99 presenze in nerazzurro

Che fine ha fatto “Jimmy” Fontana

Che fine ha fatto “Jimmy” Fontana
09 Maggio 2015 ore 09:24

Alberto “Jimmy” Fontana è stato il portiere della Dea per quattro stagioni e mezzo. Arrivato nel 1997, Fontana ha disputato 99 partite con l’Atalanta subendo 93 reti, lasciando Bergamo nel gennaio del 2001 dopo che un brutto infortunio lo aveva costretto a star fermo 4 mesi. In quel periodo è esploso Pellizzoli e pian piano, da titolare fisso, Fontana è diventato l’ultima scelta. Ma “Jimmy” Fontana è stato grande anche a Palermo, e alla vigilia della sfida tra rosanero e bergamaschi non ci poteva essere interlocutore migliore. Dalla riviera romagnola, dipinge che sfida attende la Dea domani, non prima di aver ripercorso alcune pagine della sua avventura bergamasca.

Bergamo città perfetta. «Nella vostra città ho vissuto molto bene, anche oggi ho tantissimi amici che sento spesso e quindi la considero una parentesi davvero bella della mia carriera. Pensa: quando giocavo nell’Inter non riuscivo a trovarmi a mio agio in una grande città come Milano, per quanto club e compagni fossero ottimi. Sono un po’ “contadinotto” sotto questo aspetto, arrivo dalla provincia e amo le città a misura d’uomo: anche in quel periodo, infatti, ero sempre a Bergamo». 

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La gara col Cesena. In campo, Fontana è sceso tante volte ma c’è una gara che ricorda con particolare piacere. «A Bergamo ho avuto tante emozioni, però se dovessi scegliere una partita direi che Atalanta-Cesena del 2000 è quella che ricordo con grandissimo piacere. Era la gara che ha preceduto la festa promozione, mi è rimasta dentro per quello che abbiamo vissuto sia prima che dopo il match: una città intera ci ha festeggiato. Se uno non ci gioca, nell’Atalanta, non può capire fino in fondo cosa significa questa maglia per la gente. Nell’immaginario comune, la Lombardia dovrebbe dividere i tifosi tra Milan e Inter o magari pure con la Juventus. Ed invece Bergamo è una realtà particolare». 

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Il compagno più forte? Ricordando gli anni a Bergamo, non c’è un compagno che “Jimmy” Fontana vedesse come il più forte. Le sue parole al miele riguardano tutti i componenti della rosa: «Credo che il gruppo che ho vissuto io sia stato qualcosa di eccezionale, forse addirittura unico. C’erano tanti compagni con cui ho condiviso esperienze davvero bellissime, giocatori forti e uomini di valore. Ho avuto la fortuna di giocare con gente come Fabio Gallo, Massimo Carrera, i gemelli Zenoni, Marco Nappi, Caniggia e Cristiano Doni». 

Rustico. Un ragazzo particolare, in effetti, c’era: «Fabio Rustico, ad esempio, era un calciatore che nella vita di tutti i giorni non sembrava affatto un calciatore. Aveva valori molto forti, quello che dico vuole essere un grande complimento per lui. Ho giocato per molti anni e in molte squadre, ma vi assicuro che non è affatto scontato trovare una coesione di gruppo così forte: ci sono spogliatoi dove i compagni non si guardano nemmeno in faccia, noi eravamo amici e spesso ci si trovava sia fuori dal campo che in vacanza. Da tanti punti di vista, è stata un’Atalanta bellissima». 

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Il rimpianto. Uno che in carriera ha giocato più di 500 partite tra i professionisti con le maglie di Vis Pesaro, Cesena, Spal, Bari, Atalanta, Napoli, Inter, Chievo Verona e Palermo, può avere dei rimpianti per la sua esperienza bergamasca? Fontana non si nasconde e risponde con grande chiarezza ricordando la fase finale della sua avventura orobica. «L’anno della Serie A 2000/2001 ero partito titolare con Davide Pinato come secondo e Ivan Pellizzoli come terzo portiere. Ho giocato la prima gara contro la Lazio a Bergamo il 1 ottobre 2000, ma durante la settimana successiva mi ruppi un dito della mano. Fui costretto a subire un intervento che purtroppo non andò bene: in tutto rimasi fuori per circa 4 mesi e nel frattempo esplose Pellizzoli. Non ho particolari rimpianti per come sono andate le cose anche se un numero mi è rimasto un po’ indigesto: con l’Atalanta ho collezionato 99 presenze, ne mancava solo una per arrivare a 100».

