I profili dei due manager

Da Marchionne a Manley e Camilleri (cioè il diavolo e l’acqua santa)

Da Marchionne a Manley e Camilleri (cioè il diavolo e l’acqua santa)
Personaggi 26 Luglio 2018 ore 09:35

In poche ore, subito dopo i comunicati della famiglia Elkann, i consigli di amministrazione si sono riunti per nominare i successori di Sergio Marchionne, che in quel momento era ancora vivo, sebbene in condizioni di salute definite «irreversibili» dai medici, e che mercoledì 25 luglio è spirato nel letto di ospedale di Zurigo in cui era ricoverato.

 

 

In Fca hanno scelto un altro restio alla cravatta, occhi azzurri e incappucciati, viso molto inglese: Mike Manley. Al secolo Micheal, nasce il 6 marzo del 1964 a Edenbridge, una piccola contea del Kent. Laureato in Ingegneria a Londra e vari master dai nomi anglofoni e magniloquenti in Economia, sempre in Inghilterra. Carriera brillante in Chrysler, nel 2000 direttore per lo sviluppo della rete, nel 2008 vicepresidente esecutivo per la vendita internazionale e responsabile della pianificazione e di tutte le attività di vendita al di fuori dell’America del Nord. Poi amministratore delegato di Jeep e responsabile del marchio Ram. In Jeep, Mike fa molto bene, porta le vendite da poco più di trecentomila pezzi a un milione e mezzo in soli dieci anni, e non si ferma. A quel punto, numeri alla mano (crescita del 163 per cento), entra a far parte del group executive council come responsabile dell’andamento operativo. I progetti futuri sono quelli concordati con Marchionne – al quale sarebbe comunque succeduto ma, si sperava, più avanti, nel 2019, come previsto – di inserire Jeep nei segmenti di automobili più piccole, e l’investimento sulle auto ibride e elettriche. Titoli di studio, fatturati che volano per l’erede di Marchionne in Fca, ma una vita privata apparentemente tranquilla. Se non altro, inaccessibile.

 

 

Tutto l’opposto per il collega Louis Camilleri, oggi amministratore delegato di Ferrari. Questo sì, mette la cravatta. Classe 1955, origini maltesi, nasce ad Alessandria d’Egitto, studia e inizia la sua carriera a Losanna. Poi la scalata in Philip Morris, da analista di sviluppo commerciale ad amministratore delegato di Kraft, poi presidente, infine chief executive e amministratore delegato di Philp Morris, gigante proprietaria di moltissimi marchi, di tabacco e non solo. Alle polemiche sul fumo che si sono susseguite negli anni, ha risposto: «Sono adulti, decidono loro se fumare o meno… O andarsi a mangiare un Big Mac». Espressione piaciona ma cinico e squalo, venditore di fumo ma con molto arrosto. Giramondo, parla correntemente quattro lingue e non fa mistero del suo vizietto, oltre al tabacco e alle auto veloci: le donne. Padre di tre figli, fra le sue donne si annoverano due celebrità. Una non ha bisogno di presentazioni: è Naomi Campbell, che la scorsa estate volava su rotte secondarie ed evitava i paparazzi durante la sua liaison blindatissima. L’altra, sua attuale compagna, si chiama Natalie Oliveros, meglio conosciuta dai cultori del genere come Savanna Samson, famosa pornostar, lanciata dal sempre attento talent scout Rocco Siffredi nel film Rocco incontra un angelo americano a Parigi, che le è valso il premio come miglior attrice degli AVN Awards, gli Oscar dei film a luci rosse. Finita la carriera di pornostar, Natalie ha aperto un’azienda enologica e produce il Brunello. «Gli italiani mi ispirano», dice. Brunello e Ferrari, sì, ce n’è abbastanza per essere ispirati.

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