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È stata uccisa il 12 settembre

Avesta, la giovane guerrigliera che sfidava lo Stato Islamico

Avesta, la giovane guerrigliera che sfidava lo Stato Islamico
Personaggi 16 Settembre 2014 ore 20:10

La sua storia, da viva, l’aveva raccontata il Foreign Policy nell’ambito di un’inchiesta volta a narrare la guerra all’Isis vista dalle donne. Avesta, 24 anni, era una delle guerrigliere curde che in Iraq combattono i fondamentalisti dello Stato Islamico. Avesta comandava una pattuglia di 13 combattenti, di cui 8 donne, del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), un’organizzazione ribelle – in alcuni Stati considerata una formazione terrorista – che da decenni combatte contro lo Stato turco per i diritti dei curdi. I suoi commilitoni arrivano dalle montagne del Qandil, una regione divisa tra Iraq, Turchia e Siria, e fanno parte delle centinaia di curdi che hanno scelto di recarsi nel nord dell’Iraq per combattere il nemico.

È morta ammazzata per una ferita al collo pochi giorni fa, appena dopo l’uscita del reportage. Sul campo di battaglia. Era impegnata alla guida di un’operazione congiunta con i peshmerga per la riconquista di un villaggio vicino Makhmour, a pochi chilometri da uno dei fronti più caldi della lotta all’Isis. Avesta era un militare esperto, aveva già combattuto contro la Turchia, sempre tra le fila del Pkk, nel 2005, nel 2008 e nel 2012. La prima volta aveva 15 anni. Decise di combattere dopo aver visto il corpo del fratello mutilato durante un combattimento. Le guerre e la vita le hanno insegnato a usare armi e a vivere in isolamento tra le montagne.

Del Pkk diceva: «Ci chiamano terroristi ma noi salviamo i civili, i jihadisti li decapitano». E poi aggiungeva, sull’Isis: «I soldati dello Stato islamico combattono con rigore ma non è stata una sfida difficile come quelle precedenti con l’esercito turco. Loro hanno aerei da combattimento ed un’altra potenza aerea». È opinione diffusa tra i guerriglieri del Pkk, infatti, che l’Isis stia conducendo una guerra più che altro psicologica, e che lo Stato Islamico non sia così forte come crede di essere. Una convinzione che, comunque, non è bastata per salvare la vita a Avesta.

Che cos’è il Pkk. Il Pkk, di ispirazione marxista, è considerato un gruppo terroristico sia dagli Usa che dall’Unione Europea. Mira alla creazione di uno Stato curdo che comprenda parte del sud della Turchia. A questo scopo non ha esitato a intraprendere, per 25 anni, la lotta armata in territorio turco, poi sospesa nel 2013: una guerra a bassa intensità che oppone i poco più di 4 mila guerriglieri comunisti del Pkk alle truppe di Ankara.

Di fronte all’avanzata dello Stato Islamico i guerriglieri curdi dei diversi paesi e delle diverse appartenenze politiche si sono uniti e hanno avuto l’appoggio di Usa e Ue. Il Pkk, dal 6 agosto scorso, è parte integrante dei contingenti di guerriglieri curdi che combattono l’Isis, elemento che potrebbe portare a ripensare la sua considerazione da parte dell’Occidente. Il coinvolgimento del Pkk nella lotta all’Isis, necessariamente, influirà sulla Turchia e la comunità internazionale, che sono pressate dai guerriglieri affinché non siano considerati terroristi.

Le donne combattenti. Le donne rappresentano il 18 percento di tutti i militanti del Pkk. Combattono, e muoiono, per il sogno di uno Stato sovrano del Kurdistan. A spingerle alla lotta, secondo un Rapporto della polizia turca, sono pressioni familiari, matrimoni precoci e minacce di delitti d’onore. Tra il 1996 e il 2010, il 55 percento degli attentati dinamitardi suicidi del Pkk è stato compiuto da una donna: una percentuale molto più alta di qualsiasi altra organizzazione terroristica al mondo. Sono entrate a farne parte dopo la cattura del leader, Abdullah Ocalan, avvenuta nel 1999. È a lui che le donne riconoscono ogni merito, dall’emancipazione della donna a una sorta di illuminismo in versione curda. Uno degli slogan del Pkk, non a caso, è «Liberare le donne, liberare il Kurdistan».

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