Colpo di scena dopo le voci

Sorpresa: l’uomo non ha lasciato l’azienda ai suoi dipendenti

Sorpresa: l’uomo non ha lasciato l’azienda ai suoi dipendenti
05 Dicembre 2014 ore 08:00

Il lavoro non è solo una questione di sopravvivenza, una prestazione di servizi necessaria per ottenerne in cambio uno stipendio. È anche una questione di vita, quella vera, di relazioni costruite per gettare fondamenta su cui edificare il risultato delle proprie idee. Il lavoro non è soltanto una questione di profitto, essendone questo una conseguenza, seppur essenziale. È soprattutto uno spazio: a ognuno devono essere forniti i mezzi per poter aprirlo, per potersi muovere e fare. Come si diceva una volta, per potersi esprimere. Questa è la storia di un uomo che ha saputo lavorare non per i numeri del bilancio, ma per sé e per chi ha collaborato insieme a lui.

Leonardo Martini ha concluso pochi giorni fa, a 72 anni, la parabola della sua vita. Il rito funebre, laico, si è svolto in un capannone dell’azienda, per esplicita volontà degli operai. Alla cerimonia hanno partecipato centinaia di persone. Non c’era nessun sacerdote a celebrarla, poiché Martini non ha voluto essere congedato dal mondo con una celebrazione religiosa. I suoi compagni e amici lo hanno ricordato a turno, rievocando momenti passati insieme, aneddoti e storie che costituiscono l’ultimo filo che li lega all’imprenditore. Alla fine, tutti hanno brindato attorno al feretro. 

Nel 1967 aveva fondato un’impresa, la Dioma srl, specializzata nella produzione di materiale plastico per le automobili. Negli ultimi anni ha rafforzato il settore delle esportazioni, soprattutto verso la Germania. Chi lo ha conosciuto, lo descrive come una persona creativa, che non si accontentava di produrre e basta: forse, voleva anche un po’ divertirsi. L’azienda è cresciuta ed è riuscita a rimanere in piedi, nonostante le crisi economiche (sì, al plurale) e nonostante la mania della delocalizzazione d’impresa. L’imprenditore, come tutti i buoni imprenditori, aveva molto cara la sua azienda e non voleva che dopo la sua morte finisse nelle mani di estranei. Così, ha deciso che la cosa migliore da fare fosse mantenere la Dioma in famiglia. Si pensava e si sosteneva che volesse lasciarla in eredità ai 25 operai e ai due dirigenti che aveva lavorato alle sue dipendenze. La compagna di Martini, Franca Furlan, aveva dichiarato a «Il Giornale di Vicenza» che «voleva che gli operai si sentissero parte dell’azienda e sentissero la responsabilità». Aveva ricordato che è sempre stato dalla loro parte e che più volte aveva espresso riluttanza, all’idea che la società fosse venduta a terzi. Tuttavia, il quotidiano La Stampa ha riportato nelle ultime ore una smentita. Giovedì si è aperto il testamento e si è scoperto che la volontà di Martini era un’altra.

L’azienda è infatti stata lasciata a Cristina De Rosso, il braccio destro di Martini, che quindi sarà unica proprietaria e amministratrice delegata. I dipendenti hanno reagito con serenità alla notizia, sostenendo che continueranno a lavorare come hanno sempre fatto. In una nota si legge: «Siamo stati informati delle volontà testamentarie ieri. Condividiamo la volontà, con la signora Cristina De Rosso, di far proseguire l’attività di Dioma con il supporto di tutti i colleghi che da molti anni sono presenti in azienda e rappresentano il capitale umano e le competenze della società. Siamo uniti a Cristina con l’auspicio per tutti noi di un buon lavoro, certi che l’impegno di tutti permetta di proseguire ciò che il signor Leonardo aveva creato». Il portavoce dell’azienda, Manillo Clavenna, ha aggiunto: «Siamo una famiglia. Lavoriamo qui quasi tutti da una vita. Dioma è una società sana che vuole crescere e noi siamo un team che resterà una squadra unita». E in fondo, la buona notizia è proprio questa: il valore umano (e non il capitale) di un’impresa che funziona. 

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