Con i suoi scatti più belli

Douglas Kirkland, il fotografo delle leggende di Hollywood

Douglas Kirkland, il fotografo delle leggende di Hollywood
29 Agosto 2014 ore 15:14

Douglas Kirkland. Canadese di Toronto. 80 anni qualche giorno fa. Perfetto il titolo della mostra che Venezia, in concomitanza con quella del Cinema, gli dedica a partire da domani e fino al 6 settembre: A life in pictures, ossia una vita in foto. È prodotta da Vanity Fair, la rivista che già sei anni fa gli aveva organizzato una retrospettiva alla Triennale di Milano. Per l’evento veneziano c’è anche la collaborazione dell’Istituto Luce Cinecittà, e anche questo fa parte del personaggio, che appartiene decisamente alla storia almeno da quando, nel 1961, fotografò per Look Magazine Marilyn Monroe avvolta in lenzuola bianche come in una cornucopia.

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Perfetto anche il timing: Kirkland è uno dei più rinomati fotografi di scena – i professionisti che riprendono il back stage, fissano le sequenze mentre vengono girate, gli attori, i tecnici e i registi nei momenti in cui lavorano o si riposano. Titanic, Odissea nello Spazio, sono solo i primi titoli che vengono in mente.

Di lui si può dire che ha fotografato il top del mondo: gli artisti più famosi, i momenti e i personaggi della moda che hanno segnato epoche (è riuscito perfino a fermare un sorriso di Coco Chanel), le vicende mondiali in cui tutto sembrava precipitare. Dove la perfezione accadeva, lui c’era sempre, come se i momenti topici del mondo lo domandassero. Life, la rivista che ha cambiato l’idea stessa dei servizi fotografici su rotocalco, non poteva non averlo fra i suoi inviati di punta.
Ha vinto tutto il vincibile. È anche un docente e un conferenziere affascinante. Uno di cui ci si può fidare ciecamente: nitido, mai una sbavatura, come ti immagini che una cosa dovrebbe venire lui la fa. E perfino meglio.

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E tuttavia si capisce, anche scorrendo i pezzi necessariamente elogiativi di chi ne scrive in questi giorni di ricorrenza quasi biblica («Ottanta per i più robusti» sono gli anni della vita secondo il salmista) che a lui si potrebbe attagliare perfettamente l’appellativo che fu di Gaetano Belloni, ciclista degli anni Venti noto per arrivare sempre dietro a Girardengo: «l’eterno secondo».
Le foto fatte a Marilyn ne hanno lanciato il mito. Ma Marilyn “è” di Bert Stern. I ritratti dei personaggi della moda e dello spettacolo sono – lo si è già detto – perfetti: ma Kirkland non è Richard Avedon (e neppure Irving Penn); i servizi su Life? Bellissimi. Ma Robert Capa o David Douglas Duncan sono su un altro pianeta.
E va bene così. Se è riuscito a continuare a lavorare a livelli altissimi pur in presenza di tanti mostri sacri vuol dire che Mr Douglas Kirkland è, oltre che un grande fotografo, una persona seria e perbene.

In un suo scritto autografo dice che gli piace «creare la bellezza, trovarla e mostrarla al mondo nel modo più positivo possibile». È vero: la bellezza c’è tutta nelle sue immagini. Le (o gli, al fotografo) manca solo, per dirla con Harald Bloom, il sublime.

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