Grazie a te Marino, come dici? «Un giorno tornerò all’Atalanta»

06 Agosto 2015 ore 09:30

C’è un tempo per tutto, dicono. E oggi, Pierpaolo Marino ha deciso fosse scaduto il suo tempo all’Atalanta. Quattro anni straordinari, unici, già consegnati alla storia della società. Lo si capisce dal tenore del comunicato che la società ha pubblicato sul proprio sito, annunciando la risoluzione consensuale del contratto. Un testo ispirato personalmente dal presidente, grondante stima e gratitudine nei confronti del sessantenne signore irpino: “Antonio Percassi e tutta la famiglia Atalanta, nel ribadire i sentimenti di grande stima ed amicizia nei confronti di Pierpaolo Marino, che resteranno intatti per sempre, lo ringraziano per il fondamentale lavoro svolto in oltre quattro stagioni sportive di eccellenti risultati”. 

Non c’è una parola fuori posto. Le parole rispecchiano ciò che Percassi pensa di Marino, così come le dichiarazioni rilasciate da quest’ultimo, per spiegare le ragioni del congedo, sono state signorili e giuste.

Perché Marino ha lasciato l’Atalanta? Perché i nuovi equilibri interni in area mercato, creati un anno fa dall’arrivo di Sartori, evidentemente l’hanno indotto a considerare chiuso il suo ciclo a Bergamo. Dov’era arrivato quando la giustizia sportiva aveva appioppato al club la zavorra del -6 e da dove parte soltanto dopo avere firmato la quarta salvezza consecutiva, avendo scelto proprio lui, Reja, l’uomo che la salvezza ha reso possibile.

Il quadriennio di Marino è stato strepitoso in termini di risultati, di bilancio, di riorganizzazione societaria, di sintonia con Antonio Percassi e con Luca Percassi, con Spagnolo e con Zamagna, di collaborazione totale con Colantuono; di rapporto schietto e positivo con i tifosi. Marino non se li è mai arruffianati: con loro ha stabilito un dialogo diretto che è sempre stato particolarmente apprezzato e Dio solo sa quanto la gente dell’Atalanta sappia vedere e giudicare. Soprattutto chi, per l’Atalanta, ci mette la faccia e Marino l’ha sempre fatto. Magari anche rifiutando di andare all’Inter o alla Fiorentina o in Federazione, come avrebbe potuto fare in questi anni, trattandosi di uno fra i migliori dirigenti del nostro calcio.

Ci conosciamo da una vita e, quando l’ho chiamato per salutarlo, prima della conferenza-stampa, ha subito anticipato ciò che avrebbe detto. Insistendo su un tasto: «Tu non hai idea della gratitudine che mi lega ai Percassi. Le parole che hanno voluto riservarmi sono state toccanti. Allo stesso modo, vorrei abbracciare a uno a uno tutti i tifosi. Le emozioni che mi hanno dato ogni volta che sono andato alla festa della Dea sono indimenticabili. Ma tornerò a Bergamo…». In che senso? «Nel senso che io sono già tornato due volte dove ho lavorato. È successo ad Avellino e a Napoli…».

Preso in parola, Pierpaolo.

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