Due o tre cose che so di Barbara Berlusconi

01 Luglio 2014 ore 10:05

Il 30 luglio Barbara Berlusconi compirà trent’anni. Lo stesso giorno, Adriano Galliani ne farà settanta. Quaranta più di lei, uno in meno rispetto a Carlo Tavecchio, aspirante presidente della Federcalcio che la terzogenita di Silvio vorrebbe rottamare assieme a Mario Macalli, 77 anni, presidente dell’ex serie C e compagno di cordata di Tavecchio con Claudio Lotito, già entrato nella storia della Lazio per avere svuotato l’Olimpico, stante l’esodo di massa dei tifosi biancocelesti che a Lotito da mesi dicono in tutte le lingue: libera la Lazio.

I maligni sostengono che Barbara Berlusconi abbia sparato a palle incatenate contro la rivoluzione mesozoica che si profila in Figc dopo il disastro brasiliano perché, in realtà, invocando la presa di potere dei quarantenni, ella pensava ai tempi e ai modi per sbarazzarsi finalmente di Galliani, da ventotto anni Numero Due del padre. Può anche essere.

In realtà la signora, vicepresidente e amministratrice delegata del Milan dal dicembre scorso, dopo esserne stata consigliera d’amministrazione dall’aprile 2011, appartiene alla nobile categoria di chi dice ciò che pensa pensando a ciò che dice.

L’ho incontrata a Villa Belvedere in Macherio alla fine dell’inverno, presente Massimo Zennaro, suo portaparola, consigliere, assistente. Ero curioso di conoscere la Delfina e, al tempo stesso, il mio obiettivo era dichiarato: chiederle se fosse disposta a concedere un’intervista a Four Four Two Italia, neonata edizione tricolore della bibbia inglese del calcio mondiale. La missione ha avuto successo, tanto che le dichiarazioni di Barbara hanno fatto il giro del calcio. Dalla rivelazione su chi avesse scelto Seedorf per rimpiazzare Allegri (“E’ stato mio padre”) al piano programmatico di lavoro in seno al Milan per rilanciarne l’immagine (e il fatturato) a livelli internazionali, ignorando ancora che, di lì a due mesi, per la prima volta dopo sedici anni, i rossoneri sarebbero rimasti fuori dalle coppe europee.

Barbara è tosta, ha le idee chiare e non si ferma. Barbara non è né una raccomandata né un’opportunista né un’ingrata verso il braccio destro del padre, al quale aveva dichiarato guerra il 3 novembre 2013, con una durissima nota all’Ansa in cui elencava puntigliosamente tutti gli errori commessi da Galliani in materia di mercato (“Non è vero che abbiamo speso poco: la verità è che abbiamo speso male”), rete di osservatori insistente, scollamento con i vertici del club, cioè con lei e con il padre e via tirando legnate.

Al punto che il genitore sbottò: “Barbara è andata a Milanello e mi ha scatenato l’inferno”. Mentre il Numero Due, piccatissimo si dimise, salvo fare bruscamente retromarcia perché sotto Natale Re Silvio s’inventò il Diavolo a due teste. Una soluzione decisamente transitoria: Barbara comanderà sul Milan per molti anni a venire. Il tempo è il suo migliore alleato e il peggior nemico di Galliani.

Quando afferma che bisogna cambiare aria in Federazione, dare spazio a una nuova governance, spalancare le finestre per fare entrare aria nuova e rottamare chi ha portato il Sistema Calcio Italia alla deriva, Barbara ripete gli stessi concetti formulati durante quell’incontro di fine inverno a Villa Belvedere.

Attenti a questa giovane signora. Ha appena cominciato a fare bene ciò che vuole fare meglio. Per questo fa paura ai dinosauri.

 

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