«Un rimpianto? Non ci fui col Malines»

Che fine ha fatto Luigino Pasciullo

Che fine ha fatto Luigino Pasciullo
18 Aprile 2015 ore 10:00

«Non ricordo il momento preciso ma è nato tutto per uno striscione esposto in Tribuna Creberg con scritto “Luigino in Nazionale”. Dopo un po’ di tempo, la curva iniziò a cantare quel coro che ancora oggi sento nelle occasioni che mi vedono ospite. Devo dire che sono molto, molto felice di questo. Erano gli anni di Caniggia, Stromberg ed Evair, un’Atalanta davvero bella in cui ho avuto il piacere di giocare». Inizia dal suo nomignolo, Luigino Pasciullo. Il terzino molisano, per anni unico della sua regione a giocare in serie A, si racconta a BergamoPost ricordando i tempi che furono in maglia nerazzurra, analizzando la situazione attuale della Dea e raccontando il suo presente fatto di calcio giovanile, olio e salame bergamasco.

Da Montemitro a Bergamo. «Il rapporto che ho avuto e ho tutt’ora con Bergamo è ottimo – racconta Pasciullo -. Quando sono stato qui da giocatore ho sempre sentito l’affetto della gente, sono arrivato nel 1986 e praticamente sono rimasto in provincia fino al 1996. Subito dopo aver appeso gli scarpini al chiodo ho tentato l’esperienza da allenatore e mi sono spostato nella mia terra natia per alcuni anni. Ho allenato Isernia, Campobasso, Castel di Sangro e il Sulmona, tra i professionisti sono stato secondo di Bonacina nel’esperienza di Foggia. Ma dal 2010 sono ritornato in piata stabile a Bergamo. Tra Eccellenza e Promozione ho lavorato a Mapello, Almenno e Cenate Sotto: mentre aspetto nuove occasioni, dal 2012 mi occupo dei Pulcini proprio a Cenate Sotto, e questo mi rende felice». In maglia nerazzurra, Pasciullo ha giocato 198 partite tra campionato e coppe europee segnando 8 reti. Ha indossato la fascia di capitano, ha guidato la Dea in Italia e in Europa togliendosi tante soddisfazioni. Ma qual è, a distanza di anni, la partita che ricorda con più affetto?

Il ricordo più nitido. «Atalanta-Lazio 3-1, segnammo io, Evair e Barcella. Non ho fatto molti gol, ma quelli che ho segnato me li ricordo bene. Era il 16 aprile 1989, quel giorno la Lazio provò a farci lo sgambetto ma proprio Barcella e io fissammo il risultato finale: segnai sotto la Nord con un sinistro all’incrocio dei pali. Fantastico. È sempre molto bello ricordare i tempi in maglia nerazzurra, annate davvero speciali”.

 

 

La doppietta al Bologna e la sfida al Malines. Ascoltando le parole di Pasciullo, emerge ben presto quello che forse è il rammarico più grande della sua carriera orobica. «La partita che vorrei giocare? Certamente quella contro il Malines. In quella stagione passai all’Empoli, la Dea giocava in serie B e i toscani in A, quindi la società mi cedette anche perchè non avevo combinato chissà cosa. Ma quell’anno i miei compagni riuscirono a fare una cosa forse irripetibile. Giocai solo una volta, per 2-3 volte sedetti in panchina come a Creta e in Galles contro il Merthyr, ma la cessione mi impedì di essere a Bergamo quella magica sera». La storia di Pasciullo è segnata anche dalla doppietta segnata al Bologna di Gigi Radice: era il 7 aprile 1991 e il presidente era un giovanissimo Antonio Percassi.

Spesso allo stadio. A distanza di anni il calcio è cambiato parecchio, la Dea lotta per la salvezza e proprio Pasciullo è tifoso molto vicino alla squadra. «Ogni tanto torno allo stadio, ci vengo con gli amici del Club di Costa Imagna “Glen Stromberg” e rispondo sempre con grandissimo piacere ai loro inviti. L’anno scorso sono stato a vedere le gare con Bologna e Catania: erano momenti complicati e abbiamo vinto. Spero che non serva più da qui alla fine del campionato: nel caso, tornerò allo stadio. Quando sento che c’è bisogno di tutti, sono presente altrimenti la seguo ogni volta in televisione».

 

 

Che fine ha fatto Luigino Pasciullo? Come detto, l’ex terzino atalantino ha tentato l’avventura in panchina sia a Bergamo che nel Sud Italia. Da alcuni anni è rientrato in bergamasca e gestisce i pulcini del Cenate Sotto. Ma, fuori dal campo, in quali attività è impegnato? Come Fabio Rustico, difensore di cui abbiamo parlato nelle scorse settimane, anche Pasciullo ha interessi molto rurali. «Ho un doppio impegno in campo agro-alimentare. In Molise produco un olio d’oliva speciale, in onore dei tifosi dell’Atalanta l’ho chiamato proprio “Luigino in Nazionale”. Per averlo basta contattarmi: cerco sempre di soddisfare le richieste di tutti quelli che vogliono provarlo. Purtroppo, l’annata 2015 non ci sarà perché ci sono dei grossi problemi legati agli ulivi nelle zone di produzione come Puglia, Marche e Molise, per cui la mia speranza è che si possa riprendere l’anno prossimo. Insieme ad alcuni amici del salumificio Bassanelli di Ponteranica, poi, produciamo dei salami e una serie di altre leccornie che si possono trovare in questa antica bottega della provincia».

E la Dea si salverà? L’ultima domanda, per chi ha attraversato stagioni difficili e annate memorabili, è sulla Dea di oggi. Per Luigino Pasciullo, l’Atalanta, si salverà? «La situazione dell’Atalanta mi sta molto a cuore. Sono diventato un suo tifoso, credo che sia normale visto il mio rapporto con la piazza e la mia speranza è che arrivi presto questa salvezza. Credo che ci siano buone possibilità, i giocatori ci sono e dopo il cambio di allenatore mi aspetto da parte del gruppo delle risposte molto importanti. La partita con il Sassuolo è stata importante ma non credo sia decisiva: ne mancano ancora otto alla fine. È indubbio che prima si ottengono i punti e meglio è, ma bisogna ragionare sempre in prospettiva finale. Abbiamo anche lo scontro diretto in Romagna, per me servono 3-4 vittorie».

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