Battiato, progetto Joe Patti’s

06 Agosto 2014 ore 05:59

Joe Patti’s experimental group tour in attesa del nuovo omonimo disco di Franco Battiato in uscita il 16 settembre. Un percorso nella memoria dell’artista catanese alle prese con moduli stilistici sperimentali, secondo quel tipo di ricerca che aveva animato la new wave degli anni sessanta-settanta e che per Battiato era significato mettere a frutto e reinterpretare gli insegnamenti di Karlheinz Stockhausen, leader indiscusso della composizione musicale elettronica.

Ed ecco a distanza di molti anni un Battiato ancora una volta alle prese con quelle sonorità estratte per l’occasione anche attraverso un sintetizzatore analogico d’epoca proprio per rendere quell’atmosfera intatta, per restituire la suggestione del tempo tale e quale. Su questo progetto ha preso forma l’idea del cd: anche se profumato di quel “magic sound” con l’impronta vivida delle tracce del vinile etichettato  Bla Bla’. Farne copie adesso anche in vinile, un sogno! Ma il mercato ha le sue esigenze e stenta a fare i conti con la poesia dei ricordi. Un’idea, però, che se fiorisse davvero in Franco probabilmente verrebbe realizzata con la stessa determinatezza di ogni altra. Già a proposito con il progetto Joe Patti siamo a buon punto.

La prima parte del concerto evoca brani degli anni ’70 tratti dagli album Fetus, Pollution, Sulle corde di Aries, Clic e M.lle le Gladiator, grande omaggio alla spazialità musicale e alla direzione dei movimenti del suono del maestro tedesco. Franco Battiato esegue i brani alternandosi a sintetizzatore, tastiera e pianoforte, affiancato in questo dall’ingegnere del suono Pino “Pinaxa” Pischetola ai live electronics e dal pianista Carlo Guaitoli.

Il pubblico ascolta incuriosito: si divide tra quello che sta quasi in adorazione di fronte alle interpretazioni del repertorio “classico” e che si sente un po’ “tradito” e  disorientato e l’altro, quello di chi ha da sempre conosciuto e apprezzato la protocellulla da cui poi tutto ha tratto origine, sviluppandosi.

Forse non tutti sanno, ad esempio, che la sigla del TG2 Dossier intitolata Propiedad Prohibida fa parte dell’album Clic del ’74 e che moltissime delle invenzioni sonore sparse qua e là come schegge nel ciclo di sperimentazione si ritrovano inserite in quelle composizioni che hanno regalato emozioni stupefacenti al pubblico. Battiato per la prima volta indugia su questi aspetti in un tour articolato e ne indica i meccanismi nascosti.

Il Joe Patti’ Project è insomma un complesso lavoro sinergico che ogni volta prende una sua propria vita perché non mancano neppure le “improvvisazioni” e in cui i musicisti  profondono energia allo stato puro dopo ore di prove minuziosissime. Poi Battiato lascia gli strumenti e inizia il suo repertorio, quello atteso, quello “di sempre” capace di muovere il corpo e lo spirito. La sua voce accarezza mentre la base si alza e le mani di Guaitoli scivolano sulla tastiera e il sogno ha inizio: “Parlami dell’esistenza di mondi lontanissimi… Fornicammo mentre i fiori si schiudevano….Ci alzammo che non era ancora l’alba pronti per trasbordare dentro un satellite artificiale, che ci condusse in fretta alle porte di Sirio…”.  Proprio la stella più brillante del nostro cielo, la più vagheggiata del firmamento, quella amata da Stockausen, l’eccentrico che amava ripetere: «Sono stato istruito su Sirio e ci ritornerò anche se momentaneamente vivo ancora a Kürten».

 

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