Atalanta made in Bergamo la lezione Percassi al calcio italiano

07 Luglio 2014 ore 10:43

A mano a mano che ci si inoltra nella crisi epocale del calcio italiano, non si finisce di fare pessime scoperte.Stamane, con un’altra puntata della meritoria inchiesta che la Gazzetta dello Sport sta conducendo sullo sfascio del sistema, sono venuti a galla nuovi dati impressionanti.

‘Senza squadre B, prigionieri del mercato e di progetti di carta. Così bruciamo i talenti e diventiamo vecchi’, titola il più importante quotidiano sportivo d’Europa e ne ha ben donde. Nell’ultimo campionato olandese, per 580 volte è stato mandato in campo un giocatore Under 21, mentre la serie A si è fermata a quota 192. Confida Frank De Boer, allenatore dell’Ajax campione d’Olanda: «Se un ragazzo è pronto, noi lo lanciamo. Guardate Eriksen. In Italia, invece, i talenti non giocano, non vivono la rivalità. Non presto i giovani, è impossibile prevedere come si alleneranno. Meglio avere la squadra e il campionato riserve. Se mandi un ragazzo in prestito, non sai mai come si allenerà né se giocherà nel ruolo giusto. All’Ajax a volte facciamo dei prestiti, ma, in generale, la seconda squadra è la soluzione: permette ai ragazzi di usare le nostre strutture e di giocare con il nostro sistema».

In Italia i giovani di talento spesso non vengono lanciati in prima squadra perché troppi tecnici, se la fanno sotto e preferiscono non rischiare. Così, la serie A è il campionato che registra il maggior numero di minuti giocatori da over trenta (53.396) rispetto alla Francia (35.901), all’Inghilterra (27.755), alla Spagna (23.678) e alla Germania (21.827).

C’è una squadra che va controtendenza ed è l’Atalanta: la società di Percassi vanta la percentuale più alta di giocatori cresciuti nel proprio settore giovanile rispetto a quelli utilizzati nell’ultima stagione: 32,2 per cento. Seguono la Roma (24,1), la Lazio (20), il Cagliati (19,3), la Sampdoria (18,7), il Livorno (16,1, cioè la metà dei bergamaschi). Le altre progressivamente scendono a percentuali da prefisso telefonico.

D’altra parte, nel giugno 2010, quando è ritornato alla presidenza del club, la prima cosa che ha fatto Percassi è stata confermare Mino Favini a capo di Zingonia. L’Atalanta dimostra che un altro calcio è possibile, anche nell’anno zero del disastro mondiale. Purchè si creda nei giovani. Sempre.

 

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