«Tutto è iniziato nel 2009...»

Emilio, vero fuoriclasse dello slalom su una carrozza trainata da cavalli

Emilio, vero fuoriclasse dello slalom su una carrozza trainata da cavalli
19 Ottobre 2018 ore 09:17

Un campione di slalom e gincane alla guida di una carrozza trainata da due meravigliose cavalline. Dal 22 al 25 agosto, a Stadl-Paura, in Austria, si sono svolti i campionati europei Haflinger, all’interno dei quali la squadra formata dal treviolese Emilio Gamba e dalla compagna Eva si è aggiudicata la medaglia d’argento nella categoria pariglia attacchi, cavalli & carrozza. Emilio, unico concorrente italiano in questa categoria di cavalli adulti, era alla guida delle cavalline O’Hara, di dieci anni, e Q-Hanja-W, di otto, entrambe provenienti dall’allevamento di Ermes Chiarolini. «La mia è una passione di famiglia, che nasce da papà Romolo che al tempo già guidava cavalli e carrozze – ci racconta Emilio -. Tempo fa questo era uno sport più amatoriale. Con il passare del tempo è diventato sempre più professionistico, e il livello tecnico si è alzato. Io lo pratico per passione, perché di professione faccio il vigile del fuoco. Ho la fortuna di fare i turni e riesco ad avere del tempo libero da dedicare ai cavalli».

 

 

Come ci si prepara a questo tipo di gare e, soprattutto, come si prepara il cavallo?
«L’allenamento dell’animale può essere considerato alla stregua di qualsiasi altro atleta. La preparazione agonistica prevede la “palestra” d’inverno, per migliorare la forma fisica del cavallo, e la preparazione tecnica nei periodi  precedenti alle gare. Il cavallo è un atleta al cento per cento, che va preparato sia fisicamente che tecnicamente. La prima viene fatta lungo le varie strade di campagna che ci sono intorno a Treviolo. La zona della Roncola intorno al canale, per esempio, per evitare strade asfaltate e traffico. Mentre la parte un po’ più tecnica, mirata a perfezionare i dettagli, viene fatta in aree verdi. Abbiamo un campo di 100 metri per 40 in cui vengono svolti gli esercizi richiesti nelle varie prove. Anch’io, come driver, ho bisogno di allenarmi perché, durante le gare, bisogna essere in forma fisicamente, dato che ci si trova a competere anche per tre giorni di fila. C’è poi il mio allenamento per migliorare la tecnica di guida del cavallo e della carrozza, con esercizi mirati. Per esempio, l’ultima prova della terza giornata è un percorso numerato, che prevede dei passaggi attraverso una coppia di birilli distanziati tra di loro di 20 centimetri in più rispetto alla carreggiata della carrozza. Bisogna lasciare 10 centimetri a sinistra e 10 a destra. Su ogni birillo è posizionata una pallina: ogni volta che cade fa abbassare il punteggio. La gara è una specie di slalom, simile a quello da discesa nello sci o a una prova speciale delle macchine da rally. Quindi destra, sinistra, si torna indietro, più veloce, più piano, in base a quello che poi uno riesce a fare per evitare di far cadere la pallina, che costa tre punti di penalità. Nelle prime due prove si viaggia a distanza di centesimi, nell’ultima spesso ci si gioca la gara. Può portare dal primo all’ultimo posto o viceversa».

E le altre due prove?
«La prima è definita dressage o addestramento. Nel campo di gara dalle dimensioni standard 100×40 vengono eseguite delle figure geometriche, che possono essere circoli, diagonali, linee rette da un punto a un altro, che devono svolgersi secondo un programma prestabilito: al passo, al trotto, al trotto unito, al trotto allungato. Questa prova viene giudicata da tre fino a cinque giudici, con voti che possono essere anche un po’ soggettivi. Mentre nelle altre il giudizio è oggettivo: la seconda consiste in una prova di regolarità nella quale occorre rispettare delle tabelle di tempo ed esibirsi in prove speciali, superando ostacoli quali il passaggio tra due alberi, nell’acqua, attraverso dei recinti. Ogni secondo all’interno dell’ostacolo sono 0,25 punti di penalità».

