Un nuovo modo di fare impresa

Brunello Cucinelli, re del cachemire E la sua azienda “rinascimentale”

Brunello Cucinelli, re del cachemire E la sua azienda “rinascimentale”
Personaggi 30 Ottobre 2014 ore 12:51

Brunello Cucinelli è stato insignito esattamente una settimana fa a New York del Fashion Star Honoree Award 2014 dal Fashion Group International. Nella straordinaria cornice del ristorante Cipriani di Wall Street, si è svolta la cerimonia intitolata The Protagonists (I protagonisti) per un parterre di oltre 500 ospiti tra cui le più importanti personalità del sistema moda americano, della stampa e della mondanità newyorkese. Ma chi è davvero?

 

Un caso di moderna economia, tutto all’italiana, è diventato oggetto di studio in prestigiose università d’oltreoceano. È il paradigma tracciato da Brunello Cucinelli, re del cachemire e imprenditore fulgido, simbolo di quel successo italiano che tutto comprende tranne che l’effimero.

Forte di un’azienda quotata nel 2012 in Borsa, che già l’anno successivo aveva raddoppiato il proprio valore, grazie anche alla sua impresa umanistica: una scelta dal sapore quasi rinascimentale, orientato ad appagare l’aspetto economico, etico e filosofico del suo business. E dei suoi dipendenti, ai quali ha distribuito i 5 milioni di utili guadagnati con l’ingresso in Borsa (vale a dire 6.385 euro in più in busta paga per ogni collaboratore). Un gesto fuori dal coro.

 

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In Italia il 70 percento dei lavoratori occupati è insoddisfatto del proprio lavoro, come dimostra una recente ricerca condotta da Luiss. All’estero, per fronteggiare un mercato competitivo e momenti di crisi economica, è già stata abilitata la figura dell’happy manager, perché la relazione tra il prodotto interno lordo e prodotto interno felicità è più stretta di quanto si possa pensare. Il caso italiano di Brunello Cucinelli rappresenta un modello di successo al quale ispirarsi, per vivere al meglio – come lui stesso sostiene –  questo momento di rinascita. Ecco la strategia vincente secondo il fondatore e proprietario dell’omonima azienda dell’abbigliamento in cachemire a 5 stelle, nonché guida di un impero da oltre 220 milioni di euro.

Prima regola: nutrire la mente. Prima ancora che re mondiale del cashmere, Brunello Cucinelli rappresenta la versione del perfetto mecenate. Un’interpretazione moderna di Lorenzo il Magnifico. Rispolvera quotidianamente la filosofia antica, predilige cibi semplici e sani, non manca un giorno dall’esercitarsi nel nuoto e nello yoga e legge, legge, legge. Tanto da essersi meritato, oltre al cavalierato del lavoro, una Laura Honoris Causa in Filosofia ed Etica delle relazioni umane all’Università di Perugia. La sua composizione preferita? Il Requiem di Mozart.

Un capitalismo dal volto umano. Basta restaurare l’antico borgo trecentesco di Solomeo, frazione di Corciano, dotandolo di un teatro da 200 posti (Teatro Cucinelli, appunto) di cui finanzia l’intera stagione, e dell’anfiteatro “Foro degli artisti” per le manifestazioni estive. Solo così si può dar vita ad un’illuminata concezione di “impresa umanistica”, che si traduce in un nuovo modo d’intendere il lavoro e l’imprenditoria. Un modello pensato per rendere il lavoro più umano, mettendo la persona al centro di tutto. Una teoria rivoluzionaria rispetto alle attuali regole del mercato che si concretizza in quello che lui chiama «bene supremo», ovvero «Dare all’impresa un senso che vada oltre il profitto e reinvestire per migliorare la vita di chi lavora, per valorizzare e recuperare le bellezze del mondo».

 

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In pratica… I suoi dipendenti guadagnano quasi il 30 percento in più di quelli dei settori affini. Attorno alla sua azienda ruota un indotto che nel complesso vale 3mila posti di lavoro. La sorte dei giovani gli sta molto a cuore e lo dimostra finanziando Borse di Studio nelle facoltà umanistiche di Perugia e a lui si deve il primo Master Italia-Cina nel settore tessile.

Nell’azienda, per riposarsi, i dipendenti passeggiano nel “giardino filosofico” e a pranzo si ritrovano in mensa per gustare, come in famiglia, i piatti della tradizione preparati dalle massaie del borgo. L’impresa risponde a una sua etica, ponendo sempre i valori umani al primo posto. Aboliti quindi i cartellini segna-presenze e le gerarchie rigide. Certo, i profitti avranno pure un’importanza, ma senza mai arrecare danni all’umanità. Anzi, come diceva l’imperatore Adriano, «sentendosi responsabili della bellezza nel mondo».

In tempi di crisi, poi, per incentivare la produttività da Cucinelli si aumentano gli stipendi (una sorta di supertredicesima) e si riscopre la dimensione familiare anche tra colleghi. Se non potete visitare l’antico borgo di persona e cogliere l’aura filosofica che alberga su questo microcosmo, potete carpirne lo spirito anche dal suo sito Internet. Più che in una vetrina commerciale sembra, di entrare in un sito didattico. Ogni capitolo è introdotto da frasi dei grandi del pensiero classico: Seneca, Socrate, Francesco d’Assisi. Quasi a testimoniare che il cashmere non è il vero messaggio da comunicare.

La Scuola dei Mestieri. Il problema che attanaglia il nostro Pese, secondo Brunello, è legato ad una crisi di civiltà, che stiamo però fronteggiando. Negli ultimi due anni, complici figure come lui, stiamo tornando a dare valore al lavoro artigianale, confermando stima e riconoscimento ai giovani che intraprendono un futuro volto a modellare la creatività attraverso le antiche arti.

Ecco perché a Solomeo esiste la scuola dei Mestieri, un luogo di formazione delle arti, in cui è stata riscoperta la figura del sarto, del ricamatore, del magliaio. L’ obiettivo è restituire alle arti considerate ‘minori’ la nobiltà che avevano un tempo e che sembra ora andata perduta, trasmettendo ai giovani la fiducia nel futuro, rispolverando il passato. Una scuola in cui gli studenti non pagano ma ricevono un compenso (come veri dipendenti) e dove gli insegnanti sono gli stessi uomini e donne che lavorano sul campo da anni nell’azienda, per trasmettere alle nuove leve non solo i trucchi del mestiere ma anche i valori etici della professione.

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