Elezioni regionali

Attilio Fontana nuovo governatore Gori: «Vedrò se restare sindaco»

Attilio Fontana nuovo governatore Gori: «Vedrò se restare sindaco»
07 Marzo 2018 ore 04:30

La sconfitta era preventivata, ma certo non di queste dimensioni: Attilio Fontana è il nuovo governatore della Regione Lombardia e ha conquistato la vittoria con una percentuale schiacciante rispetto al suo primo rivale, ovvero il candidato del centrosinistra e sindaco di Bergamo Giorgio Gori. L’ex sindaco di Varese ed esponente della Lega, ha preso poco meno del 50 per cento delle preferenze contro il 29 per cento circa di Gori. Oltre venti punti percentuali, un risultato che va ben oltre le più rosee aspettative della coalizione di centrodestra, che pareva convinta della vittoria ma con un margine di circa dieci punti percentuali. Sconfitto anche l’altro bergamasco in lizza per la poltronissima del Pirellone, ovvero il pentastellato Dario Violi, che però ha preso il 17,3 per cento dei voti, un risultato buono se si considera che il Movimento 5 Stelle, in Lombardia, fatica ancora a sfondare (come dimostrano i risultati regionali alle politiche).

 

 

[Dati L’Eco di Bergamo]

 

Violi il primo a parlare. Lo scrutinio è iniziato alle 14 del 5 marzo, quando erano in dirittura d’arrivo i conteggi relativi alle votazioni delle politiche. Sin dai primi risultati, è parso evidente che la sperata rimonta di Gori sullo sfidante non sarebbe avvenuta. Già alla prima proiezione, dalla sede del Carroccio in via Bellerio diversi esponenti della Lega dicevano di aspettare la telefonata del sindaco di Bergamo per congratularsi con Fontana per la vittoria. Invece il primo a telefonare pare sia stato Violi, che ha però precisato a Fontana che il Movimento 5 Stelle farà «un’opposizione senza sconti, sebbene responsabile». Insomma, i pentastellati si sono detti pronti a dialogare su alcuni temi, primo fra tutti quello dell’autonomia. Alle spalle dei principali tre contendenti, ecco Onorio Rosati di Liberi e Uguali (1,9 per cento) e restanti tre contendenti, che hanno chiuso con percentuali irrisorie, ovvero Giulio Arrighini (Grande Nord), Angela De Rosa (Casapound) e Massimo Roberto Gatti (Sinistra per la Lombardia).

Gori davanti solo a Bergamo città. Da una prima analisi del voto in Bergamasca, si può notare come la strategia tentata da Gori (sulla carta, l’unica applicabile), cioè quella di andare a pescare voti nella cosiddetta “provincia” regionale, non ha dato i frutti sperati. Dai dati al momento disponibili, infatti, Gori è riuscito ad avere la meglio su Fontana soltanto in città, ma con un minimo distacco: 43,38 per cento a 41,43 per cento. Appena fuori dai confini cittadini, invece, per il sindaco di Bergamo è stata una debacle: a Seriate, Fontana s’è imposto con il 49,02 per cento contro il 32,28 per cento di Gori; a Dalmine, Fontana ha preso il 47,87 per cento e Gori il 31,86, con Violi che ha ottenuto un non secondario 16,72 per cento; a Mozzo, invece, Fontana ha vinto con il 45,40 per cento rispetto al 39,88 per cento di Gori. E più ci si allontana dai confini di Bergamo città, più la forbice si allarga: ad Albino, Fontana ha preso il 53,39 per cento dei voti contro il 31,42 per cento di Gori, mentre a Calusco d’Adda Fontana ha ottenuto addirittura il 54,81 per cento contro il misero 27,85 per cento di Gori. A Treviglio, Fontana ha preso il 49,84 per cento, Gori il 32,61 per cento; a Clusone il 54,70 per cento dei voti è andato a Fontana, il 30,80 per cento a Gori; a Branzi la differenza è addirittura abissale, con Fontana che prende il 78,31 per cento contro il 14,97 per cento di Gori. Uno schema che, numeri alla mano, pare essersi ripetuto un po’ in ogni capoluogo di provincia, con Gori in grado di tenere testa a Fontana solamente in alcune città (come Milano) per poi prendere distacchi importanti nei Comuni più lontani. A questo punto, si apre anche la partita di Palazzo Frizzoni: che farà, ora, Gori?

 

 

Le dichiarazioni: Gori non sa se resterà sindaco. Le prime dichiarazioni pubbliche di Gori sono state rilasciate a Enrico Mentana, su La7: «Ho chiamato il leader di centrodestra e mi sono complimentato con lui. Ho fatto la miglior campagna possibile e siamo comunque andati meglio rispetto al dato nazionale. Ora però mi prendo qualche giorno per decidere se tornare a fare sindaco di Bergamo». Si apre quindi uno scenario che, in fin dei conti, era prevedibile: Gori, che nei mesi di campagna elettorale non ha mai voluto parlare del post elezione, a questo punto deve decidere se restare a Palazzo Frizzoni o lasciare le chiavi della città al suo vice, Sergio Gandi, fino al voto dell’anno prossimo. Con il Pd nazionale davanti a una necessaria rivoluzione, infatti, non è escluso che per Gori si aprano anche possibilità di ruoli nuovi nel partito. Dal canto suo, dalla sede di via Bellerio, Fontana ha tenuto il suo primo discorso da governatore lombardo: «Grazie agli elettori lombardi che hanno creduto all’idea di regione che ho raccontato. Grazie a Matteo Salvini per avermi scelto. Con Maroni mi sono sentito anche dieci minuti fa, abbiamo già in programma una serie di incontri per parlare delle cose che in questo momento sono sul tavolo». Fontana ha poi anche ringraziato Gori: «Vorrei complimentarmi con lui perché si è comportato correttamente».

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