Aveva 93 anni

Elogio della Moka Bialetti e del patron che le mise i baffi

Elogio della Moka Bialetti e del patron che le mise i baffi
Personaggi 12 Febbraio 2016 ore 12:08

Non c’è cucina in Italia in cui non ne troviate una. Ha quella forma semplice, perfetta, pratica. Non scappa mai di mano. La si apre con facilità grazie a quelle sfaccettature ottagonali regolari. La si prende in mano anche quando è bollente, grazie a quel semplice manico in bachelite. E soprattutto funziona grazie ad un principio semplice e geniale. Stiamo parlando della Moka, invenzione di Alfonso Bialetti che poi suo figlio Renato ha contribuito a far conoscere a tutto il mondo. Renato è morto ieri a 93 anni. Da tempo non era più titolare della storica impresa di famiglia, i cui stabilimenti sono a Omegna, sul lago d’Orta. Ma se Alessandro è stato un genio nell’ideare e produrre la caffettiera nettamente più diffusa nel mondo (oltre il 50% del mercato), Renato è stato un genio nel capire lo “spirito” di quell’invenzione. La Moka infatti è qualcosa di più di un oggetto. È una piccola creatura che gorgoglia e borbotta, che riempie di profumo la cucina, che scalda e rappacifica con la vita, anche nelle mattine più uggiose e ostili…

 

Industria: è morto Renato Bialetti, il papà della Moka

 

Forma elementare e bellissima. La Moka è una presenza. Basta aprire l’anta della dispensa e ti chiama subito a compiere un rito pieno di gusto e di simpatia. Ha una forma bellissima, nella sua elementarità. Sembra un omino (o una donnina) in miniatura. Con il manico che fa da braccio puntato sul fianco, e che sembra dirti ogni volta «cosa aspetti a prendermi?». Il pirolino sul coperchio è utile e prezioso, ma le dà anche un’aria un po’ vezzosa. Il coperchio stesso, che si alza con movimento semplice e perfetto, è come un bocca che ti parla per dirti sempre cose immancabilmente simpatiche. La forma stessa è un po’ antropomorfa, con quei due trapezi isosceli uno a rovescio sull’altro.

 

https://youtu.be/gWwv9Kt6lZM

 

 

L’omino coi baffi. Si capisce perché Renato Bialetti avesse capito che per lanciare la creatura del padre bisognasse davvero darle un volto. E nacque così l’omino con i baffi disegnato da Paul Campani che divenne uno dei leit motiv del Carosello negli anni Cinquanta. «Eh sì sì sì… sembra facile! (fare un buon caffè)!», dice l’omino sotto i baffoni iconici, che erano proprio ispirati da quelli di Renato Bialetti. «L’omino è la mia caricatura» aveva confessato anni dopo. Renato Bialetti non si fermò alla tv. In occasione della più importante fiera italiana, quella di Milano, Bialetti tappezzò la città di enormi cartelloni pubblicitari con le foto della sua caffettiera. Nel 1956 Renato Bialetti fece installare negli spazi della fiera una versione gigante della moka.. Risultato: a Omegna la produzione si impennò, arrivando a 18mila pezzi al giorno (prima della guerra se ne producevano mille pezzi all’anno…). Che giorno dopo giorno hanno superato i 100milioni di caffettiere vendute, con una netta maggioranza del formato da tre tazze (il 42%). Una di questi oltre 100milioni di caffettiere è in mostra nel più importante museo di design del mondo: il Moma di New York. Ma Renato alimentò anche la leggenda del padre e della sua creatura. Ad esempio raccontandone in questi termini la “concezione”: «Mio padre Alfonso ebbe l’intuizione di costruire una macchina per il caffè osservando le donne di Omegna che facevano il bucato sulle rive del lago d’Orta. All’epoca non c’erano le lavatrici e le donne usavano un mastello con fondo bucato: sotto il mastello, in un altro contenitore, mettevano cenere e sapone, la “lisciva”, che a contatto con l’acqua “bolliva” facendo schiuma e salendo nella parte superiore dove c’erano i panni. Era il principio di funzionamento della caffettiera».

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