«Non è uno sport violento»

Il campione mondiale di kick boxing «Disciplina che insegna il rispetto»

Il campione mondiale di kick boxing «Disciplina che insegna il rispetto»
07 Dicembre 2017 ore 12:15

È di Calcio il campione mondiale di kick boxing: Enzo Isopo si racconta, e racconta del titolo più prestigioso per questa disciplina che potesse mai sperare. La vittoria ai mondiali nella categoria Over40, in realtà, è di qualche giorno fa. A Budapest, a inizio novembre, quando il 47enne ha sbaragliato gli avversari. In questi giorni è tornato a casa e  l’Amministrazione comunale ha voluto omaggiarlo, conferendogli una pergamena commemorativa per l’impegno e per la capacità dimostrati all’estero. Ma anche per coronare una carriera lunghissima. Perché ormai sono più di vent’anni che il campione calcense insegna questa disciplina a Calcio, ma anche a Rudiano e paesi limitrofi. La passione per lo sport e la sua pratica sono anche antecedenti all’insegnamento. In sostanza più di vent’anni di titoli e onori: tra medaglie di bronzo e argento e tante (piccole e grandi) soddisfazioni.

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«Il titolo mondiale è arrivato in realtà in condizioni poco favorevoli – ha confessato   – perché infatti erano anni che per cause esterne non seguivo allenamenti regolari e all’incontro ero pure sotto il mio peso forma. Quindi la vittoria è stata, in un certo senso, una sorpresa». E allora cosa ha permesso a Enzo di raggiungere la vetta, dove solo i più grandi sono stati? «A farmi vincere è stato il cuore – ha detto – la mia preparazione di questi anni è stata efficiente, così da avere molto fiato durante l’incontro. E alla fine ho vinto». Ottenere il titolo di campione mondiale non è cosa da poco. Ma per Isopo questo è uno dei tanti tasselli che compongono la sua vita. A lui interessa ben altro. «Ho provato tantissimo piacere e tanta emozione – ha spiegato Isopo in merito alla vittoria – il titolo, tuttavia, di per sé è qualcosa di sterile, è come una laurea che appendi al muro. Diventa invece “fruttuoso”, se quel pezzo di carta, per restare nella metafora, lo si usa. Ecco perché questo titolo può avere per me un significato se calato nell’affetto di chi mi circonda, di chi ha creduto in me e di chi mi vuol bene. Ma soprattutto questo titolo ha senso se poi lo si usa per insegnare ai ragazzi i valori di questo sport».

Il però. Prestigioso il titolo, bella la celebrazione da parte dell’Amministrazione. Ma c’è comunque un «però». «Nessuna polemica, solo un’amara constatazione» confessa. Ma  per quanto ormai questo sport sia diffuso, è ancora taboo. E viene pure denigrato e tacciato di essere violento e di istigare alla violenza. «Spiace quando si sente dire che questo è uno sport violento – ha spiegato Isopo – perché anzi è tutto il contrario. E’ una disciplina che insegna il rispetto dell’altro. È un’arte nobile, perché si pratica con un contatto fisico non indifferente con l’altro. Ciononostante ancora oggi la sua nomea non è positiva. Non si vuole accusare il singolo caso specifico, il problema è a livello culturale. Perché infatti seppur noi italiani siamo dei veri campioni nello sport, da noi si privilegia solo il calcio e se va bene altri sport. Manca proprio una cultura sportiva amplia, che spinga a diversificare la scelta, anche perché discipline che hanno a che fare con il combattimento, alla base hanno una forte componente di rispetto, che manca in altri sport». Il sogno di Isopo è quindi quello di poter diffondere maggiormente la sua disciplina, annullando così la diceria di sport violento e facendo capire che anzi è molto più educativa di altri sport. «Intanto mi godo il titolo – ha concluso Isopo – anche se il mio sguardo e obiettivo è sempre rivolto all’insegnamento. Infatti non nascondo che mi dà molta soddisfazione trasmettere ciò che amo ai miei ragazzi e chissà che un giorno i campioni non siano loro».

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