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Un friulano taciturno e pragmatico

Le foto di Reja a Zingonia E le sue imprese fin qui

Le foto di Reja a Zingonia E le sue imprese fin qui
Personaggi 04 Marzo 2015 ore 06:10

Edy Reja, il nuovo allenatore dell’Atalanta, ha diretto questo pomeriggio il primo allenamento assieme alla squadra, dopo essere arrivato alle 11 a Zingonia. Al centro sportivo, oltre al presidente Percassi e al direttore generale Pierpaolo Marino, presenti anche un centinaio di tifosi. 

Arriva da Gorizia ed è specializzato in imprese il nuovo tecnico che ha il compito di salvare la Dea. Edoardo Reja, per tutti Edy, fa parte della categoria di allenatori friulani taciturni, pragmatici ma estremamente caparbi e con le idee chiare, alla quale appartengono nomi come Enzo Bearzot, Dino Zoff e Fabio Capello. Nato nel 1945 quando i fuochi del secondo conflitto mondiale non si erano ancora placati, Reja inizia la sua carriera da centrocampista alla SPAL di Ferrara nel 1963, per poi concluderla nel 1977 a Benevento, dopo essere passato da Palermo ed Alessandria. Nel 1979 prende avvio la sua avventura sulle panchine da Molinella, società della zona di Bologna, storia che, per quello che è l’allenatore più anziano di tutta la serie A, oggi si arricchisce di un nuovo tassello in nerazzurro.

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Specialista in promozioni. Reja si fa le ossa nelle serie di minori, assaggiando per la prima volta la cadetteria nella stagione 1989-90 quando, da allenatore della Primavera, subentra a Pescara ad Ilario Castagner. Nella squadra del delfino mette la prima pietra che farà di lui un grande conoscitore della serie B nostrana, diventando in breve tempo un vero e proprio “esperto di promozioni”. La prima salita in serie A la ottiene a Brescia quando domina la stagione, organizzando un centrocampo intorno ai piedi buoni di Baronio e Doni ed alla corsa dei gemelli Filippini. L’intuizione geniale del tecnico friulano è quella di dar fiducia ad un ragazzino con i piedi buoni che con lui collezionerà le prime “vere” 17 presenze tra i professionisti: Andrea Pirlo. La seconda promozione avviene invece in quel di Vicenza nel 1999-2000: sull’asse Zauli-Comandini i biancorossi vincono la serie B, primeggiando su avversari ben più quotati. E dato che non c’è due senza tre ecco nel 2003-2004 la promozione con il Cagliari: un attacco stellare composto da Suazo, Esposito, Langella, Bianchi e trascinato dall’esperienza e l’eleganza di Zola, riporta il club isolano nella massima serie dopo quattro stagioni di “purgatorio”.

Primo regista al “Cinema Napoli”. Nel 2005 accetta la sfida del neopreseidente Aurelio De Laurentiis, da un anno proprietario del Napoli Soccer, iscritto alla serie C italiana. Reja, eredita la squadra da Gianpiero Ventura, costruendo il team attorno alla grinta di capitan Montervino, al cuore del Pampa Sosa e ad i gol di Emanuele Calaiò. Il primo anno arriva subito la promozione in serie B, seguita inaspettatamente dalla promozione in serie A l’anno seguente, durante la stagione delle tre “grandi” in cadetteria: Genoa, Napoli e Juventus.

 

 

I regali di Marino. Pierpaolo Marino, direttore sportivo della squadra campana, regala a Reja tanti buoni giocatori per la massima serie, come Zalayeta, Cannavaro, Blasi e Gargano, ai quali aggiunge due grandi campioni: l’argentino Ezequiel Lavezzi, prelevato dal San Lorenzo, e il giovanissimo slovacco Marek Hamsik, acquistato dal Brescia. L’allenatore friulano si dimostra un maestro nel dare immediatamente una chiara impronta alla sua squadra che sforna buon calcio, ottenendo un piazzamento UEFA, e fa impazzire il San Paolo quando cadono Juventus, Inter e Milan.

«Se non alleni a Roma, non puoi dire di essere allenatore». Nel 2010 Reja viene chiamato a Roma, sponda Lazio, dal vulcanico Lotito per sostituire Davide Ballardini e portare la squadra alla salvezza. La gestione dell’allenatore di Gorizia si apre con una vittoria a Parma, con una rete dell’attuale atalantino Stendardo, e il traguardo della permanenza in serie A viene raggiunto alla penultima giornata vincendo a Livorno. Le successive due stagioni vedono la Lazio di Reja assestarsi nelle prime posizioni, ottenendo un 5° e un 4° posto che le permettono per due anni consecutivi di qualificarsi per l’Europa League. È la Lazio di capitan Ledesma, del dinamico Mauri, del funambolico Hernanes e soprattutto del bomber glaciale Miro Klose. Reja è bravissimo a gestire i suoi giocatori, ma soffre parecchio la piazza e Lotito.

Le dimissioni respinte. Nel 2011-12, dopo una sconfitta subita contro il Genoa, l’allenatore rassegna le dimissioni per il clima di sfiducia che regna attorno alla squadra, che vengono respinte dal presidente. Stessa dinamica nella stagione successiva quando una Lazio in salute incappa in due brutti stop contro Atletico Madrid e Palermo, Reja “gioca” nuovamente la carta delle dimissioni, stavolta per dissidi con Lotito e Tare per il mercato invernale appena concluso. Il presidente minaccia di passare per vie legali e, dopo un chiarimento, si decide di continuare fino al termine dell’annata. L’ultima esperienza in biancoceleste per Reja è dello scorso anno quando venne chiamato per sostituire Petkovic da gennaio: buoni risultati alternati a brutte figure non hanno permesso alla Lazio di qualificarsi per l’Europa.

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