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Bergamo ha la sua Lana Del Rey Il mosaico di voci di Beatrice

Bergamo ha la sua Lana Del Rey Il mosaico di voci di Beatrice
Personaggi 25 Luglio 2018 ore 11:02

Da piccola ascoltava il nonno esibirsi in improvvisi slanci da tenore. Suo padre ha coltivato per anni il sogno di raggiungere il successo con una rock band, a metà strada tra i Pink Floyd e i Pooh. Alla terza generazione, la famiglia Chieu potrebbe fare il grande salto grazie alla voce versatile di Beatrice, classe 1992, una tra le nuove cantanti più talentuose della scuderia di McHarmony di Stezzano. È uscito da poco il suo primo singolo, The Only Thing, ma i più attenti l’avranno notata anche nello spot Snai per i mondiali di calcio, dove interpreta una tifosa tedesca. Sì, perché Bea di talenti ne ha parecchi. «Ho iniziato a 15-16 anni come modella e ben presto sono arrivata alla tv. Ho fatto la presentatrice per emittenti locali e figurato in programmi noti come The Comedians con Claudio Bisio e Frank Matano, 1993 per la regia di Stefano Accorsi, Alex e Co. e Monica Chef su Disney Channel».

 

 

Musicalmente, a 18 anni si apre per lei una (breve) fase rock, come cantante del gruppo The Bold Rock. Ben presto rivede il suo genere musicale ed esce, nel 2014, con un singolo sotto lo pseudonimo di Alysha, Sha la la te quiero, che già dal titolo lascia presagire sonorità pop. Da quel primo pezzo tante cose sono cambiate: «Ho studiato e sono cresciuta a livello tecnico, la mia vocal coach Laura Pesenti mi segue da un annetto e mi ha fatto tirare fuori il meglio dalle mie corde vocali. Poi, un amico mi ha fatto conoscere l’etichetta di McHarmony ed è nato un bel sodalizio con il mio produttore e musicista Blow Stream, al secolo Alessandro Cavagna. È il mio braccio destro, abbiamo già scritto sette inediti».

 

Ma che tipo di star vorrebbe essere Bea? «Come quelle americane», afferma senza indugi. «In Italia ci sono tante brave cantanti ma poche hanno seguito il modello delle dive più famose oltreoceano». Ovvero? «Be', quello che fa leva sull’immagine, sui social, su video molto curati e una presenza costante sui canali mediatici ormai preferenziali come Instagram e YouTube. Il mio idolo in questo senso è Dua Lipa. Adoro la forza di Christina Aguilera e alcuni mi accostano a Lana Del Rey, anche nelle movenze. Amo moltissimo Madonna, è la numero uno del pop». Uno stile americaneggiante, con testi in inglese e musica elettronica, video accattivanti e l’ambizione di diventare influencer: «Credo di avere uno stile particolare anche in fatto di moda. Non ne seguo uno preciso, mi piace mescolare e privilegiare l’ispirazione del momento». Un po’ come nella musica. «Ascolto dal pop al jazz, mi piace la disco music Anni Ottanta come l’hip hop di oggi. Non mi focalizzo tanto sulle canzoni, quanto sui timbri vocali per cercare di farli miei, per creare un mosaico di voci. È stato il compositore Norberto Terenghi a scoprire la mia voce e la mia timbrica particolare. Mi ha seguita e spronata molto. Gli devo tanto».

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Suo padre Flavio è anche il suo fan numero uno. «Volevo fare il musicista anch’io - racconta -. Ma poi ho iniziato a lavorare come informatico e ho appeso la chitarra al chiodo». La figlia invece non ama suonare gli strumenti, lei strimpella le sue corde vocali. «Nella vita sono sempre stata strana, non uscivo molto, preferivo stare nel mio mondo, a studiare o a guardare film. Ho sempre avuto pochi amici. Sul palco faccio uscire quello che non esprimo nella quotidianità, sono sempre molto tranquilla davanti alle telecamere». Un mosaico di stili e timbri che si rintraccia anche nelle radici della sua famiglia. «Madre ligure e padre friulano, io sono nato a Parigi - spiega papà Flavio -. La città francese forse ci ha donato un tocco di raffinatezza in più. Poi ci siamo trasferiti qui a Bergamo e Bea è nata qui». La sua canzone è su Spotify dal 22 giugno. Suo padre, negli Anni Settanta, apriva le buste dei vinili di Dark Side of the Moon e Atom Heart Mother con cura maniacale, per non rovinarli. Ora sua figlia sta portando avanti, con un grande salto, il suo sogno musicale. Con generi e modalità differenti, lontanissimi, ma sempre dello stesso meraviglioso sogno si tratta.