Nel 2013 ha fatturato 65 milioni di euro

I 125 anni del Moulin Rouge il locale più sexy al mondo

I 125 anni del Moulin Rouge il locale più sexy al mondo
Personaggi 06 Ottobre 2014 ore 13:03

Era il 1889 e i due soci Charles Ziedler e Joseph Oller, proprietari del teatro Olympia di Parigi, assistevano inermi al successo del ristorante danzante Moulin de la Galette, aperto nel 1870 nella parte alta di Montmartre e ricavato all’interno di un mulino a vento. Un locale innovativo, divertente, in cui godersi una buona cena con l’accompagnamento di musica e danze. Ziedler e Oller nulla potevano contro il successo del Mouline de la Galette, anche perché il loro Olympia era un teatro aperto appena un anno prima (1888) che offriva la stessa cosa, ovvero danze e divertimento, senza però la possibilità di cenare. L’unico modo per combattere ad armi pari con il locale rivale era quindi aprire un locale che fosse ancora più innovativo, ancora più divertente, ancora più scandaloso.

Su queste premesse, il 6 ottobre del 1889, aprì i battenti il Moulin Rouge: dichiaratamente ispirato al “rivale” di Montmartre alta, il Moulin Rouge venne aperto nel quartiere a luci rosse di Pigalle, nel XVIII arrondissement, proprio ai piedi di Montmartre. Sopra il cabaret venne costruito un mulino a vento simile a quello del Moulin de la Galette, ma non funzionante dato che, in quella zona, non tirava quasi mai vento. Fu subito un successo, un successo che dura continuamente, ad oggi, da 125 anni.

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Tra belle époque e tempi infami. L’ubicazione del Moulin Rouge non fu scelta a caso: Montmartre era il quartiere degli artisti, squattrinati o di successo che fossero, vogliosi di vivere la Parigi viziosa e aperta a tutto; Pigalle era invece il quartiere a luci rosse in cui, la notte, tutti gli artisti di Montmartre “scendevano” a bere e divertirsi. Il Moulin Rouge rappresentò il perfetto punto d’incontro tra le due realtà. Il repertorio di danze e spettacoli che Ziedler e Oller decisero di ospitare nel loro nuovo locale fece subito scalpore: spinti, maliziosi, scandalosi. Il can-can, tipica danza francese derivante dalla quadriglia, fu portato all’estremo poiché le ballerine alzavano così tanto le gambe da non far fare ai presenti nemmeno la fatica di abbassarsi per guardare sotto le pompose gonne. Colei che rese un’arte questa danza, ritenuta dall’opinione pubblica dell’epoca «lussuriosa, infame e diabolica», fu la ballerina Louise Weber, detta “La Goulue” (cioè la golosa), ex ballerina del Mouline de la Galette e, si narra, portata al Moulin Rouge dal ritrattista Henry de Toulouse-Lautrec. L’artista, ricordato come uno dei primi e dei più geniali pubblicitari della storia, si innamorò immediatamente del Moulin Rouge e trovò in esso grande ispirazione per le sue opere. “La Goulue” arrivò al locale nel 1891 e Toulouse-Lautrec pubblicizzò l’evento con una nota locandina da lui disegnata.

 

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La locandina pubblicitaria del Moulin Rouge e dello spettacolo de “La Goulue” disegnata da Toulouse-Lautrec

 

Dalla data della sua apertura ai primi anni dal 1900, il Moulin Rouge divenne l’emblema della belle époque francese, o, secondo i parigini più puritani, l’icona dei tempi infami che stava vivendo la capitale d’Oltralpe. Una scultura alla frivolezza e alla decadenza per molti, un tempio dell’estetica per gli altri (soprattutto frequentatori): il Moulin Rouge divideva ma aveva successo e funzionava. Il regno de “La Goulue” finì nel 1895. Il can-can lasciò spazio all’operetta e, con essa, alla giovane Jeanne Bourgeois, in arte Mistinguett. Cantante e attrice, è riconosciuta come la più famosa artista del Moulin Rouge. Sopra le righe, indipendente e affascinante, era il volto perfetto per il locale dei desideri segreti dei parigini. Mistinguett divenne una vera e propria star, tanto che, nel 1919, le sue gambe vennero assicurate per l’enorme cifra di 500.000 franchi. Il Moulin Rouge però, nel frattempo, si evolveva: da locale peccaminoso divenne un piccolo tempio dell’arte, tra danza e musica.

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Da Edith Piaf ai sogni del passato. L’unico vero momento di crisi che ha vissuto il Moulin Rouge è stato intorno agli anni Trenta del secolo scorso, quando l’avvento del cinema sembrò offuscare il successo degli spettacoli dal vivo. Ma fu, fortunatamente, una breve parentesi: nel giro di poco i parigini tornarono a riempire il locale. Col passare degli anni, il Moulin Rouge non restò solo lo specchio dei desideri segreti, ma divenne un vero locale all’avanguardia, dove giovani stelle sognavano di esibirsi per spiccare il volo verso il successo internazionale. Prima di diventare star, le cantanti Yves Montand e Edith Piaf si esibirono al Moulin Rouge, arricchendo le  leggende e gli aneddoti, già numerosi, sul locale. Sempre più viaggiatori e turisti iniziarono a frequentarlo, incuriositi dalla sua storia. Il Moulin Rouge, già negli anni ’60, divenne un’attrazione turistica. Nonostante ciò non tralasciò il lato artistico: nel 1957, la coreografa Dorothea Haug creò un corpo di ballo stabile composto da circa 60 ragazze, conosciute con il nome di “Doris’ Girls” e vera attrazione del Moulin Rouge. Ancora oggi sono loro a rappresentare il nucleo artistico del locale, che si è aperto anche a mostre artistiche e fotografiche. Sono addirittura 5 i film che ne hanno tessuto lodi e miserie, ma i più famosi sono quelli di John Houston del 1952 e il più recente, diretto da Buz Luhrmann, del 2001, con Ewan McGregor e Nicole Kidman, ispirato a La Traviata di Giuseppe Verdi e reso famoso anche grazie alla fantastica colonna sonora.

 

http://youtu.be/Z-gdmXVSgMI

“Il tango di Roxanne” è probabilmente la canzone più famosa del film “Moulin Rouge!” del 2001.

 

Nel 2014, nonostante la crisi, il Moulin Rouge resta il più fiorente business turistico di Parigi, probabilmente secondo solo a quello della Tour Eiffel. Conta ogni anno 600 mila visitatori, soprattutto stranieri, per i suoi due spettacoli di giornata (uno alle 21 e uno alle 23), che raggiungono l’incredibile media del 97% di spettatori paganti. Il 2013 si è chiuso con un fatturato complessivo di 65 milioni di euro. È aperto sette giorni su sette, 365 giorni l’anno. Il Moulin Rouge resta quindi, nonostante i 125 anni di età, più sexy che mai, con la sua insegna illuminata di un rosso peccaminoso che stuzzica le fantasie dei visitatori e, soprattutto, richiama i fasti del passato, perfettamente ricordati in ogni particolare degli interni. Oggi, al Moulin Rouge, si vende un viaggio nel passato, un viaggio nel sogno che fu e nella leggenda che è diventato. E chissà se, tra altri 125 anni, si ricorderanno ancora i maliziosi balletti de “La Goulue” o gli sguardi voluttuosi di Mistinguett.

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