Il lato oscuro del web

Fabio, un vero mago del bitcoin Riciclava denaro digitale sporco

Fabio, un vero mago del bitcoin Riciclava denaro digitale sporco
12 Maggio 2017 ore 05:30

«Lavava i soldi sporchi» delle attività illegali che si annidano nel «Dark web» e per questo è stato denunciato per riciclaggio ed esercizio abusivo di attività finanziaria. Online è conosciuto come «Ghibly», ma all’anagrafe è il 38enne caravaggino Fabio Legrenzi finito nei guai a causa della «professione» di mediatore e cambiamonete del web, un lavoro che si era costruito da sé diventando un esperto di bitcoin, la moneta virtuale che, partita in sordina nel 2009, è ora molto utilizzata su Internet. Nell’ultimo anno «Ghibly» aveva mediato transazioni per 800mila euro (addirittura 100mila euro in un colpo solo), un dato che ha insospettito gli agenti della Squadra mobile di Lecco che da mesi stavano portando avanti una vasta operazione per sgominare il traffico illecito di droga nel «Dark web».

Un fenomeno inquietante, sommerso, quasi incontrollabile, che avvicina tremendamente i nostri ragazzi al mondo della droga, delle armi, del riciclaggio di denaro. L’inchiesta condotta dalla Questura di Lecco, infatti, ha smantellato nei giorni scorsi una rete di criminalità che si annidava tra le pieghe più profonde del web. Il «deep web», anzi. Così si chiama il complesso labirinto di siti schermati da protocolli particolari, dimore virtuali di soggetti anonimi, dati completamente criptati, mail e nomi fasulli. Soggetti, insomma, che agiscono sostanzialmente da soli, cui è difficilissimo dare un’identità reale e quindi rivolgere capi d’accusa. Le indagini della Questura di Lecco, in particolar modo con il responsabile della sezione antidroga, Alessandro Gallo, e il comandante della Mobile, Marco Cadeddu, hanno permesso di incastrare cinque di questi «soggetti ombra». Tre italiani, un albanese e un sudamericano, età comprese tra i 30 e i 55 anni, con residenze a Pisa e Forlì.

 

 

Le accuse sono quelle di traffico internazionale di stupefacenti e riciclaggio, nonostante l’azione sotto copertura nel web degli agenti lecchesi abbia svelato un universo che riguarda anche carte di credito clonate e, soprattutto, armi. «Uno squarcio nel velo di queste aree nascoste del web» ha ribadito il questore, Filippo Guglielmino. Inquietante la ricostruzione di Gallo e Cadeddu: «Quello che abbiamo trovato è un’Amazon dell’illegale. Ci siamo limitati alla droga, ma c’è molto altro. Funzionava così: ordinativi e pagamenti avvengono online. La consegna, invece, via posta». Già, ma come funzionavano i pagamenti? La moneta usata è quella dei bitcoin, portafogli virtuali legati ad algoritmi specifici. Di per sé non sono illegali. Lo diventano se non c’è autorizzazione e tracciabilità.

Ed è qui che s’inserisce la figura di Legrenzi. Era lui, secondo gli inquirenti a cambiare il denaro reale in bitcoin «lavando», di fatto, i soldi sporchi provenienti dallo spaccio e dallo smerci illegale di armi, tenendo per sé la commissione dell’1 percento. Le indagini nella Bergamasca sono state seguite dal pm Giancarlo Mancusi e hanno portato al recupero di 99mila euro depositati su alcune carte di Legrenzi e altri 72mila euro virtuali, tutti sequestrati. Da parte sua il 38enne ha spiegato di essersi limitato a cambiare la valuta senza essere informato né della provenienza del denaro né della finalità per cui veniva utilizzato. Gli agenti della Mobile di Lecco hanno sequestrato diversi chili di droga sintetica e centinaia di migliaia di euro.

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