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Sarà il nuovo Ct della Nazionale

Conte, l’antipatico che vince

Conte, l’antipatico che vince
Personaggi 13 Agosto 2014 ore 18:36

Si alzerà dalla panchina, scalderà le corde vocali fino a trovare la nota più alta e poi, in un gesto di amabile furore, darà la giusta indicazione tattica. Farà effetto vedere Antonio Conte ct dell’Italia, un effetto non molto a sorpresa dopo che le coup de théâtre ci aveva sbalordito già qualche settimane fa, quando il tecnico pugliese aveva lasciato la Juventus nel bel mezzo di una (poco) torrida estate. Adesso ha firmato il contratto azzurro, ufficializzando il suo ruolo. Già in queste ore Conte (in) Nazionale è una realtà evidente. Tornerà in anticipo dalle vacanze in barca – Grecia, poi Croazia – e dopo sarà tutto un programma.

Le prime amichevoli sono già cerchiate in rosso sul calendario – 4 settembre a Bari contro l’Olanda e il 9 a Oslo contro la Norvegia -, ma la strada che porta al rinnovamento è ben più lunga e tortuosa. Dopo l’elezione di Carlo Tavecchio a nuovo presidente della Figc, le stanze dei bottoni avevano spinto affinché l’ex allenatore della Juventus prendesse in mano le sorti tecniche dell’Italia. Conte aveva prima circumnavigato le proposte, dicendo che sì, lui ci sarebbe stato pure, ma non proprio a quelle condizioni economiche lì. Così sono iniziate le trattative. Telefonate, sms, altre telefonate. Cesare Prandelli, l’ex ct azzurro, prendeva 1,7 milioni di euro netti a stagione. A Conte è stato offerto lo stesso. Troppo poco per uno che ha vinto tre scudetti di fila e che ha riportato in cima alle vette italiche la Vecchia Signora bianconera? Forse. Ci è voluto il gioco delle tre carte. Ovvero: uno sponsor. Ecco la Puma, marchio dell’Italia, che dovrebbe coprire dai 3 ai 4 milioni di euro sfruttando l’immagina del neo ct. Insomma, abbastanza per convincerlo ad accettare una nuova avventura decisamente molto pop, la panchina della Nazionale.

IL PROGETTO CONTE

Gli stage. Soldi o no, Conte voleva altre garanzie. Di natura tecnica. Di rinnovamento. Quel che non era riuscito a Prandelli, Conte lo otterrà. Stage, per una forte collaborazione tra i club e la squadra nazionale. Uno scambio – di idee, di informazioni, di impressioni – tra lui (il ct) e gli altri allenatori. L’unione non farà solo la forza, ma eviterà di convocare giocatori non al top, mezzi infortunati, demotivati. La collaborazione è uno dei primi punti del progetto Conte. Ma i dettagli sono molti di più.

I giovani. Più per necessità di cambiamento che altro, Conte ripartirà dai giovani di spessore – qualcuno visto anche al Mondiale – per imprimere alla squadra una forza tattica fresca e dirompente. Pepito Rossi ha subito chiarito che lui non è certo “fatto di cristallo”, e che gradirebbe un ritorno in Nazionale più in fretta di subito. Rossi, sì. Ma anche gli altri. Immobile, Destro, Verratti, Darmian. Ragazzi che Conte avrà a disposizione per costruire una squadra competitiva già dal prossimo Europeo, quello in Francia nel 2016. Ma attenzione: la nuova Nazionale non sarà una culla per i baby. Conte vuole convocare i migliori.

Per farlo adotterà lo stesso sistema tattico che tante soddisfazioni ha fatto togliere agli juventini. La difesa a tre è sicuramente uno dei punti cardine, con un centrocampo a cinque composto da due ali veloci e brave nel dribbling. In attacco un’ultima possibilità verrà data a Mario Balotelli, giocatore che difficilmente sembra in grado di incastrarsi con il carisma contiano. Ma l’Italia lo ama, e tant’è.

Per Antonio Conte hanno in mente un ruolo totale. Non solo ct, ma anche coordinatore di tutte le nazionali. Da anni le nazionali, considerate quasi un fastidio, perdono potere rispetto ai club. Conte vuole invertire la rotta. E poi: nessuna ingerenza esterna nella gestione della Nazionale, un codice disciplinare rigoroso e senza eccezioni, la scelta dello staff (escluso il dottor Castellacci).

NUOVA ERA

Che lo vogliate o no, Conte è il vero nuovo che avanza. Non ci è riuscito Albertini in Figc. Non ci è riuscito Baggio. Non ci sono riusciti altri ex recentissimi calciatori. Ma la figura di Conte sulla panchina azzurra è, per molti motivi, un segno di rinnovamento. Trapattoni aveva guidato la Nazionale nel 2002 che aveva 61 anni. Lippi (nel 2004) 56, Prandelli (nel 2010) ne aveva 53. Conte oggi ne ha 45. Non è solo un allenatore giovane, è anche un giovane allenatore. A parte i tre scudetti alla Juventus, ha allenato Atalanta (esonerato), Siena, Bari e Arezzo (tutte in Serie B). Ma quello che contraddistingue Conte è il carattere. Più che dell’ex calciatore aggressivo, tutto cuore e polmoni, Conte ha l’aria dell’italiano di nuova concezione: stanco della stanchezza, pronto alla battaglia. Sul campo, s’intende.

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