Un cane non è un capriccio

11 Agosto 2014 ore 06:40

Lo scorso anno eravamo fermi a novecento casi di abbandono dei cani in questo stesso periodo, adesso la cifra  è quasi raddoppiata con una punta  di oltre millesettecento episodi simili.

Numeri da far rabbrividire che vedono la maggior parte delle regioni del Sud coinvolte in questa disgustosa pratica: il triste record va a Puglia, Sicilia e Campania, a “pari merito” con le duecento segnalazioni provenienti dalla Toscana. Una trentina “soltanto” sono invece i cani lasciati al loro destino dai loro padroni in Lombardia: pochi, fatte le debite proporzioni. Chi lo desidera può documentarsi su questo tristissimo fenomeno spulciando dati e mettendo a confronto statistiche: personalmente appena dopo un breve giro di necessaria documentazione per offrirvi i dati esposti ne ho avuto abbastanza.

Forse la prima riflessione, la più spontanea è perché. Per quale ragione una persona qualsiasi decide un bel giorno di prendere con sé una bestiola e un altro, cattivo, arriva a disfarsene spesso per i motivi più futili, forse gli stessi che hanno ispirato la velleità del possedere un animale. Sta di fatto che la bestiola in questione non è un peluche, non è un essere inanimato e senza esigenze: tutto il contrario. Come tanti animali di compagnia il cane in particolare regala oceani d’amore ma esige cure, attenzioni e la presenza affettuosa e costante del suo padrone, adeguati spazi dove sfogarsi. Chi se ne prende carico lo deve sapere, altrimenti non fa altro che soddisfare un capriccio qualsiasi che come tutti i moti volubili dell’animo cercano la soluzione nell’eliminazione superficiale e sbrigativa del problema.

Difficile capire con quale coraggio si possa arrivare a prendere simili decisioni dopo che questo essere è stato per casa, ha giocato con noi, si è mescolato agli affetti della famiglia, ci ha guardato con certi occhi che non si possono dimenticare. Amare gli animali è segno di evoluzione intellettuale e morale:  la stessa “pietas” rivolta  loro con slancio da mistici come San Francesco o Sant’Antonio Abate, mentre anche così si misura il grado di civiltà di un popolo.

Qualcuno potrà ribattere che in tempi di crisi le esigenze sono molteplici, che il denaro scarseggia, che mantenere un cane non è cosa da poco. Sacrosanto: un cane che si ammala, ad esempio, costa davvero tanto. Tuttavia anche questi sono aspetti da prendere in considerazione preventivamente, da ponderare con serietà.

Un cane non è affatto un oggetto e per questo non può essere il regalo sorprendente da fare in attimi di spregiudicata allegria: meglio lasciarlo dove si trova in attesa di  qualcuno capace di dare tutto l’amore che merita. Non chiede di più.

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