Le sue prime settimane a Bergamo

Diamanti, l’autocritica di un leader «Se a Verona avessi fatto quel gol»

Diamanti, l’autocritica di un leader «Se a Verona avessi fatto quel gol»
Personaggi 06 Febbraio 2016 ore 10:00

Alessandro Diamanti è un giocatore particolare. In campo lo si vede sempre alla ricerca del pallone, dell’appoggio ai compagni, della soluzione importante per la squadra. Quando capita un’intervista è diverso, ci tiene a mantenere un profilo basso e difficilmente parla dei compagni. Se ad esempio provi a chiedergli di come gli sembra abbia giocato Borriello, lui evita di rispondere: «Non parlo mai dei compagni o di un giocatore, lo faccio solo della squadra e al massimo delle mie prestazioni». Ricciolo ribelle, occhi di ghiaccio con il piglio del leader ed un fuoco dentro che certifica quanto Diamanti sia innamorato del calcio e delle emozioni che una partita ti scatena. Non ama esagerare con le parole, Alino. Preferisce il campo e domenica ha un solo obiettivo: vincere. Senza guardare cosa faranno Carpi e Frosinone, conta solo l’Atalanta.

Alessandro Diamanti, che è successo a Verona? Si meritava di vincere, eppure è arrivato un ko.

Credo che certe cose sia meglio chiederle al mister, lui è la persona più indicata per spiegare quanto è successo. In generale, la partita è stata giocata meglio da noi, ma poi abbiamo commesso qualche errore di troppo che ci ha penalizzato. È un periodo così, ogni sbaglio che facciamo pesa di più perché non riusciamo a fare risultato. Quando le cose vanno bene tutto è mascherato, adesso è diverso e tutti bisogna stringersi e dare di più. Semplicemente, perché tutto viene più difficile.

 

Verona-Atalanta

 

Manca solo un risultato per svoltare?

Sicuramente manca il risultato. In Italia, come un po’ dappertutto, è quello che importa di più e in questo momento manca. La partita di Verona come atteggiamento, come impegno, come voglia di fare le cose per bene penso sia stata ottima, dispiace davvero perché quando poi sbagli ed esci sconfitto sembra tutto ancora più negativo.

C’è un po’ di paura in squadra?

Credo che non si tratti di paura, ma di preoccupazione. È sempre così, quando tieni a qualcosa è normale avere tanta voglia di fare le cose bene. Di ottenere il massimo. Adesso l’Atalanta non ci sta riuscendo, ma vedo un atteggiamento e un lavoro in settimana che mi danno grande fiducia: il momento della vittoria deve per forza arrivare. Ne sono convinto.

Ha giocato qualche spezzone e poi una gara intera. Ma il suo piglio sembra già quello del leader.

Io sono fatto così. Mi piace in campo coinvolgere tutti i compagni e mi piace essere coinvolto. Sono fortunato perché qui a Bergamo ho trovato un gruppo spettacolare che in pochissimo tempo mi ha fatto sentire a mio agio. Vivo ogni partita con grande intensità, cerco in ogni azione di aiutare i compagni e mettermi a disposizione per la squadra. Per questo motivo sono sempre in movimento, sempre attivo, sempre alla ricerca della giocata giusta.

 

Soccer: serie A, Atalanta-Inter

 

A Verona nel finale Reja le ha chiesto come stava? E lei non voleva uscire.

Il mister mi ha chiesto se ce la facevo e io ho risposto di sì. Caratterialmente prima di lasciare il campo ci muoio in mezzo. Sono fatto così, non voglio mai abbandonare i miei compagni e fino a quando muovo le gambe penso a stare al centro del gioco. Per fare quello che posso e dare una mano al gruppo.

Ha qualcosa da rimproverarsi ripensando alla sconfitta?

Assolutamente sì, quel sinistro nel secondo tempo me lo rimprovero: dovevo fare gol. Dovevo essere più deciso, non era facile ma con più cattiveria e più rabbia avrei fatto gol e sarebbe stato molto importante per l’andamento della partita. La posizione? Dico la verità: a me piace giocare dove l’allenatore mi chiede di farlo, è lui il comandante e ognuno deve rispettare i propri ruoli e dare il personale contributo alla partita. Storicamente sono uno che svaria molto e cerca di muoversi su tutto il fronte d’attacco, ma quello che conta è il bene della squadra.

 

Atalanta-Inter

 

Guadiamo avanti, domani si gioca alle 18 conoscendo già i risultati di Carpi e Frosinone: è un vantaggio?

Sinceramente? Per quanto mi riguarda non faccio mai la corsa sulle altre. Le guardo poco. Da 10 anni gioco e molto spesso mi sono trovato a battagliare per un obiettivo simile a quello di quest’anno. Se ti fermi a guardare le altre squadre, perdi tempo: siamo noi a dover fare punti, sappiamo quello che dobbiamo fare e siamo consapevoli che dobbiamo giocare bene e vincere. Se le altre perdono, è meglio ma noi dobbiamo fare la nostra corsa.

È pronto per giocare di nuovo dall’inizio?

Sono decisioni del mister ma l’ho detto prima, io sono sempre pronto a giocare. A dare una mano. Ho giocato di più in queste poche partite a Bergamo che negli ultimi 7 mesi, energia ne ho. Una partita intera non la giocavo da Fiorentina-Hellas Verona dello scorso aprile e in maglia viola è successo due volte, l’altra contro il Sassuolo.

Da qui alla fine ci sono anche parecchie belle partite: curioso di ritrovare, ad esempio, Fiorentina e Juventus?

Non guardo mai troppo avanti. Io penso sempre e solo alla partita dopo, è inutile ragionare troppo a lungo termine.

Il pubblico l’ha subito accolta molto bene.

L’ambiente è molto bello, mi fa molto piacere l’affetto che ho avvertito le due volte che sono sceso in campo al Comunale. Voglio e penso solo a ricambiare queste manifestazioni dei tifosi in campo, credo che parlare o commentare serva a poco.

 

Frosinone-Atalanta

 

Un paio di curiosità: gioca con le scarpe nere, una rarità sui campi di serie A.

Non c’è nessun motivo particolare, non ho problemi con lo sponsor o chissà cosa. Semplicemente, con un paio di scarpe ho avuto qualche fastidio e dunque ecco il perché delle scarpe tutte nere. Certo, questo dettaglio mi ricorda il calcio di una volta, quello vero che mi ha sempre appassionato e che mi piace moltissimo.

Ma è vero che all’Albinoleffe si portava in giro un coniglio al guinzaglio?

(ride, ndr) Questa è una roba che non so da dove sia uscita, ma è una cavolata. Avevo un coniglietto, certamente, ma in casa: come se uno ha un gatto, io avevo un coniglio. Ho letto che me lo portavo al guinzaglio, che veniva con me al campo. Incredibile, non c’è nulla di vero.

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