Donatella Alamprese, oltre il tango

Donatella Alamprese, oltre il tango
11 Dicembre 2019 ore 10:25

Donatella Alamprese, regina del tango. E non solo. Perché Donatella, famosa per le sue inarrivabili e sensuali performance, è cantante eclettica di estrazione classica che è riuscita a fare del suo universo canoro “fusion” un prezioso scrigno da scoprire e amare. Le sue esperienze professionali sono molteplici e in vari ambiti musicali, spaziando dalla lirica al jazz, al pop fino alla sperimentazione e alla ricerca più raffinata. Esordisce in teatro nel 2004 con lo spettacolo Canciòn desesperada dedicato ad Alda Merini e al Tango Canciòn, fedele alle sue origini argentine da parte paterna. Dotata di grande presenza scenica, canta in otto lingue proponendo un repertorio intensamente emotivo e avvolgente, colto ed elegante. Si è esibita riscuotendo notevole successo all’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires e a Santiago del Cile. Nel 2015 è stata invitata a rappresentare l’Italia alla X Cumbre Mundial del Tango a Buenos Aires insieme al chitarrista Marco Giacomini e nello stesso anno ha cantato per la terza volta in Giappone, toccando diversi teatri. Successi che le hanno valso la pubblicazione del lavoro musicale Tango sin Carmìn dedicato al tango contemporaneo. Lo scorso aprile è stata applaudita a Milano con il concerto al MAC TangoSuite.

 

 

Donatella, che ore suona l’orologio tanghero italiano?

«Come dice Leopoldo Marechal, “il tango è una possibilità infinita”, dunque non ha orari. Ogni ora può essere quella giusta per il tango. In Italia pullulano le milonghe, occasione di incontro, di condivisione attraverso musica e danza. Trovo sempre eccitante assistere a spettacoli che raccontano anche il tango contemporaneo e le voci della Buenos Aires , ed è proprio a questo che io il mio ensemble ci ispiriamo da tempo».

Cosa significa per lei esprimersi attraverso il canto?

«Definirei la voce un muscolo dell’anima. Dopo aver studiato tanta tecnica trovo indispensabile andare oltre fino a dimenticare che stai usando quello strumento. Allora emozione e verità vanno in scena. Un miracolo che viene dal profondo, di gioia o struggimento, in un fluire di sincerità che il pubblico percepisce. Nel mio ultimo spettacolo Le Voci di Eva mi sono ritrovata tra la gente in totale empatia: mentre interpretavo la canzone proibita dedicata alle donne curde, le lacrime rigavano il mio volto e quello di tante persone in sala».

Sempre di più le sue performance possono essere considerate ricerca fusion…

«La musica, a mio parere, è inclusione, è riconoscere alle musiche di tutto il mondo pari dignità. Significa libertà musicale e umana. Mi sento cittadina del mondo e mi piace fondere stili e generi, creare dei ponti tra mondi e culture diverse. L’esperienza umana è una storia sempre affascinante che ho la fortuna di poter raccontare nelle lingue di origine».

La musica latina esprime una sensualità speciale in cui si riconosce?

«Assolutamente! La sento nel sangue, viene dalla pancia ed è parte delle mie radici. È un richiamo profondo a una parte intima di me stessa, al mio eros e anche al mio essere un po’ ribelle. Forse per quello strano mix di lucano e argentino che vive in me…».

Quali sono le tournée a cui rimane più affezionata e che ripeterebbe

«Sicuramente quella del Giappone. Tre meravigliose tournée, con l’indimenticabile accoglienza del pubblico giapponese capace di essere caloroso e stupirti per la sua sensibilità. Un ricordo speciale serbo di Kyoto nel 2015: durante il concerto dedicato a Firenze il pubblico era commosso fino alle lacrime. E poi, naturalmente, l’Argentina, dove per la prima volta una cantante italiana si esibiva nella prestigiosa Cumbre Mundial del Tango accompagnata da un chitarrista italiano, Marco Giacomini».

Quanto deve ai componenti del suo ensemble?

«Credo decisamente nelle sinergie e nel lavoro di squadra. Godo della collaborazione di artisti di alto livello che cerco di coinvolgere sempre. Io li adoro e loro mi coccolano molto! Un discorso a parte merita Marco Giacomini: dal 2003 sempre al mio fianco nella costruzione di progetti di qualità, un compagno di lavoro e di avventura insostituibile con cui lo scorso anno abbiamo festeggiato quindici anni di attività con oltre 1500 concerti».

Quale nuova stella brilla all’orizzonte della sua carriera e dove la porterà?

«Intanto una stellina italiana, che mi porterà un po’ in giro con concerti a Roma, a Vicenza e altre date in teatro nella mia amata Firenze. Poi nel 2020 una stella ancora più fulgida ci guiderà verso il Sol Levante con un sogno da realizzare: tornare in Russia da artista, dopo esserci stata tempo fa da studentessa».

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