Ma davvero serviva una legge per il buonsenso tra ciclisti e auto?

27 Aprile 2017 ore 10:00

Un ciclista di valore, un uomo buono è morto sulla strada mentre si allenava travolto da un furgone che a quanto pare non ha dato la precedenza. Michele Scarponi è finito così: una delle tante vittime, sembra siano mille in quattro anni, travolte dalle automobili pedalando in bici. Il Governo ha annunciato un disegno di legge che dovrebbe riprendere i punti salienti del ddl proposto dal senatore Michelino Davico e sottoscritto da altri sessantuno parlamentari. Una serie di norme comportamentali da osservare sulla strada che imporrebbero agli automobilisti di mantenere in fase di sorpasso una distanza dai ciclisti di almeno un metro e mezzo.

È un provvedimento in sé giusto ma che impone una serie di riflessioni. Auto e biciclette non possono essere considerate certamente alla stessa stregua: le prime corrono, e parecchio, su quattro ruote, le altre basano la loro stabilità sull’equilibrio sempre precario. Se si cade dalla bicicletta la conseguenza spiacevole è quella di andare a conoscere la spiacevole durezza dell’asfalto. La prudenza e l’attenzione dovrebbero quindi essere i requisiti da osservare da entrambi le categorie.

Purtroppo di automobilisti distratti, per non dire decisamente incapaci, ne circolano sempre di più. Fino a qualche decennio fa l’imperativo era saper guidare, oltre al fatto di avere la patente, la generazione di allora sconosceva le realtà virtuali e la macchina era un oggetto di culto anche esagerando, ma da studiare e capire. Adesso si guida così come si accende la lavatrice o la lavastoviglie, tutto sembra facilitato e alla portata di chiunque. I troppi sistemi di sicurezza passivi stanno piano piano eliminando il ruolo di protagonista responsabile di chi sta alla guida, sempre più convinto di essere probabilmente alla consolle di un videogioco. A questo si aggiungano le pericolosissime distrazioni dovute all’uso durante la guida dei cellulari. Insomma, ancora una volta devo richiamarmi alla società easy che, se all’apparenza offre tutto a tutti, nella sostanza dei fatti non mette affatto al riparo da possibili gravi conseguenze.

«L’automobile è un’arma», dicevano i nostri genitori di un tempo per tenere viva l’attenzione. Andavamo in maniera anche brillante, ma riconoscevamo all’istante la pericolosità o meno di una strada. Se si fosse parlato di ‘incrocio killer’, ‘ curva assassina’ e ‘albero del diavolo’, ci avrebbero francamente riso in faccia. Questa, la nostra, è una società fatta per deresponsabilizzare per poi chiederti il conto salatissimo. Come, d’altronde, è sempre accaduto. È un po’ come accedere a un credito facilitato in banca promosso da molti slogan esterofili: alla fine se non paghi sei nei guai. Esattamente come nei tempi passati. Magari si eliminassero gli autovelox, bancomat per molti comuni in crisi, magari si tornasse a far capire l’autentico valore dello stare alla guida, del sapersela cavare in ogni situazione, di schivare con intelligenza e prontezza i pericoli! Nelle condizioni attuali posso solo notare che la stragrande maggioranza degli automobilisti a stento riesce a tenere la propria destra, imprimendo all’improvviso derive incredibili a riprova di una totale mancanza di dominio del mezzo.

Detto questo, resta il problema dei fruitori deboli della strada: pedoni e ciclisti. Ci sono zone in Italia dove le regole vengono rispettate di più, altre decisamente meno: mesi fa mi trovavo nella mia Messina e stavo attraversando sulle strisce pedonali. Mi hanno lampeggiato per proseguire come razzi, senza il minimo accenno a fermarsi. Piaccia o non piaccia queste differenze esistono, e sono le stesse che proiettate in altri ambiti creano le spaccature che ben conosciamo. Comunque è certo: chi va a piedi o in bici rischia in teoria davvero molto a causa dell’altrui inciviltà. Ma, c’è un ma.

Se le biciclette procedono contromano, quando invadono i marciapiedi con l’abbandono delle piste ciclabili, se fanno slalom pericolosi tra le automobili, per non parlare di quei ciclisti che procedono appaiati come le bighe di Ben Hur, oppure non hanno uno straccio di illuminazione, allora le cose vanno osservate nella giusta dimensione. E il codice della strada deve funzionare con efficienza anche in questi casi.

Benissimo allora la distanza di sicurezza che si deve mantenere tra un ciclista e un’auto: ma doveva proprio rendersi necessario un provvedimento per sancirlo? Non sarebbe cosa assolutamente ‘normale’ in un mondo che sempre di più tende a fare a meno della normalità? Il buonsenso dovrebbe e potrebbe salvare tutto e tutti, ma con tutta probabilità stiamo parlando ormai di moneta fuori corso. Dall’una e dall’altra parte un minimo di criterio basterebbe per maggiore sicurezza sulle strade evitando incidenti che troppo spesso allungano la tristissima lista di un vero e proprio bollettino di guerra.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia