Il brevetto nel 2011

Buonavoglia, l’inventore di Stezzano che ha creato i bicchieri tascabili

Buonavoglia, l’inventore di Stezzano che ha creato i bicchieri tascabili
Personaggi 10 Maggio 2018 ore 07:00

Quando si parla di invenzioni, stiamo tutti affascinati. Perché l’inventare è il posto dove la fantasia si incontra con la realtà per dar luogo a forme, oggetti, prodotti che, prima, erano solo delle idee. Esperto di invenzioni e del mondo che ci gira intorno è Girolamo Buonavoglia, che abbiamo incontrato nella sua casa di Stezzano. Ci racconta della sua vita, delle sue invenzioni e del suo ultimo brevetto. Si tratta di un bicchiere portatile, tascabile e da passeggio, unico al mondo. Frutto della sua intuizione prima, e della sua invenzione brevettata poi.

Inventore da sempre. «Sono un pensionato inventore di 82 anni. All’età di 14 anni ho conosciuto mia moglie Maria, ci siamo sposati a 18 anni e a 20 abbiamo avuto il primo figlio. Adesso ne abbiamo cinque. Io vengo da una famiglia di marmisti e di scultori, mio nonno era scultore, mio padre era scultore, ma io non ho mai praticato quest ’arte, e ho cominciato invece a lavorare alle Poste. Il mio primo brevetto risale all’anno 1966-1967, e riguardava i bottoni che non si cucivano. Si attaccavano e si staccavano senza dover usare ago e filo. Il tutto funzionava in questo modo. Ogni bottone, anziché avere quattro buchi, ne aveva solo uno al centro, dal quale usciva un gambino che veniva fatto scattare sul contro bottone che c’era dietro. Questa invenzione fu un vero successo, ci fu un boom enorme. Partecipammo a tre edizioni del Samia, il salone mercato internazionale dell’abbigliamento che si tiene a Torino. Arrivarono dall’America trentadue fabbricanti di bottoni a bordo di un aereo privato. Erano interessati al brevetto. Noi al Samia avevamo il nostro stand e la società che si prese l’esclusiva di questo brevetto fu il famoso bottonificio Bomisa, che li avrebbe utilizzati per le divise militari, perché quel tipo di bottone risultava pratico e comodo all’interno delle caserme».

 

 

L’idea dei bicchieri portatili. Quando è nata invece l’idea dei bicchierini portatili da passeggio? «A Roma, quindici anni fa. Ero con un’amica, una marchesa che conosco da tanti anni. Era il mese di maggio e noi ce ne stavamo tranquilli a Piazza del Popolo a prenderci un caffè. Lì vicino c’erano dei ragazzi che giocavano a pallone. Era una calda giornata e i ragazzi si recavano spesso a bere alla fontanella che c’era lì, nella piazza. Uno di questi aveva un cane che, quando il suo padrone andava a bere alla fontana, beveva sotto di lui allo stesso suo modo. Così mi venne da pensare che era proprio una stranezza che l’uomo, in determinate circostanze, si ritrovasse a bere come gli animali. Con le mani, perché a non c’erano bicchieri pratici e maneggevoli e soprattutto facili da portare in giro. Pensai che serviva una soluzione, ma la cosa finì lì.

Poi un giorno ero qua a Bergamo, vicino a una chiesa. Mentre aspettavo due amici notai una signora che si avvicinava alla fontanella lì vicino, perché doveva far bere i suoi due bambini. Anche lei andava lì con le mani e il bambino si bagnava, piangeva e non riusciva a bere. Mi è venuta così un’idea all’improvviso. Sono andato in macchina, ho preso un pacchetto di biscotti che mi ero portato dietro, l’ho svuotato e con il cartone ho fatto un cono. L’ho chiuso con il nastro adesivo e mi sono recato dalla signora chiedendole di provare a far bere il bambino con quello. Da lì è nata l’idea».

 

 

Fino alla distribuzione. Il signor Girolamo spiega che l’idea è fondamentale, ma da sola non è sufficiente. Per realizzare il prodotto c’è dietro un grande lavoro. «I progetti vanno studiati, ottimizzati, miniaturizzati, e poi si arriva al mercato, come abbiamo fatto noi. Questo bicchiere non è nato proprio così, ma come pezzo unico, però abbiamo visto che quando si chiudeva saldandolo poi era difficile da aprire. Allora abbiamo pensato di fare due guance, e questo è già un bicchiere anche senza schiacciarlo ai bordi per dargli la forma conica tondeggiante. Infatti ho visto parecchie signore, qui al Santuario della Madonna dei Campi di Stezzano, che riempivano il bicchiere di acqua senza aprirlo, quel poco che serviva per prendersi la pastiglietta, e poi lo rimettevano nella borsa». I bicchieri, destinati all’uso soprattutto nei luoghi di culto e di pellegrinaggio, recano sul davanti l’immagine di santi e di Papa Francesco. Il signor Girolamo ci racconta che ne hanno portati tantissimi al Santuario di Stezzano, dove non facevano in tempo a piazzarli che erano già spariti. Chiediamo da cosa è nata quest’idea di raffigurare, oltre ai santi, anche il Papa.

La guerra (vinta) del brevetto. «Dovete sapere che farci riconoscere il brevetto non è stato per niente facile. Il primo, quello italiano, l’abbiamo ottenuto nel 2011, e da quella data abbiamo cominciato la produzione dei bicchieri. Ma noi puntavamo al brevetto internazionale, e lì le cose si sono complicate. Con una raccomandata, mi si comunicava che la mia richiesta era stata respinta per l’ennesima volta perché ce n’era uno già depositato dal 1912, che era simile al mio, e mi si diceva che sarebbe stato quindi difficile farselo rilasciare. Un giorno, mentre stavo parlando con il mio collaboratore di questa guerra per i brevetti, è intervenuta nella conversazione sua figlia, alla quale è venuta l’idea di mandare a Papa Francesco questo bicchierino, fonte di tante diatribe, con la convinzione che, grazie al suo intervento, le cose avrebbero potuto in qualche modo placarsi. La figlia scrisse di sua spontanea volontà una lettera al direttore dell’Osservatore Romano, chiedendo come poteva fare per inviare un cartone di bicchierini al Papa. Ma il direttore non rispose mai. Quando ho saputo questa cosa mi sono innervosito. Ho preso cinque scatoloni grossi che contenevano qualche migliaio di bicchieri e li ho spediti come omaggio al Papa, da distribuire ai fedeli in Piazza San Pietro. Questo è avvenuto cinque giorni prima dell’apertura dell’Anno della Divina Misericordia. Purtroppo non mi risulta che loro li abbiano mai piazzati. Non so neanche se il Papa sa che li ho spediti. Io poi ho mandato una lettera al Santo Padre che so essere finita nelle sue mani, di questo ne ho la certezza. Anche lui non ci ha risposto ufficialmente, ma per noi la fortuna è cominciata a girare e la nostra guerra per i brevetti si è risolta due mesi fa».

Ora che ha 82 anni, il signor Girolamo ha due grandi desideri. Il primo è quello di riuscire a vendere i suoi brevetti perché, alla su età, non ha voglia di mettersi a girare il mondo. E il secondo è quello di essere contattato dal Papa, per potergli raccontare la sua storia.

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