2000 AUSTRALIANI a rendere OMAGGIO

Chi erano le vittime di Sydney che l’Australia ora chiama eroi

Chi erano le vittime di Sydney che l’Australia ora chiama eroi
16 Dicembre 2014 ore 18:00

La zona davanti alla cioccolateria Lindt Cafè di Sydney si è trasformata in un tappeto di fiori. L’Australia piange le sue vittime e si chiede come sia potuto succedere tutto ciò. Migliaia di persone hanno voluto omaggiare così le due vittime innocenti morte nel blitz delle forze speciali australiane per liberare gli ostaggi di Man Haron Monis, il 50enne di origini iraniane che lunedì 15 dicembre ha paralizzato l’Australia. Si chiamavano Tori Johnson e Katrina Dawson. Avevano rispettivamente 34 e 38 anni. Tori era il manager del locale e Katrina una cliente. Entrambi sono stati salutati dall’Australia come eroi nazionali, pronti a sacrificare la vita per salvare gli altri.

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Tori Johnson. È morto subito dopo essere arrivato in ospedale. Suo padre è un famoso artista australiano, Ken Johnson. Tori lavorava da 2 anni alla cioccolateria. Fino al 2012 aveva lavorato in vari ristoranti di Sydney e degli Stati Uniti. Da 14 anni viveva con il suo compagno. Tutti hanno sempre considerato Tori un gentiluomo e una persona dedita al suo lavoro. Testimoni dicono che sarebbe morto nel tentativo di disarmare il sequestratore: pare abbia afferrato la pistola di Man Haron Monis per cercare di fermarlo, ma nella colluttazione è stato sparato un colpo che lo ha ucciso. Il colpo di pistola ha quindi determinato l’intervento della polizia e la liberazione degli ostaggi. Una versione, questa, che non è ancora stata confermata dalla polizia. La famiglia, nell’unica dichiarazione che ha rilasciato dopo essersi chiusa nel suo dolore, ha detto di essere molto fiera di Tori e di unirsi al dolore della famiglia Dawson.

 

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Katrina Dawson. Era un avvocato di 38 anni, mamma di tre bambini di 8, 5 e 3 anni. È rimasta uccisa facendo da scudo a un’amica incinta con la quale al momento dell’attentato stava bevendo un caffè. Era una cliente abituale del locale. Dal 2005 lavorava all’NSW Bar, uno studio legale di fronte alla cioccolateria. Katrina era un avvocato molto rispettato, figlia dell’importante uomo d’affari Alexander “Sandy” Dawson, presidente della Royal Sydney Golf Club ed ex amministratore delegato e direttore generale di una società alimentare di Arnott. Sua madre è la scultrice Jane Dawson. Suo fratello è un avvocato di punta dello studio. Il marito Paul Smith è partner di un altro studio legale. Tutti l’hanno definita una “donna straordinaria” molto amata e generosa, che è arrivata al successo come avvocato dopo una carriera scolastica ricca di soddisfazioni. Giocava a hockey e a basket.

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Polemiche e domande aperte. Durante il sequestro si era diffusa la notizia della presenza di esplosivo dentro e fuori il locale. Gli accertamenti della polizia e dei robot antibomba non l’hanno trovato. Sulle modalità del blitz e soprattutto sul fatto che Man Haron Monis fosse libero su cauzione nonostante sia stato accusato ripetutamente di violenza sessuale e ritenuto complice dell’omicidio della moglie, in Australia si sono accese non poche polemiche.

Per capire come siano davvero andate le cose e perché durante il blitz della polizia siano morti due ostaggi, è stata aperta un’inchiesta. Soprattutto si vuole far luce su quanto per ora la polizia non ha ancora chiarito: chi ha ucciso i due ostaggi? Quali erano i motivi dell’attacco? Qualcuno aveva negli scorsi mesi valutato la pericolosità sociale dell’assalitore? Ma per il premier Tony Abbott il dramma non poteva in alcun modo essere evitato: «Anche se questo individuo, malato e disturbato, era sulla nostra lista di persone sorvegliate, anche se questa persona fosse stata monitorata 24 ore su 24 è molto probabile che questo incidente avrebbe avuto luogo lo stesso».

Le parole dell’arcivescovo. Intanto oggi si è tenuta una cerimonia di commemorazione delle vittime nella cattedrale di St. Mary, a pochi metri dal luogo della tragedia. L’arcivescovo di Sydney, che ha officiato la cerimonia ha detto durante l’omelia: «L’inferno ci ha toccato». Davanti alle duemila persone che erano presenti per ricordare Tori e Katrina ha inoltre aggiunto che «c’è un’alternativa alla violenza e alle sue recriminazioni. Queste persone sono eroi che hanno deciso di sacrificarsi perché gli altri potessero vivere. Hanno imitato così il sacrificio di Cristo, il quale disse che non c’è amore più grande di chi dà la propria vita per l’altro».

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