"Birdman" fa il pieno

And the Oscar goes to… Tutto il meglio della cerimonia

And the Oscar goes to… Tutto il meglio della cerimonia
23 Febbraio 2015 ore 13:20

Era la serata più attesa, è stata la serata di Birdman: il film del regista messicano Alejandro González Iñárritu ha sbaragliato la concorrenza agli Oscar 2015, aggiudicandosi ben 4 statuette, tra cui quelle di miglior film e miglior regia. Chi si aspettava quindi il trionfo del tanto criticato American Sniper o dell’onirico Grand Budapest Hotel è rimasto deluso. O forse no, visto che Birdman era una delle pellicole in pole position per la vittoria come miglior film.

Ma, come sempre, la serata della 87esima cerimonia degli Oscar 2015 è stata molto di più che un mero via vai sul palco per ritirare premi e fare ringraziamenti. È stata una sfavillante sfilata sul red carpet, mentre sopra Los Angeles e il Dolby Theatre veniva giù il diluvio; è stata la serata dell’attore comico Neil Patrick Harris, scelto come presentatore dell’evento e con la difficile responsabilità «di battere il selfie di Ellen Degeneres» dell’anno scorso; è stata la serata più “twittata” d’America e non solo.

Come tutto ebbe inizio. Nonostante il pubblico europeo fosse incollato ai televisori dalle 23 circa, il vero e proprio show è cominciato solamente 3 ore e mezzo dopo, intorno alle 2.30 ora italiana, quando Neil Patrick Harris ha dato il via alle danze. Ed è proprio il caso di dirlo, visto che l’opening act di quest’anno è avvenuto a ritmo di musical, con il conduttore affiancato dalla bella Anna Kendrick. Giusto 10 minuti di brillante conduzione e presentazione, poi il via ufficiale alle premiazioni.

 

http://youtu.be/lMJVfwqvD4E

 

La prima statuetta è andata all’attore J.K. Simmons come migliore attore non protagonista nel film Whiplash. Il premio gli è stato consegnato dall’attrice Lupita Nyong’o, brillante nel suo abito bianco Calvin Klein, scollato e tempestato da oltre 6mila perle. Bello e toccante il discorso di ringraziamento di Simmons: «Chiamate vostra madre, chiamate vostro padre. Se siete così fortunati da avere ancora uno o entrambi i genitori vivi, non mandate loro messaggi né mail, ma chiamateli al telefono. Dite loro che li amate, e ringraziateli, e ascoltateli per tutto il tempo che avranno qualcosa da dirvi».

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Gli altri vincitori, fino ai più attesi. Da quel momento inizia il “fantastico via vai” sul palco del teatro, con le restanti 23 statuette consegnate nelle successive 3 ore di spettacolo. Ecco l’elenco dei vincitori:

  • Miglior makeup: Grand Budapest Hotel, Frances Hannon e Marc Coulier;
  • Migliori costumi: Grand Budapest Hotel, Milena Canonero (quarta statuetta per l’italiana, che ha ringraziato il regista del film, Wes Anderson);
  • Miglior film straniero: Ida, del polacco Pawel Pawlikowski («Grazie ai miei concittadini, che sanno bene come ubriacarsi»);
  • Miglior cortometraggio: The Phone Call, di Mat Kirkby e James Lucas;
  • Miglior cortometraggio documentario: Crisis hotline, di Ellen Goosenberg Kent e Dana Perry;
  • Miglior montaggio sonoro: Whiplash, consegnato a Craig Mann, Ben Wilkins e Thomas Curley;
  • Miglior sound editing: American Sniper, consegnato a Alan Robert Murray e Bub Asman;
  • Miglior attrice non protagonista: Boyhood, Patricia Arquette;
  • Migliori effetti speciali: Interstellar, consegnato a Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter e Scott Fisher;
  • Miglior cortometraggio animato: Feast, di Patrick Osborne;
  • Miglior film d’animazione: Big Hero 6, di Don Hall, Chris Williams e Roy Conli;
  • Miglior scenografia: Grand Budapest Hotel, consegnato a Adam Stockhausen e Anna Pinnock;
  • Miglior fotografia: Birdman, consegnato a Emmanuel Lubezki;
  • Miglior montaggio: Whiplash, consegnato a Tom Cross;
  • Miglior documentario: Citizenfour, di Laura Poitras, Mathilde Bonnefoy e Dirk Wilutzky (basato sulla storia di Edward Snowden e il noto “Datagate”);
  • Miglior canzone originale: Glory, canzone di John Legend e Common presente nel film Selma;
  • Miglior colonna sonora: Grand Budapest Hotel, consegnato a Alexandre Desplat (che era in corsa alla stessa statuetta anche per The Imitation Game);
  • Miglior sceneggiatura non originale: The Imitation Game, consegnato a Graham Moore;
  • Miglior sceneggiatura originale: Birdman, consegnato al regista Alejandro G. Inarritu con Nicolas Giacobone, Alexander Dinelaris Jr. e Armando Bo;
  • Miglior regia: Birdman, consegnato a Alejandro González Iñárritu;
  • Miglior attore: Eddie Redmayne per La Teoria del Tutto;
  • Miglior attrice: Julianne Moore per Still Alice;
  • Miglior film: Birdman. 

Non solo film. Tra una statuetta e l’altra, è stata un’edizione degli Oscar ricca di esibizioni musicali e interessanti interventi. Il primo ad esibirsi sul palco del Dolby Theatre è stato il cantante Adam Levine, frontman dei Maroon 5, che ha scaldato il pubblico con il brano Lost Stars, candidato come miglior canzone originale dal film Begin Again. Poco dopo è stato Tim McGraw a cantare la canzone candidata all’Oscar I’m not gonna miss you dal documentario Glen Campbell: I’ll be me. Fino a quel momento nessuno dei premiati s’era lasciato andare a discorsi ideologici, come invece accaduto negli anni passati. Ci ha pensato così Patricia Arquette, premiata come miglior attrice non protagonista nel film Boyhood: «Dobbiamo puntare alla parità di diritti per le donne negli Stati Uniti d’America» ha detto, portando l’esempio di tutte le donne candidate, «bellissime e forti».

 

http://youtu.be/NLH57pFhAkY

 

Come da tradizione, uno dei momenti più toccanti della cerimonia è quello dedicato ai personaggi del mondo del cinema e della cultura scomparsi recentemente, chiamato “In memoriam”. A presentarlo è la sempre impeccabile Meryl Streep: sullo schermo scorrono le immagini di Robin Williams, Rod Taylor, lauren Bacall, Eli Wallach, Gabriel Garcia Marquez, Alan Resnais, Bob Hoskins, Mike Nichols e anche della nostra Virna Lisi. Non presente, invece, il regista Francesco Rosi. In Italia tanti hanno criticato questa scelta: Rosi ha cambiato il cinema non solo italiano, ma internazionale. Intorno alle 5, tutto il pubblico si alza in piedi per accogliere l’attesissima Lady Gaga, che, presentata da Scarlett Johansson, ha reso omaggio ai 50 anni di Tutti insieme appassionatamente. A fine performance, visibilmente emozionata, la popstar ha chiamato sul palco «l’incomparabile Julie Andrews». L’attrice l’ha abbracciata a lungo e con trasporto, ringraziandola pubblicamente.