L’esplosione di Sportiello. Il presente tra i pali si chiama Marco Sportiello. L’ex portiere conferma che non lo conosceva ma l’anno scorso a Bari qualcuno lo illuminò: «Il primo a parlarmi di Sportiello fu Michele Armenise durante una gara di beneficienza a Bari. A me piaceva molto Consigli, conoscevo Sportiello di nome ma non lo avevo mai visto e Armenise mi disse che era fortissimo. Lo allenava Coccia, uno che è veramente bravo coi portieri. Quando ho visto in campo Sportiello ho trovato solo conferme. L’Atalanta ha fatto una scelta forte e ha avuto ragione. Mi piace molto che non sia affatto un portiere isterico, ci sono altri numeri 1 che sbraitano dal primo all’ultimo minuto ed è una cosa che non sopporto. Se continua così penso che non saranno molte le stagioni in maglia atalantina per Sportiello: è normale, le grandi lo tengono d’occhio».

Il turno di Avramov. Ma a Palermo Sportiello è squalificato: ci sarà Avramov, che non scende in campo dalla sfida di Coppa Italia contro la Fiorentina del gennaio scorso. «Rimane un portiere di grande affidamento, ha sempre risposto presente e conosce bene cosa significa essere chiamato in causa una volta ogni tanto. In queste situazioni conta tantissimo l’ambiente: se ti senti considerato è tutto più semplice. Bisogna allenarsi come se alla domenica si deve scendere in campo. Io non vedo assolutamente un problema da questo punto di vista».

Atalanta salva. «L’Atalanta comunque è salva, parliamoci molto chiaro. Conosco Bergamo e Palermo, credo che domenica nessuna delle due squadre debba fare grandi calcoli. I rosanero hanno fatto benissimo con la salvezza così anticipata, ed è giusto, a questo  punto, non rischiare infortuni inutili per Dybala». Alberto “Jimmy” Fontana commenta così la situazione della Dea. E per l’anno prossimo dice di stare tranquilli: «A Bergamo lavora un fenomeno che si chiama Mino Favini. Se ogni stagione, per così tanti anni, in prima squadra arrivano 2-3 giovani che nel tempo emergono e trovano spazio anche nei grandi club significa che la struttura è solida. Poi nel gruppo ci sono pilastri come Migliaccio e Biava, gente con cui ho avuto il piacere di giocare: sanno bene cosa significa giocare certe sfide. Forse, per come la vedo io, Palermo-Atalanta è una gara da pareggio. Un punto che per la Dea sarebbe comunque prezioso, i nerazzurri sono salvi dopo il 2-2 col Cesena».

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Che fine ha fatto. Ma oggi “Jimmy Fontana” che lavoro fa? «Sono figlio di un ex bagnino, vivo a 100 metri dal mare e mi godo la vita. I miei genitori hanno un Bed&Breakfast a Pinarella di Cervia, mia moglie Daria ha un hotel a Cesena e la mia giornata si divide normalmente in due. Al mattino sono l’uomo della burocrazia: in Italia per fare degli interventi o dei lavori ci sono tante pratiche da seguire e mi ci dedico con grande piacere. Tengo i contatti con chi deve fare i lavori, insomma seguo al 100 percento le attività qui in Romagna. Nel pomeriggio sono papà a tempo pieno, ho un bambino di 7 anni e mezzo, Nicola, e una bambina di 3 anni, Ludovica. Oggi andiamo al mare: ci sono 24 gradi qua». 

Lontano dal calcio. Un papà che sbriga gli affari di famiglia insomma, con il mondo del calcio molto lontano e tanta voglia di vivere la tranquillità della sua Romagna. «Il calcio è stata una parentesi bellissima della mia vita ma, sinceramente, sto benissimo anche adesso. Sono nato al mare e sono tornato al mare, ho i miei amici di sempre e ci si diverte giocando a racchettoni sulla spiaggia. Da quando ho smesso, a 42 anni suonati, non mi butto più a terra nemmeno se mi fanno uno sgambetto. Non ne avevo più, ho riportato le valigie a casa e finalmente quelle della mia famiglia sono tutte sotto lo stesso tetto: ho avuto altre occasioni, ma avrebbe voluto dire ricominciare a girare». 

Gare solo per beneficienza. Fontana conclude la sua intervista segnalando che c’è solo un ambito che lo vede ancora coinvolto con i guanti da portiere: la beneficienza. «Le uniche occasioni in cui mi rimetto i guanti è per fare beneficienza. L’Inter ha un programma che si chiama “Inter4Ever” gestito dal mio grande amico Francesco Toldo. A turno tutti gli ex nerazzurri che ancora ce la fanno vengono chiamati per fare qualche minuto in una gara benefica. Lì anche io rispondo presente. Come ho fatto a Bari nella passata stagione. Per il resto, con il calcio ho chiuso. Definitivamente».

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