Fondatore del Sermig

Breve profilo di Ernesto Olivero cittadino onorario di Bergamo

Breve profilo di Ernesto Olivero cittadino onorario di Bergamo
25 Febbraio 2015 ore 10:15

«La mia avventura, in fondo, è nata da un’emozione, da una compassione, volevo dar da mangiare agli affamati». In questa frase si trova tutta la vita di Ernesto Olivero, fondatore del Sermig (Servizio missionario giovani), al quale è stata assegnata la prima “cittadinanza onoraria Giovanni XXIII” del Comune di Bergamo (riconoscimento che gli verrà  consegnato ufficialmente l’11 aprile nel corso di una seduta straordinaria alla presenza di molti studenti). Tale onorificenza è stata introdotta nel Regolamento Comunale di recente e, all’articolo 15, prevede che venga conferita «con cadenza triennale a un cittadino italiano o straniero non residente nel territorio di Bergamo che, a livello internazionale, si è distinto per la propria opera in favore della pace».

Chi è Ernesto Olivero. Ernesto nasce in un piccolo paese del Salernitano nel 1940, all’età di 12 anni si trasferisce con la famiglia in Piemonte, dove inizia a lavorare in alcune industrie locali e in una filiale di Banca Intesa, dalla quale si licenzia nel 1991 per dedicarsi completamente alla cura dei ragazzi e dei più bisognosi. Nel 1964 a Torino decide assieme alla moglie Maria, conosciuta durante l’organizzazione delle Giornate Mondiali della Gioventù, e ad alcuni amici di fondare il Sermig «decisi a sconfiggere la fame con opere di giustizia, a promuovere sviluppo, a vivere la solidarietà verso i più poveri».

«Quando si inizia un’avventura non si sa mai dove si va a finire. L’idea che avevo era quella di combattere, non di sconfiggere, ma di combattere la fame nel mondo. Ma il punto di partenza fu una commozione, la compassione per un povero che non aveva un tetto sotto il quale passare la notte. L’inizio di ogni bella e grande avventura, come è quella del Sermig, penso sia sempre segnato da una commozione alla quale si dice “sì”».

I primi passi. Le difficoltà furono da subito moltissime, ma in aiuto di Olivero venne l’allora Cardinale di Torino Michele Pellegrino che nel 1969, viste le numerose adesioni di ragazzi che offrivano il loro tempo per dare un aiuto ai più bisognosi, mise a disposizione di quelli del Sermig, in un momento in cui non erano ben visti dal resto della Diocesi, la chiesa di via Arcivescovado a Torino (al Cardinale, definito da Olivero “il nostro primo amico” è dedicata l’attuale sede). Negli anni della contestazione giovanile, Olivero e il Sermig non si schierarono politicamente, ma cercarono metodi semplici per conquistare i giovani e farli partecipare alla loro opera (organizzarono incontri, mostre e mercatini per raccogliere fondi): vennero organizzati molti eventi culturali come il concerto di beneficenza di Adriano Celentano che, il 23 febbraio 1969, riempì l’intero Palazzetto dello Sport di Torino. Anno dopo anno, la realtà fondata nel torinese aumenta sempre di più a livello numerico e fa breccia nel cuore di molte personalità famose come Madre Teresa di Calcutta, Norberto Bobbio, dom Helder Camra ed il Cardinale Van Thuan. Nel 1974 avviene l’incontro con Papa Paolo VI che sprona ancora di più Olivero: «Spero che da Torino, dal Piemonte, terra di santi, venga una rivoluzione d’amore».

 

 

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L’arsenale della Provvidenza. Il 2 agosto 1983 il Sermig ottiene dal Comune di Torino la possibilità di usare alcuni spazi dell’ex arsenale militare, situato in uno dei quartieri più malfamati della città. L’area ridefinita Arsenale della pace, su consiglio di Giorgio La Pira che invitava a trasformare «le armi in strumenti di lavoro e di pace», venne inaugurata l’11 aprile 1984 dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini e occupa circa 45.000 metri quadrati, offrendo 1.900 posti letto e 2.590 pasti in quello che è diventato un vero e proprio “monastero metropolitano”. Nella sua storia, il Sermig è riuscito ad aprire altri due Arsenali: l’Arsenale della Speranza a San Paolo in Brasile (1996), dove, grazie all’operato dell’arcivescovo metropolita di Mariana, Luciano Pedro Mendes de Almeida, si è riusciti a creare una cooperativa di inserimento nel mondo del lavoro, e l’Arsenale dell’Incontro a Madaba in Giordania (2006), per bambini e ragazzi diversamente abili cristiani e musulmani.

Ad oggi i numeri della “missione” di Olivero sono incredibili: 92 paesi coinvolti, 77 missioni di pace, 5.300 volontari, 22.200.000 ore di volontariato, 3.200 posti di lavoro trovati, 4.800 allievi ai corsi di alfabetizzazione, restauro e musica e 12.000.000 presenze a incontri di preghiera, di formazione e culturali. Il Sermig viene aiutato per il 93,3% dalla gente comune, dal 2,7% in Italia da Enti pubblici e dall’1,6% dalle Banche e dalle fondazioni bancarie. L’attenzione è sempre per i giovani che cercano due cose semplici, ma difficilissime da trovare: la verità e l’umiltà.

«Oggi – dice Olivero – i più poveri in assoluto sono i giovani. Questo perché i grandi hanno sbagliato, hanno dato ai giovani solo tanto consumismo e tanto qualunquismo; non in assoluto certamente, perché non tutti gli adulti hanno agito così e non tutti i giovani sono così, ma i dati scientifici, purtroppo, parlano a sfavore dei giovani. La nostra speranza è che i grandi, prendendo coscienza di ciò, si riconcilino con i giovani e, a loro volta, i giovani si riconcilino con i grandi per una nuova rinascita. Spero che questo progetto possa toccare il cuore di molti». Dal 2002 tutti i giovani volontari di Sermig si sono ritrovati in quattro incontri che sono stati nominati “Appuntamenti Mondiali Giovani della pace” (I°: Torino 2002, II°: Asti 2004, III°: L’Aquila e Torino 2010, IV°: Napoli 2014).

 

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I riconoscimenti. Per tutto l’operato da lui svolto nei 51 anni di attività del Sermig, Ernesto Olivero è stato nominato nel 1991 da Papa Giovanni Paolo II «amico fedele di tutti i bambini abbandonati nel mondo». Re Hussein di Giordania gli ha conferito la decorazione “Al Kawkab di prima classe”. In Israele gli è stata dedicata una piantagione di 18 alberi e la Custodia della Terra Santa lo ha premiato come “Uomo di pace di Betlemme e Gerusalemme”. L’Osservatorio permanente presso la Santa Sede all’ONU, infine, lo ha insignito del titolo di “Servitor Pacis” nel 1997. Olivero è stato candidato più volte al Premio Nobel per la Pace. Dall’11 aprile 2015 il particolare palmarès di Olivero si “arricchirà” della cittadinanza onoraria Giovanni XXIII, continuando con la sua missione: «Noi vorremmo non allarmare, ma fare aprire gli occhi. Credo che la stragrande maggioranza della gente, se apre gli occhi, vede e se vede, poi, modifica qualche comportamento».

 

http://youtu.be/mHowNT8QIIM

 

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