Atalanta, la presunzione si paga Ma la lezione del Toro servirà

23 Novembre 2015 ore 03:30

La prima sconfitta interna dell’Atalanta è stata meritata, giusta, netta. E, decisamente, più di quanto non dica il punteggio, scaturito dall’inserimento vincente di Bovo. La sosta ha fatto molto male alla Dea, costretta a un brusco stop dopo l’entusiasmante prova di San Siro con il Milan.

La discontinuità di rendimento assilla la formazione di Reja che, dopo tredici turni,  mantiene una confortante posizione di classifica, ma, alla luce del passo falso con il Toro e dei risulati delle altre squadre, cresce il rammarico per ciò che stasera poteva essere e non è stato: quel sesto posto a pari merito con la Juve che non era una chimera.

L’Atalanta ha steccato perché ha sbagliato l’approccio psicologico alla partita, contro un avversario che, al contrario, a Bergamo si è presentato volitivo e determinato a cancellare la serie negativa che aveva contraddistinto l’ultimo periodo.

Inopinatamente lento e macchinoso, il 4-3-3 di Reja è andato a sbattere contro la difesa di Ventura che ai nerazzurri ha concesso poco o nulla. Arruffona, inconcludente, imprecisa: quando la Dea gioca così, non va da nessuna parte. Aggiungete la distrazione fatale di Masiello sull’incursione di Bovo e avete il quadro di una domenica no.

Come una frustata, la vittoria del Toro ha interrotto la serie di 4 vittorie e un pareggio allo stadio Achille e Cesare Bortolotti: risulterà salutare se la squadra capirà gli errori commessi. Nessun avversario può essere affrontato con sufficienza o, peggio ancora, con la presunzione di essere così bravi da vincere prima ancora di scendere in campo. E bastava guardare l’espressione di Reja, a fine partita, per capire che, in settimana a Zingonia, l’allenatore non le manderà a dire ai giocatori.

Nessun dramma e, al tempo stesso, la piena consapevolezza che nessuno regalerà nulla all’Atalanta, com’è giusto che sia. La seconda incornata dell’anno contro un Toro che, per due volte, nel 2015 a Bergamo ha colpito e affondato l’Atalanta, fa male. Ma può anche far bene, se la squadra capirà la lezione. All’Olimpico, contro la Roma, dovrà suonare un’altra musica.

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