Il santo più diffuso della Terra

Chi era Rocco di Montpellier che si festeggia il 16 agosto

Chi era Rocco di Montpellier che si festeggia il 16 agosto
14 Agosto 2014 ore 11:40

Questa che segue è la traduzione di un brano della più famosa – se non la prima – delle Vite di san Rocco da Montpellier, quella ad opera di Francesco Diedo (1433-1484). I particolari della storia di questo santo – incontestabilmente esistito, in età successiva a quella di Francesco d’Assisi – sono stati oggetto di importanti lavori negli ultimi secoli. Noi non entriamo nel merito della disputa. Ci basta che oggi sia il suo compleanno e ci piace immaginare che gli faccia piacere questo regalo.

Rocco ha diciannove anni. E’ di famiglia nobile. I suoi lo hanno cresciuto nella fede. Adesso suo padre sta morendo e lo chiama per fargli le ultime raccomandazioni. Rocco non se le dimenticherà più. E così diventerà – a quanto pare – il santo più diffuso della Terra. Ecco, dunque, cosa gli dice il padre:

“Senti un po’, ragazzo mio, anche se ti voglio bene più che ad ogni altra persona al mondo, e anche se ho messo tutte le mie energie nel tirarti su nel miglior modo possibile, penso di doverti dire altre cose ancora, che vorrei che tu ricordassi bene, perché ti consentiranno di vivere all’altezza di quello che sei. Mi raccomando, non pensare che siano indicazioni inutili.

Primo: cerca di voler sempre bene a Nostro Signore e trova il tempo di far memoria delle sofferenze che ha dovuto patire per salvarci e per tirar fuori dagli inferi il genere umano perduto.

Secondo: cerca di venire incontro in ogni modo ai bisogni delle ragazze, delle vedove e, in generale, di tutte le persone che non possono contare né sulle proprie forze né su quelle di altri. Non ti far prendere – mi raccomando – dalla voglia di fare i conti, che è la peggiore sciagura che possa capitare a un uomo. I grandi hanno sempre saputo come scansarla.

Te lo dico perché, se regalerai ai poveri quel che hai (ed è tantissimo, lo sai anche tu), se riuscirai a trovare un marito a ragazze per bene, ma sole al mondo e senza un quattrino, se ti darai da fare per consentire alle prostitute, una volta tolte dalla strada, di metter su famiglia, se – aggiungo anche questo – eviterai di legarti ogni cosa al dito, ti dico che risulterai simpatico a tutti e perfino a Dio. Se poi aprirai la tua casa a chiunque bussa, e non riterrai indegno di te andare a trovare i malati e curarli tu stesso, con le tue mani, sta sicuro che tutti ti riterranno un vero amico del Signore”.

Rocco promise di tener conto di quel che gli era stato detto. Pochi giorni dopo suo padre morì. Non aveva ancora terminato di sistemare tutto nella maniera più conveniente, e stava appena iniziando a superare il dolore della perdita del padre, che se ne andò anche sua madre, ridotta ormai uno scricciolo per non aver smesso un minuto di piangere. Rocco non aveva ancora vent’anni.

 

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E così, avendo ben presente quel che gli aveva detto suo padre, senza lasciarsi andare alla vita da ricco che avrebbe anche potuto attirarlo, decise lucidamente di seguire quelle preziose indicazioni che suonano: Va, vendi tutto quello che hai, e dallo ai poveri; cercate di formarvi un portafogli che non sia soggetto alla svalutazione o in balia dei movimenti finanziari internazionali e fatevi piuttosto un fondo fiduciario in paradiso. Dopo di che, disposti lasciti ereditari a persone indigenti curando che non sapessero mai da dove gli era arrivata quella fortuna – perché il Signore vuole che certe operazioni avvengano di nascosto, così che il donatore non ne riceva in cambio nessun vantaggio pubblicitario, in questo mondo – stabilì che da quel momento in poi, in fatto di elargizioni ai poveri, la destra non avrebbe mai saputo cosa stesse facendo la sinistra.

Capitolo II

E dunque, investito tutto il patrimonio in onore di Dio e della Vergine Maria, fatto tutto quel che doveva fare per eseguire la volontà del padre che aveva sempre presente, abdicò al principato, rinunciò ai relativi poteri, mise le città che aveva ereditato nelle mani di persone di fiducia e partì alla volta dell’Italia vestito di una tunichetta corta di colore rosso sulla quale aveva tirato una mantellina da pochi soldi. Si cacciò in testa il primo cappello che trovò, prese un bastone e una sacca, si infilò un paio di stivali e così conciato – e tutto solo – partì alla volta di Roma. Superate le Alpi Marittime, dormendo dove poteva, entrò in Italia e finì ad Acquapendente, sulla Cassia, al confine fra Toscana e Lazio. Lì seppe che in città era in corso un’epidemia che faceva un sacco di morti al giorno.

