"Ol Salì" a Zanica

Cicli Sala, «Perché riparo bici? Beh, per la guerra del Kippur»

Cicli Sala, «Perché riparo bici? Beh, per la guerra del Kippur»
Personaggi 17 Agosto 2018 ore 10:15

Il ciclista: un mestiere come pochi, che oggi sta scomparendo dai centri storici dei paesi. Così non è per Zanica: in via Libertà, infatti, sopravvive ancora Cicli Sala, detto "Ol Salì". Si tratta di un negozio di biciclette che da quarant’anni esatti ripara e vende i mezzi a due ruote più diffusi in Italia.

Per cercare di conoscere da vicino questo negozio che ha visto Zanica attraversare quattro decenni, abbiamo intervistato Maurizio Sala, titolare del negozio. Maurizio ha iniziato raccontando com’è cominciato tutto: «Da qualche anno lavoravo con mio padre nel suo negozio di biciclette di Bergamo, nel quartiere Colognola. A Zanica era un uomo anziano che si occupava della riparazione delle bici. Insieme al padre, due figli aiutavano il genitore a tempo perso. Una volta ricoverato il riparatore, i figli si sono rivolti a me per portare avanti l’attività del padre. All’inizio abbiamo aperto il negozio all’angolo tra via Libertà e via Comun Nuovo, spostando prima il magazzino e poi tutto il negozio dove ci troviamo ora».

 

 

La guerra del Kippur. Curiosamente, il legame di Maurizio Sala con le biciclette è nato a causa di un fatto storico di livello internazionale: «Mio padre, nel 1973, aveva già il negozio in città. La mie passioni principali, però, sono sempre state la campagna e i mezzi agricoli. In quell’anno già lavoravo per un’azienda agricola. Terminata la stagione, a novembre, sarei dovuto andare a lavorare da un vivaista di Bergamo durante l’inverno. In ottobre, però, era scoppiata la Guerra del Kippur. Ne seguì la grande crisi petrolifera che tutti ben conosciamo, con il blocco del traffico imposto per risparmiare petrolio. A causa del blocco dei mezzi – ha proseguito Sala –, all’improvviso la domanda di biciclette è schizzata alle stelle. Quindi, anziché andare a lavorare per il vivaista, io e mio fratello siamo dovuti andare ad aiutare nostro padre con il negozio. Ricordo ancora oggi che entravano clienti chiedendo magari un paio di cerchioni. Capitava che fossimo costretti a dargliene uno solo, perché quello che avevamo in magazzino era finito».

 

 

Com'è cambiato il mondo. Sala, dopo aver quindi conosciuto il mondo dei pedali e avviato il suo negozio, ha visto l’evolversi del rapporto degli italiani e degli zanichesi con la bicicletta lungo quattro decenni. Ha provato a raccontarcelo: «Credo che oggi le biciclette siano molte di più rispetto a quando ho avviato l’attività. Quello che cambia, però, è come viene usata: oggi, infatti, vedo che sempre più spesso le bici sono in cattivo stato a causa di una scarsa cura da parte dei proprietari. Negli anni Settanta, invece, erano tenute molto meglio. Direi che le bici, oggi, non vengono più rispettate». Un cambiamento che, se vogliamo, è collegato all’arrivo della grande distribuzione: «Bisogna dire che l’arrivo di più biciclette è dovuto all’apertura di diversi grandi magazzini. Noi piccoli commercianti, per battere la concorrenza, ci siamo dovuti affidare alla qualità anziché alla quantità. Anche se, con le catene di distribuzione che si sono diffuse oggi, questo è ancora più difficile».

 

 

La globalizzazione, poi, ha portato un altro grande cambiamento nei gusti della clientela, facendoli diventare molto selettivi. Ciò ha reso ancor più difficile la situazione dei ciclisti di paese: «Una volta il cliente domandava al negoziante di consigliargli una bici che fosse adatta alle sue esigenze. Oggi non funziona così: capita sempre più spesso che chi entra per comprare sia già deciso su quale modello acquistare. Visto che i ciclisti di paese possono offrire una scelta meno ampia rispetto ai supermercati, noi siamo penalizzati. Ricordo in proposito una storia – ha continuato Sala –: un nonno, tempo fa, regalò al nipote cinque biciclette. Tutte erano state montate da me. Un giorno, i due si presentarono in negozio. Il ragazzino chiese se avessi una bici di una marca specifica. Per capirci, si tratta di una catena francese che produce articoli sportivi. In negozio ne avevo una molto somigliante a quella desiderata, ma non ci fu verso: il nonno dovette andare al supermercato e comprare la bicicletta di quella marca. Io non ho insistito, perché la volontà del cliente viene prima di tutto».

Aspettando la pensione. I numeri dati da Maurizio non mentono: «Una volta vendevo un’ottantina di biciclette usate in un anno. Nel 2018 sono arrivato a circa la metà». Vista la situazione, una domanda nasce spontanea: cosa spinge il signor Sala a proseguire nella sua attività? «Per arrivare alla pensione» ha scherzato Maurizio, che ha poi aggiunto svelando il futuro dell’attività: «Mi mancano due anni al pensionamento, poi cederò tutto a mio fratello. La mia passione resta l’agricoltura e con i tempi che corrono è davvero difficile mantenere questa attività». Dunque un avvenire ancora abbastanza incerto per Cicli Sala. Ma, lo insegna l’esperienza di Maurizio, la vita è piena di colpi di scena. Chissà...