Il vero problema dei bimbiminchia sono i loro genitoriminchia

Personaggi 25 Aprile 2018 ore 05:45

Abbiamo altre volte parlato di genitori bimbiminchia di inevitabili figli bimbiminchia. È assodato che ormai non si genera più normale prole ma esclusivamente il frutto della più eccelsa genialità, quasi bagnata nel divino. Padri e madri che, inebetiti e inebriati da una propaganda fatta di filmetti american-tamarri tutti intrisi di «mamma ti vuole bene» e «andrà tutto bene», ritengono giusto, in assenza di una base culturale solida, di sposare simili messaggi. Per niente inoffensivi per il semplice fatto che li avviano alla poco pertinente carriera di sindacalisti.

Ormai la generazione di mamme e papà che proibivano, sgridavano e ogni tanto facevano volare un ceffone salutare sembrano far parte di un’archeologia le cui vestigia vanno disprezzate e lasciate sepolte là dove sono. Eppure mai una società come la nostra è stata così intellettualmente e moralmente carente, mai si è vista tanta arroganza e supponenza da crederla un modello assoluto di perfezione: monito per il passato e faro per il futuro.

La lista di quello che accade è lunga e amaramente nota, tutta materia da talk show e passerelle per strizzacervelli e sociologi della ultim’ora. Ognuno snocciola la propria teoria e si pavoneggia in cerca di consensi. Nel frattempo fioccano, in perfetta sintonia con le direttive di un sistema orientato e orientante, le trasmissioni televisive e radiofoniche a tema e specialmente a tesi.

Vicino al comico è il lavoro, se così vogliamo definirlo, di pertinace orientamento del pubblico sulla emittente di Confindustria Radio24, dove il ben curato palinsesto è visibilmente costruito ad arte: i ragazzi vivono un disagio sociale, è la scuola che ha la maggior parte delle colpe, la droga va data a chi ne vuole fare uso, lo stato deve pagare anche i piccoli “vizi” dei giovani con un assegno, eccetera, eccetera. I poveretti che non aderiscono in toto a questo assunto vengono più o meno larvatamente linciati o quanto meno tacciati di arretratezza. La cultura di oggi, secondo loro, dovrebbe essere espressione di permissivismo e libertarismo assoluti.

In particolare il collega Gianluca Nicoletti, nel suo Melog, una volta intelligente Golem, elabora qualcosa che sta a metà tra il test e il quiz proponendo tre possibili variabili ai suoi ascoltatori. Una di impronta tradizionale, che viene annunciata con voce canzonatoria, una seconda media trattata con l’indulgenza e la speranza di chi prima o poi verrà redento, e poi quella giusta, specchio di una società sgangherata ma amatissima come un progetto riuscito male. Il risultato non è da poco: si continua a rappresentare una finta realtà, si insiste a non voler vedere come stanno le cose.

I bimbiminchia, figli di altrettanti genitoriminchia (dato che il danno generazionale è stato fatto) non sono affatto quei pargoletti fragili nelle loro campane di vetro, indifesi di fronte ai cattivi, perché a picchiare gli insegnanti sono loro, ad umiliare compagni di scuola più deboli sono loro, a fare uso di stupefacenti precocemente sono sempre loro, così come a riunirsi in branco. La verità è una sola e semplice: non si riesce a educare con la fermezza necessaria quando sarebbe necessario, mentre al contrario si scaricano le responsabilità come se la famiglia fosse una specie di entità amministrativa locale pronta a cercare in «Roma ladrona» ogni colpa nel gioco stucchevole dello scaricabarili.

Sarebbe ora che papà e mamme riprendessero il loro ruolo di educatori in perfetta armonia con una scuola sempre più esautorata a causa dell’ingerenza di persone estranee per palese inadeguatezza. Un meccanico, un fornaio, un manovale, (solo per esempio…) faccia bene il suo lavoro per cui eccelle, ma è semplicemente folle permettere che un incompetente sindachi il lavoro di un insegnante, pena il disastro cui stiamo assistendo. I de-cretini delegati sono stati una pessima idea e si stanno rivelando in tutta la loro fallimentare dimensione. Ma il sistema non vuole trovare soluzioni, il sistema elabora tesi e infischiandosene della realtà si accontenta della metafora delle statistiche.

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