Senza por tempo in mezzo Rocco si presentò all’ospedale, deciso a prestar soccorso agli appestati. Fece chiamare il direttore sanitario, un certo Vincenzo, e gli disse: «Mi hanno detto che qui c’è pieno di gente moribonda e che tu sei rimasto solo ad occupartene, senza mezzi e senza aiuti di alcun genere. Se le mie informazioni sono corrette, ti chiederei di accettarmi come aiutante, così da curare meglio questi poveretti. Resterò qui fin che mi rimarrà un briciolo di energia.»

«Senti un po’, amico mio – rispose Vincenzo – la tua carità mi sembra davvero inconsueta, e la tua fede anche. Però mi pari un po’ troppo giovane per questo lavoro, e forse anche un po’ troppo signorino per reggere l’odore intollerabile e continuo che c’è qua dentro.»

Rocco: «A me pare di aver letto, però, che per coloro che confidano nel Signore, nulla è impossibile, soprattutto quando – pieni di speranza – compiamo ogni nostra azione a maggior gloria Sua, ossia di Colui per amore del quale sono arrivato fin qui. E credo anche di ricordare che da qualche parte c’è scritto che “Qualsiasi cosa avrete fatto ad uno di questi piccoli, l’avrete fatta a me”».

Vincenzo si sentì in obbligo di avvisarlo che una decisione simile poteva costargli la vita, che erano tutti contagiosi, che ogni giorno ne morivano a vagonate, che fino ad oggi non ne era scampato nessuno, lo giuro su quel che ho di più sacro. «E perché mai – aggiunse – dovresti esporti a un rischio simile, come se tu volessi sfidare la morte? Non riesco nemmeno a farti immaginare i pianti, le urla, gli ululati che si sentono là dentro; in compenso mai una soddisfazione che sia una, mai un momento di riposo, mai un attimo per tirare il fiato».

E Rocco, di nuovo: «Ma non c’è scritto che, dove maggiore è il pericolo, ancora maggiore è la ricompensa? non è che si dava la medaglia a chiunque avesse munito una città di mura o di una cintura fortificata. La si dava a chi avesse salvato la vita a un cittadino romano nel corso di una battaglia, a chi avesse per primo superato una trincea o fosse salito per primo sulle mura di una città assediata, o avesse liberato la propria da un assedio. Son tutte cose molto rischiose, queste che ho detto, e pertanto fin dall’antichità le si premiavano con onorificenze, gloria immortale a altre bazzecole del genere. Se dunque ci ricordiamo ancora di chi, spinto dal desiderio di una gloria che comunque non dura, non esitò a mettere in gioco non solo le sue sostanze e le sue forze, ma la vita stessa, perché noi, che cerchiamo di imitare Cristo, dovremmo risparmiare la nostra vita, soprattutto quando ci è stato detto che non otterranno la corona di gloria, non entreranno a far parte dei beati, e non avranno nemmeno un posto numerato in cielo – dove godersi l’eternità – se non coloro che avranno combattuto la giusta battaglia e avranno perso la loro vita a causa Sua? Davvero, Vincenzo, ti scongiuro: permettimi di assistere questa povera gente.

A questo punto Vincenzo, cominciando a credere che quell’individuo gli fosse stato mandato dal cielo e forse anche temendo di suscitare l’ira di Dio se lo avesse mandato via, e  immaginando che ai suoi malati qualche sollievo lo avrebbe comunque potuto recare (si era spinto fino a sperare che questo personaggio dell’altro mondo ne avrebbe addirittura guarito qualcuno), per tutte queste ragioni insieme lo portò dai malati. E lui toccò a tutti la mano destra, fece su ognuno il segno di croce e lo liberò dall’infezione. E così, fino a che non ebbe finito di rimettere in sesto tutti, continuò il suo lavoro senza fermarsi un momento.

Facile immaginare come tutti rimanessero stupiti di una cosa simile, e, liberi come si ritrovarono dalla peste, lodavano Iddio e tutti i santi, perché pensavano che questo Rocco fosse stato loro mandato dal cielo, che fosse un dono divino dopo tutti i morti che c’erano stati. Ma lui ordinò immediatamente a tutti, e specialmente ai guariti, di non fare assolutamente il suo nome in giro.

Dopo di che, saputo che Cesena si trovava nella stessa condizione, vi si recò, guarì tutti, e decise di ripartire per Roma a tappe forzate, perché aveva intuito che in quella città l’epidemia si presentava molto più virulenta che in qualsiasi altra città.

 

 

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