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La dura vita da ct (strapagato)

Le tre domande “agghiaccianti” poste ad Antonio Conte

Le tre domande “agghiaccianti” poste ad Antonio Conte
Personaggi 19 Agosto 2014 ore 10:05

Era il 23 agosto 2012 e, durante la conferenza stampa indetta da Antonio Conte (allora allenatore della Juventus) per commentare la squalifica di 10 mesi inflittagli dalla Commissione disciplinare della FIGC (poi ridotta a 4) per omessa denuncia nel caso calcioscommesse, un aggettivo divenne l’emblema del Conte-pensiero su tutta la vicenda: agghiacciante.

Il 19 agosto Antonio Conte è ufficialmente diventato il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio e quell’aggettivo è tornato a risuonare. Il giornalista de La Repubblica, Maurizio Crosetti, ha posto, durante la conferenza stampa di presentazione, tre domande “scomode”, definite dallo stesso tecnico pugliese, tra il serio e il faceto, «agghiaccianti». Chi si aspettava un debutto con i media “soft” per il nuovo ct, o comunque pacche sulle spalle e tanti sorrisi, si è dovuto ricredere. In primis, probabilmente, lo stesso Conte. Quali sono state queste domande e perché Conte le ha definite «agghiaccianti»? Proviamo a capirlo insieme.

 

http://youtu.be/lG0-o8UJXAk

L’estratto della conferenza stampa del 23 agosto 2012 in cui Conte lanciò il “tormentone” «agghiacciante»

 

Domanda: «Ai tempi della tua squalifica eri stato molto duro con la Federcalcio, avevi parlato addirittura di “paura”. Vorrei sapere se la pensi ancora così oggi che la Federcalcio è il tuo nuovo datore di lavoro».

Risposta: «Non ho cambiato idea. Ribadisco che per me quella è stata una squalifica ingiusta. Hanno deciso di farmi pagare quella squalifica e l’ho pagata con grande dolore, mio e da parte della mia famiglia. Però è stato un percorso che mi ha aiutato a crescere e oggi, essere qui a questa presentazione, penso sia la risposta migliore per tutti»

Durante la conferenza stampa del 2012, in cui Conte spiegava la sua posizione dopo i 10 mesi di squalifica che gli furono inflitti, l’allora allenatore della Juventus si diceva impaurito da come la vicenda era stata gestita dalla Federcalcio. Disse di essere stato oggetto di accuse infamanti, di essere stato usato come spot per lo scandalo calcioscommesse. Oggi, quasi due anni dopo, quella stessa Federcalcio, nella persona del nuovo presidente Carlo Tavecchio, ha deciso di puntare su di lui per rilanciare una Nazionale uscita in ginocchio dagli ultimi Mondiali e dalle dimissioni di Cesare Prandelli. Logica, quindi, la domanda e coerente la risposta fornita da Antonio Conte, che non ha rinnegato la sua posizione.

 

Domanda: «Quanti sono gli scudetti della Juventus? Segui la contabilità della Federcalcio, che ti stipendia, o della Juve?»

Risposta: «Per me gli scudetti più importanti, quelli che mi hanno dato più gioia, sono stati quelli che ho vinto io. Sono otto, cinque da giocatore e tre da tecnico»

Tema ostico per gli addetti ai lavori quello del numero di scudetti della Juventus, a maggior ragione per un tecnico che ha legato i suoi successi professionali ai bianconeri e che si trova oggi a dover invece rappresentare un’intera nazione calcistica, spesso dipinta come divisa tra juventini e anti-juventini. Nell’estate del 2006, dopo il cosiddetto scandalo “Calciopoli”, la formazione di Torino si vide revocare i titoli di Campione d’Italia per le stagioni 2004/2005 e 2005/2006 con l’accusa di illecito sportivo. Da allora, per la FIGC e per tutti gli organi calcistici istituzionali (italiani e non), la Juventus ha due scudetti in meno rispetto a quelli festeggiati sul campo. Con i tre titoli conquistati nelle ultime tre stagioni con in panchina proprio Antonio Conte, la “contabilità” ufficiale è di 30 scudetti, mentre i tifosi juventini continuano a conteggiare anche i due revocati, riconoscendosene 32. Conte, dimostrandosi un ottimo diplomatico, ha aggirato la domanda, dando una risposta che di certo non ha fatto piacere a coloro che, fino a un mese fa, erano i suoi tifosi.

 

Domanda: «Temi un’ingerenza nel tuo lavoro da parte dello sponsor tecnico, che paga parte del tuo stipendio e che è anche sponsor di alcuni dei calciatori della Nazionale?»

Risposta: «Sinceramente mi dispiace che mi venga posta questa domanda, perché chi conosce Antonio Conte, sia l’uomo che il professionista, sa benissimo che niente e nessuno potrà decidere al posto suo o imporgli qualcosa. Niente e nessuno mai. Che sia chiaro a tutti»

Antonio Conte, da commissario tecnico degli azzurri, percepirà 3,6 milioni di euro. Di questi, circa 1,6 arriveranno dalle casse della FIGC, mentre i restanti 2 milioni saranno versati sul suo conto corrente dallo sponsor tecnico della Nazionale, la Puma. Il contratto, secondo la spiegazione fornita ai media da Carlo Tavecchio, non prevede impegni diretti dell’allenatore con l’azienda tedesca. Non ci sono vincoli contrattuali e non sarà l’uomo immagine unico della Puma. Conte sarà dunque libero di muoversi come preferisce e di fare le scelte che ritiene più giuste. Nonostante ciò, dato che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca (cit.), è normale porsi domande sul possibile conflitto d’interessi che si verrà a creare al momento delle convocazioni. Più che le parole del nuovo ct, però, a questa domanda solamente il tempo darà risposta.

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