15 anni in nerazzurro

Che fine ha fatto Prandelli (sta preparando una grande festa)

Che fine ha fatto Prandelli (sta preparando una grande festa)
01 Agosto 2015 ore 12:00

Cesare Prandelli ha l’Atalanta nel cuore. Lo capisci in ogni momento, da ogni frase, da ogni ricordo che viene raccontato con la lucida sicurezza di chi ha trascorso 15 anni della sua vita con addosso i colori nerazzurri. A Bergamo. Lo abbiamo disturbato in uno dei momenti più emozionanti che ogni padre può vivere vicino alla figlia, i giorni che precedono il matrimonio. Abbiamo ricordato la sua Atalanta, abbiamo parlato di Stromberg e Cantarutti ma anche di Mondonico, Titta Rota e di molto altro.

 

 

Cesare Prandelli, 116 partite con l’Atalanta e solo due gol: li ricorda ancora?

«Li ricordo perfettamente, il primo l’ho segnato a Roma contro i giallorossi e il secondo a Bergamo contro l’Avellino. Le due partite finirono in pareggio: il 2-2 di Roma in rimonta e l’1-1 con gli irpini dopo essere passati in vantaggio. Curiosamente, il pallone si è infilato due volte nello stesso angolo a sinistra. Ho giocato circa 120 partite con l’Atalanta e ho realizzato solo due reti: è normale, quando arrivavo al limite dell’area cercavo sempre il compagno più libero, mi hanno educato così».

 

 

Ha vissuto a Bergamo una doppia esperienza da giocatore e poi ha allenatore. C’è qualche momento particolare che ricorda volentieri anche a distanza di anni?

«Ce ne sono tanti, tantissimi. Ho vissuto 7 anni da giocatore e altri 8 da allenatore, sono stato a Bergamo 15 anni e ho imparato a vivere la realtà nerazzurra. Fino in fondo. Quando mi chiedono della piazza orobica, succede spesso, rispondo sempre con questa frase che mi ha colpito fin dai primi giorni in nerazzurro. “La gente di Bergamo non va allo stadio, va all’Atalanta”. È qualcosa di speciale, di sensazionale. Si può giocare contro qualunque squadra, ma il marchio atalantino è fortissimo tra gli appassionati. A chi mi dice che parliamo di una provinciale, rispondo che i tifosi sono qualcosa di speciale perché si sente fino in fondo l’attaccamento alla squadra della città. Ci sono poche situazioni simili in giro per l’Italia».

Si sente più pressione a indossare la maglia da giocatore o allenando il gruppo dalla panchina?

«Sono due cose diverse. Quando sei giocatore percepisci nitidamente la presenza del pubblico e ti senti accompagnato nello sforzo. Da mister vorresti allenare la squadra ai massimi livelli perché ti senti parte di un progetto e hai voglia di guidare il gruppo alle più grandi soddisfazioni. Faccio un esempio: dovesse capitare a qualcuno di allenare l’Atalanta in Champions League, sarebbe l’apoteosi».

Ha avuto compagni e allenatori tra i più grandi, se le chiediamo due nomi su tutti?

«Due nomi? Impossibile. Ci sono tantissime persone: ricordo Titta Rota, che mi ha voluto a Bergamo e mi ha fatto esordire a Cremona, ma anche il rapporto meraviglioso con Mondonico che ha capito la mia volontà di smettere e ha messo la pulce nell’orecchio della società che mi ha proposto di allenare i ragazzi. Con Mino Favini abbiamo lavorato per anni con entusiasmo e passione, Vavassori è stato un grande mister e una grande persona che non sento da un po’, ma che vorrei rivedere con grande piacere. E ancora Finardi, Cividini, Zaccaria Cometti, che è stato amico vero e sincero, la famiglia Bortolotti e sicuramente ne dimentico tantissimi».

Fin qui ha parlato di allenatori e dirigenti, ma tra i compagni di squadra?

