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Soprannominato "Mr. Big Marbella"

Il calciatore e la truffa ai compagni soltanto per fare la bella vita

Il calciatore e la truffa ai compagni soltanto per fare la bella vita
Personaggi 07 Marzo 2015 ore 11:30

Negli ultimi giorni hanno fatto il giro del mondo le foto del calciatore Michael McIndoe, 35enne nativo di Edimburgo, esultante, bagnato da litri e litri di champagne. Ma, a differenza di quel che si potrebbe pensare data la sua professione, non stava festeggiando la vittoria di nessun trofeo. Si crogiolava, invece, circondato da belle ragazze e tra fiumi di bollicine, sulla spiaggia di Marbella, dove stava sperperando i suoi soldi e i quasi 40 milioni di euro incassati da compagni di squadra e altri calciatori da lui bellamente truffati.

Il Daily Mail ha infatti diffuso nei giorni scorsi le foto, datate 2011, di McIndoe che faceva la bella vita in Spagna, mentre i compagni di squadra attendevano risposte sui soldi che gli avevano affidato per «investimenti dal rendimento certo». Oggi, a distanza di soli 4 anni, quelle foto non sono altro che un lontano ricordo. McIndoe è in attesa di giudizio, ha finito tutti i soldi sul conto corrente e ha un debito di ben 5 milioni di euro circa. Vive con la madre e pranza nelle mense di alcune associazioni caritatevoli.

 

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[Michael McIndone (nel cerchio giallo) in una festa a Marbella]

 

Il sogno di ogni bambino. Eppure McIndoe, di quei soldi, non ne aveva bisogno. Pur non essendo David Beckham, la sua discreta carriera da calciatore l’ha portato a giocare in squadre di ottimo livello, tra leghe semiprofessionistiche e la Championship (seconda lega) inglese. Debuttò nel 1998 con la maglia del Luton Town. 39 presenze, poi il passaggio all’Hereford, società che però andò presto in crisi economica e fu così costretta a cederlo, poco dopo, allo Yeovil. Con i Glovers realizzò 22 reti in 91 partite, ottenendo anche una promozione nel 2003. Le buone prestazioni gli valsero il passaggio al Doncaster, dove fu anche capocannoniere della squadra con 12 reti nella stagione 2004-2005. Negli anni successivi vestì diverse maglie, tra cui quelle del Barnsley, del Wolverhampton e del Bristol City. Nel 2008 sfiorò la Premier League, perdendo la finale play-off contro l’Hull City. Giocò ancora un anno a Bristol, prima di passare al Convertry. La sua carriera da calciatore professionista s’è chiusa al MK Dons, dove era arrivato in prestito. Non certo una carriera da top player e neppure un albo d’oro di cui vantarsi, ma che gli aveva comunque permesso di realizzare il sogno di ogni bambino di vivere grazie al calcio e di mettere da parte una bella somma. A McIndoe, però, questo non bastava.

Mr. Big Marbella. Negli anni di militanza nei Wolves e nel Convertry allacciò i rapporti con molti giocatori che avevano avuto un passato in diversi club di Premier League e fu allora che diede inizio alla sua carriera parallela: quella da truffatore. Secondo le prime stime, McIndoe convinse circa 300 calciatori professionisti a consegnargli ingenti somme, promettendo loro un ritorno economico certo grazie a investimenti vantaggiosissimi. Tra questi anche Jimmy Bullard, ex, tra le altre, di West Ham, Wigan, Fulham e Hull City, il quale avrebbe consegnato al giocatore/truffatore oltre 600mila sterline. Bullard è stato uno dei pochi a non vergognarsi e a denunciare pubblicamente la truffa subita, a causa della quale sarebbe anche stato costretto a partecipare, nel 2014, a un reality show della rete ITV2. La metodologia di McIndoe era molto semplice: con il suo entusiasmo e la buona capacità d’eloquio, convinceva gli amici ad affidargli ingenti somme di denaro che poi lui avrebbe reinvestito in proprietà immobiliari e altri beni, dal rendimento certo. Per convincerli, mostrava loro il suo stile di vita eccessivo ed esagerato, decisamente sopra la media anche per un calciatore di buon livello come lui.

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«Le sue feste erano una cosa pazzesca – racconta un ex calciatore rimasto anonimo -. L’alcol scorreva a fiumi, c’erano una marea di modelle assunte per intrattenerci, mentre lui stava seduto sul divano fumando sigari e circondato da bellissime ragazze». In quegli anni venne soprannominato “Mr. Big Marbella”. McIndoe aveva infatti una passione per la bella vita in Spagna, a Marbella precisamente, dove spendeva migliaia e migliaia di soldi in pochi giorni per tenere feste sontuose e assoldare guardie del corpo assolutamente inutili. Le foto pubblicate dal Daily Mail risalgono proprio ai quel periodo di lusso sfrenato in quel di Marbella. Ma come facevano i calciatori a non accorgersi della truffa? McIndoe, inizialmente, consegnava ogni mese circa il 20% dell’investimento fatto, affermando che quei soldi erano solamente gli interessi maturati negli ultimi 30 giorni.

Spese pazze. Le spese che gli inquirenti britannici stanno tracciando nell’inchiesta riguardante McIndoe lasciano a bocca aperta. Di media si faceva consegnare 75mila sterline da ogni calciatore che riusciva a intortare, con picchi più alti per quelli economicamente meglio messi (vedi Bullard). Poi, tutti questi soldi, andavano a finire in spese folli, mentre di investimenti neanche l’ombra: acquistò un palazzo moderno per la modica cifra di 2 milioni di sterline, luogo dove organizzò feste incredibili; le sue vacanze, di tre settimane, costavano circa 27mila sterline a settimana, durante le quali arrivò a spendere anche 40mila sterline in un solo giorno per una festa sulla spiaggia e lo champagne; ha vissuto nell’hotel a 5 stelle Mayfair, dove spendeva 4mila sterline a settimana per una suite, per poi trasferirsi in un appartamento di Belgravia, dove pagò 150mila sterlina di affitto annuale anticipato. Insomma, non badava a spese. Spesso portava in vacanza con sé gli amici e con i soldi delle sue vittime finanziava anche i suoi vizi: le scommesse e le belle donne. Pare abbia perso quasi 1 milione di sterline in scommesse andate male e deve ancora oggi 12mila sterline a un’agenzia di modelle londinese, dalla quale scelse le più belle per una festa a Marbella.

 

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[Jimmy Bullard avrebbe dato a McIndoe 600mila sterline]

 

Il triste epilogo. Per quanto fosse un abile oratore, non ci volle molto perché alcuni dei truffati iniziassero a richiedergli indietro i soldi. Inizialmente McIndoe tentennava, accennava a scuse, ma sempre con il sorriso sulle labbra. Ma più passavano i mesi, più i soldi sul conto erano meno e più diventavano invece i creditori. A fine ottobre 2014, McIndoe è stato dichiarato fallito (nel sistema anglosassone possono fallire anche le persone fisiche e non solo le società) con debiti superiori ai 5 milioni di euro. Alla corte ha dichiarato di non avere né un lavoro né una casa, ma di vivere sotto il tetto della madre e grazie all’aiuto dei pochi amici rimasti, oltre che dei pasti di alcune associazioni caritatevoli. Nonostante le tante domande dei suoi creditori, non ha risposto ad alcuna domanda riguardante i rimborsi. L’udienza è stata ora rinviata al 25 marzo, quando McIndoe dovrà incontrare un curatore fallimentare per capire come risolvere la situazione.