«Amo stare al sole e guardare la gente»

Esce dal carcere dopo 44 anni «Quanto è bello essere libero»

Esce dal carcere dopo 44 anni «Quanto è bello essere libero»
27 Novembre 2015 ore 15:47

Otis Johnson è stato arrestato nel 1975 con l’accusa di avere tentato di uccidere un poliziotto. Aveva solo 25 anni. 44 anni dopo, Otis è uscito di prigione, ma nel frattempo il mondo che conosceva è cambiato radicalmente. Quasi settantenne, fa fatica ad abituarsi alle nuove tecnologie, ai nuovi comportamenti, ai nuovi cibi. In un certo senso, tutto è nuovo, per lui. Ora abita a New York, è solo, ma ama osservare le persone. Al Jazeera English lo ha seguito per una giornata intera e ha realizzato un’intervista. Nelle sue parole si intrecciano solitudini, nostalgie, curiosità. Ma c’è anche il desiderio di riappropriarsi di un’esistenza normale. Sono le parole di chi torna nella società, dopo una pausa durata quasi mezzo secolo.

 

 

Otis Johnson ha un’espressione mite. Guarda con un misto di sorpresa e incredulità verso le vetrine di un negozio, a Times Square. Sorride come se trovasse assurdo quello che vede: «Sulle finestre? Non c’era niente così, prima. Vedevi il riflesso delle persone, non dei video. Sono stato fermo qui per un bel po’ di tempo, per guardare questa pazza confusione». Johnson scuote un po’ la testa. Crazy stuff , «roba pazzesca», è un’espressione che usa molto spesso.

«Mi chiamo Otis Johnson, sono entrato in prigione quando avevo 25 anni. Sono andato in prigione per avere tentato di uccidere un poliziotto. La prigione mi ha influenzato molto. Il mio rientro nel mondo è stato un po’ difficile all’inizio, perché le cose sono cambiate. Sono sceso a Times Square e ho osservato l’atmosfera. Ho guardato quello che succedeva e sembrava che la maggior parte delle persone parlasse con se stessa. Allora ho guardato più vicino e sembrava che avessero delle cose nelle orecchie. Non so, quelle cose del telefono? Iphone li chiamano, o qualcosa del genere? E ho pensato che tutti fossero diventati della CIA o agenti o qualcosa del genere. Perché è l’unica cosa a cui ho potuto pensare. Qualcuno camminava con i fili nelle orecchie. Questo è quello che avevano quando ero fuori, negli anni Sessanta e Settanta [si riferisce probabilmente agli agenti CIA, ndr]. E  qualche persona non guarda nemmeno dove va. Quindi sto cercando di capire come ci riescono, a controllarsi mentre camminano e parlano al telefono, senza neanche guardare la strada. È straordinario».

 

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«Mi ricordo di questo [un telefono pubblico], quando ero appena uscito. Stavo cercando di fare una chiamata. Poi ho visto quello, che funziona con un dollaro. Costava 25 centesimi, prima. Quando ho girato per le strade ho scoperto che non lo usano».

«Sono abituato a stare da solo. Ma mi piacciono molto gli autobus, perché vedi varie cose e entri in contatto con meno persone. Sai, ti scontri con la gente quando sei sulla metropolitana, perché il treno è affollato. Il bus non è così pieno. Anche se è affollato, c’è abbastanza spazio per parlare con qualcuno o ascoltare quello che succede alle altre famiglie».

«Essere nella società dà una bella sensazione. Una sensazione molto bella, sai? Diversa dall’essere in prigione. Puoi andare fuori solo in determinati momenti. Quindi mi piace stare al sole e anche osservare le persone. È bello. È bello essere libero».

 

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«Nel 1998 circa ho perso contatto con la mia famiglia. Fuori dalla prigione sono quasi sempre solo. Non ho un certificato di nascita. Non ho una famiglia, una fidanzata, sorelle, fratelli. Non posso parlare con nessuno di quelli che avevo, anni fa. Mi dispiace davvero tanto, perché mi manca molto la mia famiglia. Ricordo che avevo due nipoti ed erano gemelle. Ricordo che ogni volta che andavo a trovarle mi correvano incontro e una si metteva dietro di me e si nascondeva. E l’altra cercava la sorella. Allora mi spostavo un po’, così una gemella poteva vedere l’altra e quella che si nascondeva diceva : “Mi hai beccato!” Me lo ricordo ancora. Mi piacevano molto i bambini ed è uno dei buoni ricordi che ho».

«Mangio cose diverse ora, perché guardo questi alimenti strani che hanno e così li provo, ogni tanto. Faccio cene divertenti. Ci sono tante bevande colorate, come le chiamate? Il gator-qualcosa. Rosa, blu, tutti questi colori differenti, così ho cominciato a bere quelli, ogni tanto. Solo perché sembrano divertenti. Ci sono così tante cose che puoi mangiare. È una scelta difficile scegliere il cibo che vuoi veramente. Ad esempio, il burro d’arachidi. C’è la gelatina dentro e non ho mai visto una cosa del genere, prima. Di certo non c’era in prigione. Burro d’arachidi e gelatina nello stesso barattolo? Era molto strano. E questo? [Prende un barattolo dallo scaffale di un supermercato] Anni Sessanta. Skippy’s è ancora in giro. Quando non ho niente da fare, magari intorno alle sei di sera, finché fuori fa bel tempo, esco e vado al parco. Solo per meditare. Devo lasciare le cose come sono, perché legarmi alla rabbia fermerebbe la mia crescita e il mio sviluppo. Molte persone dicono che la società mi deve qualcosa, nonostante quello che ho commesso in passato. Io non la penso così. La società non mi deve niente. Tutto accade per una ragione, io credo. Così lascio andare le cose come vanno e mi occupo del futuro, anziché occuparmi del passato. Cerco di non andare indietro, cerco di andare avanti. In questo modo sopravvivo nella società».

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