«Da giocatore mi sono trovato bene con tutti, ma ce ne sono due in particolare che vorrei ricordare. Il primo è Stromberg, compagno si squadra leale e sincero con cui mi sono trovato a meraviglia. Credo anche il più grande di tutti tra quelli con cui ho giocato a Bergamo: un esempio di professionalità estrema, che ha dato ancora più forza a tutto il gruppo. L’altro è Aldo Cantarutti, è stato ed è un amico vero».

4 foto Sfoglia la gallery

L’Atalanta di oggi migliora dalla cintola in su, ma in difesa ha ha qualche problema. Lei come la vede?

«Il calcio di luglio e di agosto ha solo un obiettivo: capire dove sono i problemi di una squadra. Allenatore e dirigenti si concentrano sulle indicazioni che emergono e lavorano per sistemare le cose che non funzionano. È tradizione che nella rosa ci siano ragazzi giovani, in questi ultimi anni ce ne sono stati forse pochi, ma mi piace che sia tornato questo spirito e questa voglia di lanciare ragazzi. In panchina c’è un mister come Reja che è molto bravo e molto equilibrato e sono sicuro che saprà mettere assieme tutte le potenzialità che ci sono nel gruppo».

Un nome da cui aspettarsi una grande stagione?

«Sono stato ct della Nazionale per 4 anni, ogni volta che ho fatto un nome di qualcuno che poteva emergere ho visto che la pressione è aumentata a dismisura. Nel calcio italiano bisogna invece togliere le pressioni. Ci sono ragazzi molto interessanti, bisogna avere la forza di aspettarli e crederci. Ricordo ai miei tempi che è successa la stessa cosa con Donadoni: nei primi mesi in molti lo criticavano, noi della vecchia guardia con Nedo Sonetti in panchina lo abbiamo aiutato e poi è diventato il giocatore che tutti abbiamo ammirato. La strada è quella, lui è un esempio».

In queste ore i tifosi stanno partendo per Londra, l’entusiasmo per una semplice amichevole con il QPR è alle stelle. Crede in un futuro in Europa?

«Secondo me per l’Atalanta il primo obiettivo deve sempre essere la salvezza. Bisogna cercare di raggiungerla il più velocemente possibile, una volta che la certezza di restare in serie A è acquisita ci si può divertire: nelle ultime 10-12 partite è giusto provarci, sognare e cercare la grande impresa. La struttura societaria credo che sia ormai pronta per il grande salto».

Che fine ha fatto Cesare Prandelli dopo le ultime esperienze poco felici in Nazionale e nel Galatasaray?

«In questo momento mi godo i miei figli, Nicolò e Carolina. Anzi, questi sono i giorni più importanti per un papà perché la prossima settimana mia figlia si sposa e stiamo curando insieme tutti i preparativi. È bellissimo, sarà un grande evento e lo stiamo preparando da oltre un mese: vogliamo fare una bella festa a Orzinuovi, dove vivo. Dopo il matrimonio mi prenderò qualche giorno di vacanza, mi riposerò  e poi si ricomincia a seguire tante partite. Per restare sempre sul pezzo».

Mister, ci dica la verità: l’anno scorso è circolato anche il suo nome per la sostituzione di Colantuono. C’è qualcosa di vero?

«Non c’è stato nessun tipo di contatto. Quando l’Atalanta ha cambiato allenatore io ero ancora sotto contratto con il Galatasaray, abbiamo trovato una soluzione e il contratto è stato rescisso senza passare dal tribunale, quindi adesso sono libero e resto in attesa. Come tutti gli allenatori».

Coltiva la speranza di una nuova esperienza all’ombra di Città Alta?

«Tornare un giorno all’Atalanta? Non mi piace molto parlare del futuro, è sempre meglio non toccare certi argomenti anche per rispetto di quelli lavorano. Dico solo che il popolo atalantino merita grandi soddisfazioni. È gente che ama davvero l’Atalanta».

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia