Eleonora Ivone, di amore e dintorni

Eleonora Ivone, di amore e dintorni
28 Febbraio 2017 ore 09:45

Si chiude all’insegna del successo L’amore migliora la Vita, commedia scritta e diretta dal regista romano Angelo Longoni. Una rappresentazione teatrale solo all’apparenza lieve e divertente, ma che invece affronta una realtà più dura di un macigno. Due coppie malassortite si incontrano per una cena che si rivelerà  subito disastrosa perché le divergenze si rivelano inconciliabili. Da una parte l’ipocrisia conservatrice, dall’altra la marcata trasgressione. Posizioni e convinzioni che franeranno quando verranno a sapere che i loro figli, compagni di scuola, sono stati sorpresi dal preside in intima relazione. Lo spettacolo messo in scena con una lunga serie di repliche nella capitale ha riscosso consensi incondizionati non solo per l’intensità del testo, ma anche per la bravura di tutti gli attori: Ettore Bassi, Edy Angelillo, Giorgio Borghetti ed Eleonora Ivone, perfetta nel ruolo dell’emancipata Silvia.

Eleonora, è sicura che l’amore riesca a migliorare davvero la vita?
«Assolutamente, ne sono convinta. Pur con le sue contraddizioni e le fatiche che a volte impone, l’amore fortifica: quando rende deboli è perché mette in evidenza certe fragilità umane».

Questa è una commedia in cui si trattano temi delicati, qual è la sua posizione in merito?
«La storia è particolare e delicata perché racconta il dramma di due genitori alle prese con l’omosessualità di due giovani adolescenti. Il punto essenziale è che la questione diventa quasi marginale rispetto alle problematiche irrisolte di ciascuno, trasformandosi in occasione per far emergere tempeste interiori. Ho tre figlie che fino a questo momento non mi hanno posto di fronte a situazioni del genere. Tuttavia sono sicura che se mi trovassi a dover fare i conti con una simile questione metterei al primo posto il loro bene e la solidità del nostro rapporto».

 

 

Angelo Longoni è suo marito nella vita, ma è anche autore e regista di cinema e teatro. Quando scrive pensa inevitabilmente a lei nel ruolo di musa ispiratrice?
«Forse è accaduto proprio nel caso di questo ultimo lavoro, dove ha pensato a me quale interprete ideale del mio ruolo. Angelo scrive sempre in modo libero e d’altra parte anche io non mi sento proprietà privata, professionalmente parlando: non disdegno affatto le proposte di altri registi!».

Come riesce a coniugare il rapporto privato con quello professionale?
«Ognuno di noi due gestisce i propri spazi senza interferire nel proprio lavoro. Angelo ha bisogno di tranquillità e di dimensioni quasi meditative quando scrive, che gli riconosco. Nel rispetto reciproco sta il segreto di un ménage come il nostro».

Se una delle sue figlie volesse fare il suo stesso lavoro ne sarebbe contenta?
«Per me la libertà è la prima forma di amore ed è sacrosanta. Se una di loro scegliesse di entrare nello spettacolo sarebbe solo il segno che siamo riusciti a trasmettere la nostra stessa passione e certamente  non mi opporrei».

In una nota pubblicità la si vede nelle vesti di Agata accanto a Andy Garcia. Come ha vissuto queste esperienza?
«È stata una immensa emozione. Un uomo elegante, un vero signore estremamente educato: Andy è un grande professionista che è riuscito a coinvolgere amabilmente tutti con la sua cordiale presenza. Mi ha sempre voluto vicina mentre girava tutte le scene per sentire ‘il profumo di Agata’».

 

https://www.youtube.com/watch?v=Fj8pp9IxKuA

 

Il fatto di essere una bella donna le ha facilitato le cose o le ha complicate?
«Quando ho cominciato a fare la fotomodella la bellezza veniva al primo posto. Il fatto di non avere la fissazione maniacale per la perfezione e l’essere oltretutto una buongustaia e una golosa di tutto mi ha felicemente allontanato da quel mondo. Naturalmente facendo l’attrice ho anche trovato qualche marpione sulla mia strada, che però ho saputo mettere a posto come si deve. Per mia natura non sono mai scesa a patti pur di recitare».

Se la invitassero a spogliarsi per esigenze di scena, rifiuterebbe?
«Non è una cosa a cui ho mai detto espressamente di no purché non si scada nella volgarità e il nudo sia funzionale alle esigenze di copione».

Vuol misurare la febbre al mondo dello spettacolo di oggi?
«La febbre è alta e il malato assai grave. La cura ideale consiste nello sradicare le varie lobby lasciando prevalere la meritocrazia, anche per evitare una sorta di prostituzione, pur di lavorare, più o meno consapevole. In ogni caso allo spettacolo di oggi mancano idee e investimenti, che nel teatro sono praticamente assenti».

C’è una cosa di cui ha paura davvero?
«Mi angoscia l’idea della morte. Ma non perché abbia paura di morire: mi terrorizza lasciare le mie figlie, i miei affetti, mio marito. Non vederli più. Sono tutto il mio mondo».

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