi e che tenta di dare il meglio di se in entrambi. Per fare questo ha deciso di diventare educatore alla Fabbrica dei Sogni e – c’è di più – negli ultimi tempi è riuscito a conseguire uno dei suoi sogni: lavorare come mediatore culturale, aiutando così ancora di più le migliaia di persone che raggiungono il nostro paese. Come dice Evans: «Siamo tante goccioline che a poco a poco possono colmare il grande bicchiere della povertà». Lui, assieme a Ines Soncini, ha deciso di farlo utilizzando anche i guadagni del libro, per aiutare la mamma nella costruzione della casa e il villaggio dove abita.

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