 

Alejandro Gonzalez Inarritu

[Inarritu ha fatto il pieno di statuette con il suo film, Birdman (ph. AP)]

 

Un finale… latino. Come da tradizione, le statuette più attese sono state tenute per la fine della serata. In particolare quella di miglior film è stata l’ultima. Ad annunciare il vincitore, sul palco s’è presentato Sean Penn, che dopo aver nominato Birdman ha scherzato, dicendo «Chi ha dato a questi figli di p… la green card?», per poi abbracciare il messicano Iñárritu e tutto lo staff della pellicola. Nonostante fosse già salito sul palco due volte per ritirare altre due statuette nei minuti precedenti, il regista ha tenuto forse il ringraziamento più sentito per l’Oscar più importante della serata: «Dedico questo premio ai miei amici che vivono in Messico. Prego affinché si possa costruire, tutti insieme, il governo che ci meritiamo. E alle persone che vivono in questo Paese e fanno parte dell’ultima generazione di immigrati: che possano essere trattati con uguale dignità delle altre generazioni che sono arrivate qui prima di loro e che hanno creato questa fantastica nazione di immigrati».

Gli Oscar della moda. Se sul palco del Dolby Theatre è andata in scena la premiazione ufficiale, è sul red carpet esterno che è andata in scena la sfida a colpi di fashion look. Era la serata in cui essere impeccabili e naturalmente, tutte le protagoniste della serata, non hanno deluso le attese. Ma a vincere, secondo gli esperti di moda di Vanity Fair, è stata sicuramente Jennifer Lopez, bellissima nel suo abito firmato Elie Saab. Una scollatura da urlo e coda alta, da valchiria. I flash sono stati tutti per lei, che, non a caso, ha consegnato l’Oscar ai migliori costumi.

 

Jennifer Lopez

[Jennifer Lopez eletta la meglio vestita degli Oscar (AP Photo)]

 

Ma non solo lei: tra le attrici che più hanno brillato sul red carpet ci sono state Gwyneth Paltrow («romantica ma moderna»), Lupita Nyong’o («di perle vestita») ed Emma Stone («meravigliosa nel suo abito giallo»). Hanno lasciato a bocca aperta tutti gli esperti di moda, invece, i look scelti da Laura Dern («guerriera chic inguainata in una corazza metallica»), Scarlett Johansson («neo mamma in verde smeraldo») e Jennifer Aniston («sensuale come non mai nel suo abito Atelier Versace»). Non hanno convinto gli abiti scelti da Jessica Chastain («deliziosa, ma in un abito anonimo e poco memorabile»), Sienna Miller («graziosa ma nulla di più»), Marion Cotillard («poco donante la sua mise»), Solange Knowles («chissà se capiremo mai il suo outfit arancio»), Nicole Kidman («in giallo canarino») e Cate Blanchett («per una volta non ci lascia a bocca aperta»). Se J-Lo si erge sopra tutte, anche le altre due “ugole d’oro”, Rita Ora e Lady Gaga, risultano vincenti nello stile: la prima superchic nel suo strascico, la secondo elegantissima nonostante «i guanti per i piatti. Solo lei…». Purtroppo c’è stato anche un peggior look della serata, che gli esperti di Vanity Fair hanno deciso di consegnare (metaforicamente, s’intende) a Lorelei Linklater, figlia del regista Richard e protagonsitra del suo film Boyhood. Ma sfogliate la gallery per volare virtualmente anche voi sul red carpet.

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I “social” Oscar. Chiudiamo con i protagonisti della serata che hanno deciso di dimostrarsi star anche sui social, postando selfie che hanno divertito e fatto parlare tutto il web. J-Lo s’è ritratta in compagnia della sua «coppia preferita»: Jennifer Aniston e Justin Theroux. La stessa bellissima Aniston s’è fatta fotografare mentre bacia simpaticamente il pancione dell’amica Isla Fisher. Protagonista a sorpresa della seflie mania da Oscar è stata anche la sempre sublime Meryl Streep: autoscatto con Jennifer Lopez e poi foto a immortalare le sue scarpe al fianco di quelle della sua vicina di posto. Reese Whiterspoon ha invece fotografato i fiori che il dolce marito gli ha inviato. Ma il miglior scatto, quello che vince l’Oscar social di quest’anno, è quello che ritrae, dal dietro le quinte, l’entrata in scena del presentatore Neil Patrick Harris in mutande, in onore di una delle più belle scene del film vincitore della statuetta, Birdman.

 

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