Giovanni Nesi, pianista “mondiale”

08 Dicembre 2015 ore 03:45

Non ancora trentenne, Giovanni Nesi spicca per essere senza dubbio uno dei pianisti più degni di nota del panorama concertistico italiano. Per l’etichetta Heritage è infatti appena uscito un cd dedicato al compositore toscano dei primi del settecento Domenico Zipoli: si tratta di suites e partiture per clavicembalo eseguite per la prima volta in assoluto alla tastiera di un pianoforte moderno. Una sfida interessante e nuova che lancia Nesi verso i mercati internazionali e lo pone all’attenzione dei musicofili e dei maggiori teatri del mondo. Una scommessa ormai vinta, alla cui base sta tanta serietà, impegno costante e la versatilità di chi ama mettersi in gioco scoprendo e facendo scoprire la bellezza di mondi inesplorati.

“Eppure è stato tutto frutto del caso ed è cominciato come un gioco – racconta Giovanni in una fredda giornata di questo periodo mentre assieme beviamo un caffè -. Ad iniziarmi alla passione per la musica a soli undici anni è stata una mia vicina di casa parente di Roberto Gabbiani, il famoso direttore del coro di Santa Cecilia e della Scala. Il mio primo contatto è stato con il violino, ma presto ho capito che lo strumento adatto a me e che avrei studiato con entusiasmo era il pianoforte, così mi sono iscritto alla Scuola di Musica Verdi di Prato”.

E poi?

“Mi è stato scoperto un orecchio assoluto, vale a dire la capacità di riconoscere con esattezza i suoni: croce e delizia dei miei insegnanti perché andavo benissimo ma al contempo sentivo tutto il fastidio di dover leggere la partitura. Posso dire che questo è stato lo scoglio iniziale più arduo da superare. Ho lottato e ce l’ho fatta. Tuttavia la vera svolta la debbo a un incontro speciale”.

Quale?

“Quello con la celebre pianista Maria Tipo con cui è subito nato un rapporto intenso e  importante dopo aver proposto una mia audizione a Fiesole dall’esito felice. Questo sodalizio che dura anche adesso si è rafforzato e consolidato anche grazie alla conoscenza di Andrea Lucchesini. Da quel momento sono iniziate le mie prime, vere esperienze prima al Mozarteum di Salisburgo e poi a Madrid, in Austria e in Inghilterra. Adesso suono in molte parti del mondo e la lista si allunga molto. L’anno prossimo conto di debuttare in Sud America e a Belgrado, posti dove ancora non sono mai stato”.

Quali sono le città dell’America Latina che intendi toccare?

“Dovrebbero essere otto. Tra queste certamente Montevideo, Buenos Aires, Rio de Janeiro e Città del Messico”.

Parliamo di Zipoli?

“Questo ultimo lavoro è il terzo disco pubblicato, mentre c’è in uscita un dvd in montaggio a Salisburgo dove hanno tempi lunghissimi prima di andare in produzione. Zipoli è un pratese come me contemporaneo di Bach: un missionario mandato prima in Spagna e poi in Argentina dove ancora è famoso per le sue sonate d’organo e clavicembalo. La sua musica mi ha affascinato e mi sono lasciato attrarre dalla bizzarra idea di poter eseguire gli spartiti che sono riuscito a trovare al piano. Pare che l’esperimento di trasporre in chiave “moderna” i brani di questo maestro del passato sia riuscito piuttosto bene”.

So che a questo progetto musicale se ne affianca un altro per così dire letterario…

“Sì, mi è venuta l’idea di allestire un vero e proprio spettacolo in cui le note del concerto riescono a fondersi con le parole e i testi di Gregorio Moppi, giornalista e musicologo. Insomma abbiamo dato vita a un concerto raccontato”.

Quali sono gli autori che ti stanno più a cuore?

“Certamente Shubert e Debussy, capaci di appagare la mia anima romantica e un po’ sognante. Spero davvero che il prossimo 2016 possa essere dedicato almeno in parte a questi due giganti della musica”.

 

Zipoli

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