E ora mister Colantuono ribalti questa Atalanta: sveglia!

23 Dicembre 2014 ore 08:30

Avanti adagio. Quasi indietro. Non illuda il 3-3 dell’Atalanta con il Palermo, un pareggio (il sesto in 16 gare) affannosamente acciuffato dopo l’ennesima prova sconcertante di una squadra che, come contro il Cesena, ha avuto bisogno di rotolare sull’orlo del baratro prima di rialzarsi. Non cominciamo con il cuore oltre l’ostacolo, il palo di Cigarini eccetera eccetera perché non perdendo contro i siciliani i nerazzurri hanno fatto il minimo sindacale. E gli è andata pure bene perché, rispetto alla rimonta di due settimane fa, stavolta, l’Atalanta non ha vinto e adesso è quart’ultima da sola, con due lunghezze di vantaggio sul Cagliari avendo Toro e Chievo conquistato tre punti a testa.

Le uniche note positive sono la doppietta di Denis, che speriamo si sia finalmente sbloccato e la mancata sconfitta. I guai rimangono: sono troppi e sono sempre più insopportabili.

Rimane la mollezza, la deconcentrazione, l’approccio psicologicamente sbagliato alla partita da cui è scaturito l’obbrobrioso primo tempo, chiuso sul 3-1 per il Palermo che ha confermato tutto quanto di buono si sapeva sul suo conto, con Dybala e Vazquez (meraviglioso pallonetto) su tutti.

Rimane il rendimento altalenante di giocatori dai quali ci si attende molto di più, a cominciare da Carmona, in condizioni di forma disastrose, proseguendo con Cigarini, tanto per fare nomi: quel lezioso colpo di tacco nel primo tempo, quando il Palermo maramaldeggiava, è stato urticante. Se Cigarini avesse la metà della grinta di Stendardo sarebbe stabilmente in Nazionale, altro che prendersela con i fischi dei tifosi, come aveva fatto dopo il successo sul Cesena.

Rimangono alcune scelte contraddittorie di Colantuono a cominciare da Bianchi che, come contro i romagnoli, quando è entrato è stato determinante, anche se non ha ancora rotto il digiuno. Rimane la sensazione che questa squadra, ora come ora non sia né carne né pesce: tocca all’allenatore ribaltarla durante la sosta, per farle capire che la salvezza non si conquista per diritto divino o per grazioso regalo della concorrenza.

E che nessuno si azzardi a rimenare il torrone con i fischi: primo, perché ancora una volta i tifosi sono risultati i migliori, considerato il modo in cui non hanno contestato l’Atalanta del primo tempo, imbarazzante caravanserraglio di pessimo calcio; secondo, perché alla luce del deludente campionato disputato sinora, questa Atalanta è stata fischiata sin troppo poco. E’ Natale: siamo tutti più buoni. Ma, adesso, sveglia!

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