Figc, tutti contro tutti

09 Luglio 2014 ore 11:18

In principio c’è stato l’Uruguay. Era il 24 giugno e a Recife, Brasile, Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio dava le dimissioni a ruota di Cesare Prandelli. L’Italia era stata appena buttata ignominiosamente fuori dal mondiale e la bufera cominciava. Se va bene, finisce l’11 agosto, ma non è detto. Perché, quando si tocca il fondo, c’è sempre qualcuno che inizia a scavare.

Dato il disastro sportivo, in un Paese normale il successore di Abete sarebbe stato subito eletto e, a sua volta, avrebbe nominato il nuovo ct, visto che il 4 settembre a Bari si giocherà l’amichevole con l’Olanda e il 9 settembre, a Oslo, la Norvegia ospiterà l’Italia nella prima eliminatoria per l’Europeo 2016. Ma il nostro non è un Paese normale e il calcio è lo specchio fedele della politica. Così, il 30 giugno, il gran consiglio riunito in veduta straordinaria, ha deciso di non decidere. Forte di uno statuto che concede 90 giorni di tempo per eleggere il nuovo presidente, si è aggiornato all’11 agosto tanto, chissenefrega della Nazionale. Prima bisogna contare le tessere, chi sta con chi e chi sta contro chi, mentre il Coni è costretto a guardare almeno sino quella data e, solo se non si uscirà dalla palude, Malagò nominerà un commissario. Nell’attesa, gli schieramenti sono questi.

Le percentuali.

In Consiglio Federale, i voti sono così distribuiti: 34% Lega Dilettanti, 20% calciatori, 17% Lega Pro, 12 % Lega A, 10% Allenatori, 5% Lega B, 2% Arbitri. Sorvoliamo sul fatto che il futuro della federazione 4 volte campione del mondo, 1 volta campione d’Europa e olimpica, nonché della settima azienda del Paese possa esser deciso dalla sua componente dilettantistica e di Terza Serie perché sennò le budella, si torcono ulteriormente.

Dinosauri.

Carlo Tavecchio, 71 anni, presidente dei Dilettanti dal ’99. Non ha ancora rotto gli indugi ufficialmente, ma si candiderà e sarà sostenuto da Mario Macalli, 77 anni, presidente della Lega Pro, ex serie C, dal ’97. Il terzo uomo è Claudio Lotito, 57 anni presidente della Lazio nonché primo sponsor di Maurizio Beretta, presidente della Lega di A, insieme con Adriano Galliani, 69 anni, vicepresidente e amministratore delegato del Milan. La loro alleanza ha fatto fuori Juve, Inter, Fiorentina, Roma e i loro alleati dalla stanza dei bottoni del consorzio che si spartisce 1 miliardo di euro all’anno di diritti tv. Allo stato attuale, Tavecchio può contare sui voti dei suoi, di una parte della Lega di Macalli (l’altra progetta di ribaltarlo), presumibilmente degli arbitri e di una parte della A (Milan, Lazio, Torino, Genoa, Udinese, Parma, Palermo, Chievo). L’Inter è in dubbio,  Atalanta e Samp sono alla finestra.

Antidinosauri.

La prima a chiamare a raccolta è stata Barbara Berlusconi, vicepresidente e amministratrice delegata del Milan, acerrima rivale di Galliani (un giorno o l’altro qualcuno, cioè Silvio Berlusconi dovrà dire da che parte stia, visto che il Diavolo a due teste, da lui escogitato nel dicembre scorso, non funziona e, giustamente, Barbara non vede l’ora di comandare da sola). La giovane e determinata signora, 30 anni il 30 luglio, lo stesso giorno in cui Galliani ne compie 70, è entrata in tackle scivolato:  «Meno tessere e più idee, sento discorsi da vecchi congressi dc, ci vuole la generazione di manager quarantenni che cambi davvero il calcio italiano. Basta con le stesse facce». Andrea Agnelli, 38 anni, ha usato il bazooka delle parole per demolire la candidatura Tavecchio, definita “non autorevole”, soprattutto se rapportata a grandi ex calciatori che potrebbero fare bene il presidente della Figc (Albertini, Vialli, Costacurta sono stati alcuni dei nomi lanciati da Agnelli). Macalli ha risposto in maniera durissima (“Agnelli e la Fiat hanno spolpato l’Italia”), senza spiegare cosa c’entri la Fiat con la Figc. Gli antidinosauri possono contare sul sostegno dell’Associazione Calciatori, di metà Lega A con la Roma di Pallotta e il Napoli di De Laurentiis in prima fila, della Lega B.

Albertini tracheggia.

Dimissionario prima di Abete, l’ex milanista, 43 anni, in un primo tempo si è chiamato fuori, adesso si guarda intorno e aspetta segnali dal fronte antidinosauri. Mao diceva: grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente. Mao non sapeva che cosa fosse la Figc.

 

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