Quanto tempo ci vuole per addestrare un cavallo a fare tutte queste cose?
«Tanto, tanto, tanto tempo. Io sono l’addestratore e queste cavalle sono state addestrate da me. Io ed Ermes, dell’allevamento San Martino di Darfo, abbiamo avviato questo progetto di rilancio sportivo del pony Haflinger. Il tutto è iniziato nel 2009. Dopo una prima prova a Merano, in quello stesso anno, abbiamo scelto alcuni soggetti, li abbiamo preparati e già nel 2012 abbiamo vinto una medaglia d’oro nella categoria giovani cavalli, una categoria molto più facile. Quest’anno, arrivare alla medaglia d’argento nella categoria più difficile, quella dei cavalli adulti tecnicamente più preparati, è stata una grande soddisfazione. Questo tipo di europeo riservato ai cavalli di razza viene fatto ogni tre anni, e quest’estate è toccato all’Austria ospitare le competizioni. In tutto c’erano 370 cavalli. Nella mia categoria  eravamo in venticinque, tra i quali austriaci e tedeschi, particolarmente agguerriti. È stata una vera battaglia, ce l’ho messa tutta».

Quanto tempo le occupa l’allenamento durante la settimana?
«Il cavallo di solito lavora per un’oretta al giorno: dieci minuti di riscaldamento all’inizio, dieci di defaticamento alla fine e quaranta di lavoro tecnico vero e proprio. A volte si alterna alla preparazione fisica qualcosa di diverso, per andare a migliorare i vari aspetti che ci interessano. Altre volte gli si propone una semplice uscita».

Ma lei gareggia da solo o fa parte di una squadra?
«Sono driver e guido da solo ma figura importante che mi aiuta è la mia compagna Eva, che sta seduta dietro. Nella prova di maratona, visto che ci sono salite e discese, va a bilanciare la carrozza per evitarne il ribaltamento. Oltre a quello, mi aiuta a ricordare i percorsi speciali a ostacoli e mi dà una visione d’insieme. Segue anche tutta la parte di pulizia dell’animale, gli fa le trecce, perché questo tipo di cavalli con un pelo molto folto deve essere in ordine e pettinato. Non dimentichiamo che la gara prevede anche la valutazione dal punto di vista estetico dell’animale».

Oltre a essere driver, è anche istruttore di questo sport?
«Io sono Tecnico Attacchi a livello nazionale, e mi appoggio ad altri centri equestri che hanno più spazio per accogliere le persone e fare corsi. Durante l’inverno, nel periodo senza le gare, svolgo maggiormente questa attività di tecnico. Seguo una ragazza che ha gareggiato al campionato europeo ad agosto riservato alla categoria junior sotto i 18 anni. Si è classificata nona in finale, un ottimo risultato visto l’alto livello tecnico. Come squadra Lombardia abbiamo appena vinto la medaglia d’oro alle Ponyadi, un campionato italiano riservato ai bambini con i pony, e a livello di Attacchi la squadra lombarda ha vinto la medaglia d’oro con ottimi risultati a livello individuale».

Cosa serve per praticare questo sport?
«Tanta passione, tanta dedizione e pazienza. Con il cavallo non bisogna mai avere fretta, perché tutto quello che gli viene imposto poi torna indietro. Bisogna fargli accettare le cose gradualmente. Non tutti i cavalli sono portati. L’attitudine dell’animale va scoperta piano piano, e va valorizzato quello che riesce a fare meglio. Se è più portato a saltare, è inutile sprecarlo sotto una carrozza. È una cosa che si scopre negli anni».

O’Hara e Q-Hanja-W dove stanno?
«Io vivo a Treviolo; c’è un vecchio cascinale ristrutturato e i cavalli sono lì sotto casa. Il nostro è un vivere in simbiosi tutto l’anno, il cavallo è come un bambino piccolo, va seguito, occorre dargli da mangiare tre volte al giorno, pulirlo e accudirlo. Ma ho la fortuna di avere mio padre in pensione che riesce a darmi un mano, da solo sarebbe difficile».

Articolo pubblicato sul BergamoPost cartaceo del 14 settembre 2018

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