La Dea, il dono ultrà e i dinosauri

22 Luglio 2014 ore 11:25

Si chiama Don Alberto Ferrari, semplicemente Don. Da vent’anni fa il parroco di Moglia (Mantova), il comune lombardo più colpito dal terremoto che il 20 e il 29 maggio 2012 è stato un disastro per le province di Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia, Bologna e Rovigo: 27 morti (22 nei crolli, 3 per infarto o malore, 2 per le ferite riportate), centinaia di fabbriche distrutte, un colpo spaventoso per la vita di milioni di persone.

Al Don, gli ultrà dell’Atalanta hanno donato 20 mila euro per aiutarlo nella ricostruzione e lui li ha subito distribuiti alla sua gente («I giovani, i ragazzi e le ragazze hanno forza e coraggio. Gli adulti sembrano quasi piegati dalle avversità e dall’assenza della cosa pubblica che, certo, sinora non ci ha aiutato come avremmo sperato»).

L’anno scorso, alla Festa della Dea, il Don mi aveva colpito per i gesti e per le parole. Salito sul palco insieme con i suoi parrocchiani per ringraziare i tifosi che l’applaudivano come se fosse Percassi o Colantuono o Bonaventura o Denis, questo parroco di stampo antico, in corpo una fede che smuove le montagne, aveva usato espressioni toccanti. Giuste. Era andato dritto al cuore della gente. «Voi siete il bello della vita. Ammiro il vostro entusiasmo, la vostra passione, la vostra generosità, la vostra capacità di provare sentimento per la vostra squadra come per il vostro prossimo, quella che ha il vostro Bocia. Siete un segno di Dio e della sua bontà».

Poi, scena mai vista in un contesto del genere, il Don aveva portato il microfono ancora più vicino alla bocca per dire forte e chiaro: «E, adesso, diciamo insieme l’Ave Maria». Bocia in testa (dopo un iniziale moto di stupore), diecimila uomini, donne, bambini, giovani, vecchi, ultrà e non ultrà recitarono l’Ave Maria, prima che il Don li benedisse tutti.Il Don l’ha rifatto anche quest’anno e, quell’Ave Maria sulla spianata dell’Orio Center è diventata ormai il suo biglietto di congedo, dopo un altro intervento impastato di fede, di speranza e di carità che ha commosso la gente dell’Atalanta.

La Festa della Dea è anche questo.

Bisognerebbe che, almeno una volta, ci venissero i dinosauri asserragliati nel Palazzo del calcio e della politica. Quelli che sparano un sacco di facezie sugli ultrà e sul mondo ultrà senza conoscerlo. Quelli che hanno inventato i tornelli, la tessera del tifoso, l’articolo 9 e tutto l’armamentario di norme inutili e repressive, incapaci come sono di imporre il rispetto delle leggi già esistenti.

Bisognerebbero che, almeno una volta, questi dinosauri parlassero con don Alberto Ferrari, parroco di Moglia (Mantova), il comune più lombardo più colpito dal terremoto del 2012 di cui lo Stato si è dimenticato. I ragazzi della Curva Nord no.

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