Atalanta, quando si è così bravi da prendere Mancini 6 mesi prima

06 Febbraio 2018 ore 06:00

Settimo posto, Milan sorpassato, piena zona Europa, Samp a soli due punti di distanza, prima vittoria interna in campionato dopo 69 giorni. Sono pesantissimi i tre punti che l’Atalanta ha conquistato a spese di un Chievo tignoso e catenacciaro che ha subito 15 tiri in porta dei nerazzurri, ha tirato 3 calci d’angolo contro i 10 dei nerazzurri, si è reso pericoloso per la prima volta al 40’ del secondo tempo, ha registrato un possesso palla inferiore di dieci minuti rispetto agli uomini di Gasperini che, ancora una volta, ha azzeccato tutto. A cominciare dalla decisione di schierare Gianluca Mancini titolare.

Già, Mancini, 21 anni, toscano di Pontedera, cresciuto nel vivaio della Fiorentina, nazionale Under 21, uno dei migliori difensori centrali nell’ultimo campionato di Serie B, oggi al primo gol in Serie A. Su Mancini, un anno fa avevano messo gli occhi la Juve, l’Inter e il Milan. Una società è grande se riesce a bruciare la concorrenza anche sul mercato, obbedendo al principio della programmazione. Cosa che l’Atalanta ha fatto ancora una volta scegliendo il giovane difensore centrale, preso sul mercato un anno fa, lasciato in Umbria sino alla fine della stagione, trasferitosi a Bergamo dal primo luglio scorso perché crescesse nella prospettiva di prendere il posto di Caldara quando quest’ultimo diventerà juventino.

Ha ragione Gasp. Subito dopo la gara, ha osservato: «Questa è stata la nostra miglior partita casalinga della stagione». Impressionano: 1) la capacità della Dea di andare sistematicamente al tiro, pur in presenza di un avversario votato a difendersi anche in dieci davanti al proprio (bravissimo) portiere; 2) la facilità con la quale la squadra riesce a creare nitide palle gol, nonostante, nella circostanza, fosse assente Gomez, uno dei grandi valori aggiunti dei bergamaschi; 3) la fluidità della manovra; 4) la brillante condizione atletica: evidentemente, il lavoro impostato durante la sosta dallo staff dell’allenatore si sta rivelando alquanto proficuo. D’altra parte, ne avevamo avuto una riprova già martedì scorso, in occasione della semifinale d’andata di Coppa Italia, di fronte alla Juve che oggi ha spazzato via il Sassuolo con 7 gol, ma che, cinque giorni fa, nell’ultimo quarto d’ora era stata messa alle corde dai nerazzurri: per questo, la semifinale di ritorno è tutt’altro che chiusa.

Contro il Chievo, l’Atalanta ha costruito sei nitide occasioni da rete prima del colpo di petto di Mancini, la cui professione di umiltà post partita è stata esemplare. La dice lunga sulla “Scuola di Zingonia” dove il maestro è Gasperini e gli allievi che lo seguono, sfondano. Lo sanno bene anche a Crotone, il trampolino di lancio di Gian Piero: in Calabria ha firmato grandi imprese e ha lasciato ricordi eccellenti. La squadra calabrese sarà l’ultimo test prima del Borussia: se tanto ci dà tanto, a mano a mano che si avvicina al Muro Giallo, l’Atalanta sta sempre meglio. Sicuramente, a Dortmund ci sarà di che divertirsi. Senza paura. È il bello di questa Dea.

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